RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
sen* = Novità

 RIFORMARE L'UNIVERSITÀ2


BAR



Il giornale "La Stampa" di Torino è uno dei quotidiani che hanno trattato in maniera più equilibrata la questione delle proteste di professori, tecnici e studenti per l'università, appoggiati da politici, giornali e sindacalisti interessati al mantenimento dello statu quo o a combattere comunque le iniziative del Governo (se non si vince dentro le urne, si deve vincere in piazza. E' già successo nel 2001 e si ripete puntualmente oggi). L'edizione di ieri, 1 novembre, ospita un interessante articolo di Michele Ainis, che illustra la situazione reale di gran parte delle nostre Università. La stampa

Ainis, docente all'università Roma 3, afferma che "... in base alla classifica della Shanghai Jiao Tong University la migliore università italiana è 146ª, perfino dietro quella delle Hawaii. Questa sciagurata condizione deprime gli entusiasmi, smorza l’energia di chi sgobba sui libri per costruirsi un futuro. Ma non dipende solo dal rubinetto della spesa. Anzi: la sua causa più profonda sta nella logica che pervade il sistema, dove il merito è diventato carta straccia, insieme al senso della legalità. Le prove? Truffe sui test d’ammissione negli atenei di Bari, Foggia, Chieti, Ancona, Catanzaro (settembre 2007). Lauree honoris causa concesse al signorotto locale per ingraziarsene i favori (95 soltanto nel 2007). Concorsi vinti da candidati con zero pubblicazioni accreditate (a Catania e a Parma nel 2001, a Bari nel 2002, a Reggio Calabria nel 2004, a Messina nel 2005, alla San Pio V di Roma nel 2006: Perotti, L’università truccata). 117 professori che a febbraio risultavano indagati presso le procure di varie città italiane, per favori impropri ai loro familiari. Mentre a maggio il Corriere della sera ha contato 24 magnifici rettori con famiglia nel medesimo ateneo".

L'articolo prosegue con un'acuta analisi critica del sistema dei finanziamenti, dei corsi gonfiati, della moltiplicazione delle sedi distaccate: "tutta l’università si è via via gonfiata come un panettone, dopo il 3+2 e le altre riforme varate dal 1997 in poi. C’erano allora 41 atenei; nel 2008 sono diventati 95, fra pubblici e privati. Ma se si contano anche le sedi distaccate (ce n’è una sotto ogni campanile, da Tempio Pausania con 5 studenti immatricolati a Petralia Sottana che ne ha 6), il totale fa 338. Da qui la proliferazione delle facoltà, sicché ne abbiamo aperte per esempio 14 di Veterinaria, più di quante ne sommino tutte insieme Francia, Germania, Austria, Belgio, Grecia e Danimarca. Da qui, e soprattutto, la moltiplicazione dei corsi di laurea: 5.517 nel 2007, quando erano 2.444 nel 2000. Insomma sprechi, gigantismo, inefficienza, parcellizzazione dei saperi (gli iperspecialisti che sanno tutto su niente, e perciò niente su tutto), lassismo etico, mortificazione delle competenze, sia sul versante dei docenti che su quello dei discenti: all’università serve una cura da cavallo". Osserva Ainis, credo a titolo provocatorio,che più che un'ulteriore pacchetto di leggi, che sono già troppe, occorrerebbe piuttosto l'eliminazione del valore legale del titolo di studio e del valore legale della cattedra. "Mai più cattedre a vita, mai più lo stipendio a fine mese per chi non se lo suda. I più tengono cattedra nel medesimo ateneo in cui si sono laureati; l’età media dei professori è fra le più elevate al mondo, con il 42% di ultracinquantenni e il 22,5% di ultrasessantenni (Sylos Labini e Zapperi, Lo tsunami dell’università italiana)." Alberto Bisin su La Stampa del 31 ottobre afferma: "Davvero le amministrazioni universitarie non hanno alcuna colpa della lievitazione dei costi del sistema? Qualcuno ha sentito i rettori minacciare le dimissioni per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che le nuove regole per i concorsi inducano a promozioni in massa (dal 1999 al 2006 il numero di professori ordinari è cresciuto del 54 per cento)? E sul fatto che nuovi atenei sorgono come funghi nelle sedi più improbabili? E sulla proliferazione di inutili corsi di laurea? Qualcuno ha sentito i rettori minacciare le dimissioni per richiedere finanziamenti basati sulla qualità dei loro atenei? Nel 2007 la quota percentuale dei finanziamenti assegnata sulla base dei «risultati» era del 2,2 per cento; il 97,8 per cento distribuito invece sulla base della spesa storica, cioè favorendo chi ha speso di più, e non meglio, in passato".

Il Corriere della Sera e Il Giornale del 2 novembre forniscono infine ulteriori argomenti in merito agli sprechi e ai buchi delle Università, in particolare Siena, Firenze e Napoli l'orientale, ai cosiddetti privilegi dei baroni e ai concorsi.

 Cfr. in proposito: il corriere, conti in rosso, milanesi



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