SICUREZZA NELLE CITTÀ

Da "Repubblica"
del 10 maggio 2007.
Relazione
del Viminale: città più sicure col poliziotto di
quartiere
Nella classifica dei centri che hanno beneficiato del "bobby" Milano ha -10,3 % di reati, Rimini il 39
Un
reato su tre commesso da immigrati
L´età
media degli agenti da 28,8 anni a 35 in un decennio. Preoccupano le
minacce a
politici locali. I reati che più suscitano allarme
quotidiano, come scippi e
rapine, sono anche i meno puniti.
ROMA - Fra chi
commette un reato, uno su tre è straniero.
Pur essendo solo il 4 per cento della popolazione residente (gli
sbarchi di
clandestini negli ultimi 12 mesi sono diminuiti del 4 %), gli immigrati
hanno
rappresentato il 33,41 per cento del totale delle persone denunciate
nel 2005,
il 36,5% nei primi 9 mesi del 2006. Il dato emerge dall´
«indagine conoscitiva
sulla sicurezza in Italia» presentata dal ministro
dell´Interno alla
commissione affari costituzionali della Camera. Sicurezza che -
lamentano gli
autori del rapporto - deve far fronte tagli di fondi della spesa
corrente fatti
negli ultimi anni, come quello del 36,7% delle spese telefoniche.
«In molte aree del Paese - osserva lo studio - il principale
elemento di
preoccupazione degli italiani sembra essere costituito dalla presenza
di
extracomunitari che spesso produce una sensazione di
"assedio"». Ma
dal Nord al Sud calano nelle grandi città i reati cosiddetti
«predatori» -
furti, scippi, borseggi e rapine - grazie al bobby made in Italy, il
poliziotto
e il carabiniere di quartiere. A Milano (teatro, il 26 marzo, della
marcia per
la «sicurezza» organizzata dal sindaco Letizia
Moratti), nel biennio 2004-2005,
c´è stata una riduzione di furti, scippi, borseggi
e rapine del 10,3 per cento,
a Palermo del 15,8%, a Roma dell´ 8 per cento. Ma
è a Rimini che il bobby ha avuto
il maggior successo, avendo ottenuto la sua presenza una riduzione di
reati di
quasi il 40%. Il rapporto, che denuncia l´invecchiamento
degli agenti delle
forze dell´ordine impegnati in ruoli operativi
(l´età media è passata da 28 a
35 anni), distingue fra «delittuosità»
(l´andamento complessivo dei reati in
Italia, in leggera flessione), e «sensazione di insicurezza
generalizzata», la
percezione, cioè, che la gente ha di essere vittima di un
reato, in aumento in
molte parti d´Italia. Oltre all´effetto
«straniero» - osserva lo studio del
ministro dell´Interno - «sulla sensazione di
insicurezza generalizzata incidono
reati come i furti in appartamento, gli scippi, le rapine, le
aggressioni, le
violenze sessuali e lo spaccio di droga». Secondo le
statistiche ministeriali,
il furto resta «l´attività criminosa
maggioritaria» (dal 52,86% degli eventi
del 2005 al 53,07% del 2006), seguito da «danneggiamenti e
incendi dolosi»
(12,66% nel 2005 e 13,78% nel 2006). Ebbene, stando all´
«indice di
produttività dell´azione anticrimine»
(il rapporto fra reati commessi e reati
scoperti), le paure della gente sarebbero in certa misura giustificate.
Se,
infatti, l´attività delle forze di polizia risulta
efficace per quanto riguarda
reati come la ricettazione (83% degli autori individuati), gli omicidi
(59%),
l´usura (68%), le estorsioni (58%) e le violenze sessuali
(57%), si può quasi
dire che i cittadini siano del tutto privi di tutela per quanto
riguarda quei
reati predatori che maggiormente li impauriscono. Poco meno del 5 %
cento dei
furti (il crimine, come s´è visto, più
diffuso)viene scoperto, 95 scippi su 100
e più del 60 % delle rapine in abitazione restano impuniti.
Solo il 18 % per
cento di chi commette truffe e frodi informatiche è
smascherato, e appena il 7%
dei responsabili di danneggiamenti e incendi è denunciato. A
commentare luci e
ombre dello stato della sicurezza in Italia è intervenuto il
titolare del
Viminale, Giuliano Amato, secondo cui «questo tema
è cruciale nell´azione di
governo». «Ma i risultati che sono stati ottenuti -
ha ammesso il ministro
dell´Interno - sono ancora "parziali"».
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