RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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VIA ANELLI: FINE AL DEGRADO?

anelli


La situazione del complesso edilizio “Serenissima” di via Anelli di Padova, nato quasi vent'anni or sono per dare ospitalità agli studenti che si trasferivano nella nostra Università, è nel tempo degenerata per colpa di speculazioni private e per il disinteresse quasi generale. Negli ultimi anni il degrado è aumentato tanto da far definire via Anelli il Bronx del Nord-est, teatro di tensioni sociali provocate dalla notevole concentrazione di cittadini extracomunitari.

Finalmente, dalla fine del 2003, è stata programmata una soluzione non soltanto “poliziesca” ma sociale, di bonifica, recupero, e ristrutturazione dell’area, d'intesa fra Comune (era allora governato da una giunta di centrodestra), Regione e ATER. Tale operazione, con modalità diverse da quelle programmate dalla precedente, è stata avviata nel 2005 dalla successiva amministrazione. A seguito dell’emissione di un'ordinanza sindacale d'inagibilità e d'insalubrità delle palazzine, il Comune di Padova ha curato il trasferimento degli abitanti presso alloggi di edilizia pubblica residenziale ubicati in varie zone della città, per evitare il riprodursi dell'effetto ghetto. In tal modo sono state finora interamente liberate cinque delle sei palazzine costituenti il fatiscente complesso edilizio. L’operazione ha visto impegnate le forze dell’ordine che, con trentasei interventi mirati in un anno, hanno ribadito la ferma intenzione delle istituzioni di arrivare alla bonifica dell'area.

Nel quadro della lotta allo spaccio della droga, su richiesta degli abitanti delle zone vicine, l’Amministrazione comunale ha costruito, nel 2006, una barriera di separazione fra Via Anelli e Via de’ Besi, definita dai mass media il “muro di Padova”, che è stato oggetto di polemiche e di contestazioni. Le istituzioni sono fermamente decise a eliminare ogni centro d’aggregazione che favorisca operazioni di spaccio e traffico di stupefacenti.

La vicenda di Via Anelli è stata oggetto di trasmissioni televisive (Anno zero, Otto e mezzo), che non hanno mancato di suscitare commenti polemici anche da parte di quegli stessi personaggi che erano stati protagonisti della “drammatizzazione” del problema. In queste trasmissioni si è fatto riferimento a scontri di civiltà e di religione: Padova è stata dipinta in modo molto parziale e strumentale come città razzista e xenofoba, e sono stati completamente dimenticati gli sforzi di istituzioni, forze dell’ordine e associazioni che stanno cercando di favorire la bonifica della zona e l’integrazione.

Alcuni esponenti di spicco della città hanno reagito, evidenziando quanto di positivo è stato fatto, senza sottacere però le responsabilità di chi ha permesso che la situazione arrivasse a questo punto di degrado. La scossa venuta da tali trasmissioni è stata in parte salutare perché molti hanno sostenuto, sia pure con diversi distinguo, la necessità di arrivare a una soluzione concordata tra le parti, anche politiche, in causa.

Umberto Curi, sul “Corriere del Veneto” del 4 aprile, ha sottolineato che nel filmato “Stato di paura” proiettato nel corso della trasmissione Otto e mezzo di Giuliano Ferrara si è documentata la situazione del Bronx patavino ricorrendo ad immagini forti, a ricostruzioni ad effetto, piuttosto che seguire una linea di ragionamento che servisse a far capire meglio quella complessa situazione. E a tal fine non hanno certo contribuito le dichiarazioni in studio dei partecipanti al dibattito, alcuni dei quali disinformati o solo parzialmente informati della situazione reale.

Voglio rivendicare il grande lavoro svolto dalle istituzioni statali, in particolare dalle Forze di polizia, dai Vigili del fuoco, che hanno sempre sorvegliato la zona e hanno consentito con la loro attività lo svolgimento delle operazioni di trasferimento.

Lo sforzo rilevante fin qui compiuto sarà destinato però a non produrre i frutti sperati se non si arriverà al completamento della riqualificazione dell’area, perché anche quando sarà sgomberata l’ultima palazzina non cesserà la presenza di spacciatori, trafficanti e clienti (non dimentichiamo questi ultimi, senza le cui richieste non esisterebbero spaccio e prostituzione) se non si renderà quella zona inappetibile o inaccessibile a coloro che ne hanno fatto il centro della spaccio di sostanze stupefacenti.

Il primo, importantissimo passo si è compiuto il 16 luglio 2007, a quasi un anno dalla c.d. battaglia di Via Anelli e dalla costruzione del muro: l'ultima palazzina è stata sgomberata e sarà dato inizio all'isolamento dell'area e in seguito alla bonifica. Speriamo che tutte le forze politiche e sociali responsabili si uniscano per favorire questa soluzione in tempi rapidi. A loro certo non mancherà, come sempre, il sostegno del prefetto e delle forze della sicurezza!


Paolo Padoin (Prefetto di Padova)





 

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