RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
sen* = Novità

AQUIS


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Con ricercata eco latineggiante è stata battezzata Aquis, sigla di Associazione per la qualità delle università italiane statali. Ha visto ufficialmente la luce ieri, 15 marzo 2008, a Bologna, sede del più antico degli atenei della penisola. E’ il pool nazionale delle università d’élite: le «migliori» come esse stesse rivendicano, le «prime della classe» come le hanno polemicamente soprannominate le altre. Sono gli atenei che nei giorni scorsi, uscendo clamorosamente allo scoperto, hanno rivolto un pubblico appello a tutti i candidati premier alle elezioni del 13 aprile, sollecitandoli a promuovere, con il prossimo governo qualunque sia, una nuova politica di finanziamento delle università. Che investa di più, in formazione e ricerca scientifica, differenziando i fondi in senso «meritocratico», cioè in base alle effettive performance di «produttività» delle singole sedi, e premiando la virtuosità dei bilanci. Sono 12 gli atenei già formalmente aderenti ad Aquis: Politecnico delle Marche, Bologna, Calabria, Ferrara, Milano-Bicocca, Politecnico di Milano, Modena e Reggio Emilia, Padova, Roma Tor Vergata, Politecnico di Torino, Trento e Verona. Altri 7 hanno i requisiti e sono stati invitati a partecipare all’associazione: Chieti, Lecce, Milano Statale, Perugia, Roma Tre, Torino e Salerno. I rettori delle «magnifiche 12», hanno rilanciato la proposta di ripartire da quel «Patto per l’Università», promosso da Romano Prodi, poi arenatosi in Parlamento, che ha fra i suoi obiettivi principali appunto l’assegnazione delle risorse statali in maniera mirata, e non più a pioggia, istituendo meccanismi che premino gli Atenei «virtuosi», cioè quelli che utilizzano più proficuamente i fondi ricevuti, risparmiando sulle spese superflue e investendo in sviluppo. Per le Università la riforma della governance passa attraverso un quadro di regole nazionali meglio strutturato. Quanto all’attribuzione dei finanziamenti, nessuna tentazione “frazionistica” da parte nostra, - hanno affermato i partecipanti - ma è ora di riconoscere la realtà della “geografia variabile” che caratterizza il sistema nostrano degli Atenei. E’ iniquo che per il 2007 nel Fondo di finanziamento ordinario di 7 miliardi di euro appena 50 milioni siano stati riservati alla distribuzione delle risorse secondo i criteri produttivi “premiali” stabiliti dal Comitato nazionale di valutazione».

Non è una vera e propria secessione dalla CRUI, come hanno fatto rilevare i partecipanti, però si tratta sicuramente di una netta presa di distanza dal populismo imperante nella conferenza dei Rettori.

    



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