RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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Babyboomers egoisti e inconcludenti 


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Dal Sole 24 Ore del 28 febbraio 2010 Babyboomers: i nodi al pettine di un'intera epoca di Alberto Mingardi

 Per David Willetts, i babyboomers (i nati fra il 1945 e il 1965) hanno vissuto solo per l'oggi. Per questo lasciano un sistema previdenziale allo sfascio, e in generale una società dove per i giovani è difficile farsi strada. Il fenomeno dei "bamboccioni" è assieme la conseguenza dell'incapacità di interpretare in modo forte il ruolo genitoriale, del ritrovarsi spaesati dalla parte dell'autorità, e di condizioni economiche oggettive. E le ombre più lunghe sui prossimi anni sono gettate dalla situazione in cui versa il sistema educativo. Non è un problema solo nostro: un bambino su tre, in Inghilterra, pensa che il bacon venga dalle pecore. Un sistema scolastico solido, ha ricordato Francis Beckett sul New Statesman, è stato il grande vantaggio della generazione nata dopo la guerra. Ha fatto la differenza, permettendo a chiunque di ritarare le proprie ambizioni. I figli non hanno più fatto il mestiere dei padri. Il futuro era un'autostrada. Proprio l'egualitarismo arrabbiato di quella stessa generazione, però, l'ha indebolito e azzoppato. Questo dibattito così strettamente "generazionale" si è aperto in Gran Bretagna grazie al libro di Willets (un baby boomer), "The Pinch: How the Baby Boomers Stole Their Children's Future". Si tratta di un saggio controverso, che mette assieme cose diverse, dinamiche sociali e scelte politiche, configurandosi come un vero e proprio processo a una generazione. L'accusa può essere riassunta così: i baby boomers hanno svuotato le istituzioni sociali, facendo lievitare quelle pubbliche. Dal Welfare State hanno preso più di quanto abbiano dato. Il risultato è un presente di debito e un futuro di tasse per chi viene dopo. I baby boomers sono una delle poche generazioni della storia che sia riuscita a tenere il passo delle sue ambizioni. I nodi, coi baby boomers, vengono al pettine quando ci si sposta dal privato verso il pubblico. Questa generazione straordinaria col proprio, è stata straordinariamente disastrosa con l'altrui. Oggi, in stridente contrasto coi nostri padri e coi nostri nonni, noi siamo sostanzialmente convinti che erediteremo un mondo peggiore. I baby boomers hanno spolpato la mela a gran velocità, ignorando le conseguenze? Sicuramente non hanno saputo proiettare la loro creatività sulla pubblica scena. Hanno ignorato, o finto d'ignorare, che la libertà dei singoli, quella che ne ha colorato la vita nel privato e nell'impresa, ha bisogno di presidi politici saldi. L'orizzonte delle loro idee, non su come vanno fatti i telefonini: ma su come dev'essere organizzata la società, si è fermato nel tempo, alla loro giovinezza. I pochi leader che hanno prodotto, Tony Blair per esempio, si sono consumati nell'abiura di ciò che erano stati. Gettate al vento, per amor di carriera, le ambizioni rivoluzionarie dei vent'anni, si sono lasciati permeare dal pragmatismo. Non hanno cambiato idea. Hanno rifiutato le idee. Il grande periodo di prosperità alle nostre spalle si è aperto nel segno di due figure, probabilmente gli ultimi veri leader che il nostro pezzo di mondo abbia avuto, che venivano dalla generazione prima. Margaret Thatcher è nata nel 1925, Ronald Reagan nel 1911. Sono loro che con caparbietà e dedizione e fatica hanno liberato le energie vive del nostro mondo. Quello che viene dopo, non è un pensiero. La sinistra post-thatcheriana fa pace col mercato per pura convenienza. La destra post-thatcheriana è magmatica, inconcludente. La generazione dei baby boomers è quella con cui franano le classi dirigenti, ovunque in Occidente. Figure appannate come John Mayor, o George Bush. Leader di cartone come Barack Obama. Le menti migliori non sono al governo, e se mai lo fossero state l'impresa se le sarebbe portate via. Lo diceva Reagan. Ma forse a mancare non sono stati i neuroni. E' mancata la cultura della responsabilità. E' mancato il coraggio della libertà. E' mancata la voglia di inventarsi una visione del mondo. In questo, una generazione straordinariamente creativa si è rivelata misera e inconcludente. Ha gonfiato lo Stato e sgonfiato la società, ma senza un progetto. Era facile la cosa più facile da fare, e tanto bastava.

 
I guasti del nefasto ’68 permangono ancora, soprattutto in Italia: noi (anch'io sono un babyboomer) siamo stati l’ultima generazione per la quale i figli hanno avuto la possibilità di una promozione sociale rispetto ai loro genitori. Il ’68 ha invece generato il dogma dell’egualitarismo, del disprezzo per l’autorità, della promozione della libertà ad ogni costo. Non sono state fatte le riforme necessarie e le conseguenze negative di questo scellerato periodo ricadono sui nostri figli, i cosiddetti bamboccioni, e i nostri nipoti, ai quali abbiamo riservato un avvenire precario, senza certezze di lavoro, di previdenza e di assistenza sufficiente per tutti.

 
         Paolo Padoin

 
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