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L'ULTIMO ATTO DI LULA

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L'ormai ex presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, ha deciso, venerdi 31 dicembre, ultimo giorno del suo mandato, di non concedere l'estradizione all'ex-militante dei PAC, gruppo d'estrema sinistra, Cesare Battisti, condannato in Italia per diversi omicidi e incarcerato in Brasile dal 2007, dopo essere fuggito dalla Francia con la benevola comprensione della première dame Carla. Le polemiche subito sorte in Italia hanno in un primo tempo condotto diverse parti politiche a reclamare l'estradizione, poi è prevalsa la logica di politica interna e le posizioni si sono differenziate. Il Presidente Napolitano, che si è sempre pronunciato in favore delle vittime del terrorismo, ha rilevato che c'è stata in tutti questi anni anche una carenza di informazione da parte del nostro mondo culturale e politico nei confronti di Stati quali la Francia e il Brasile, che non hanno mai ben compreso la situazione dell'Italia nel periodo degli anni di piombo. Osservo a tal proposito che la cultura italiana, ampiamente sbilanciata a sinistra e spesso schierata su posizioni molto comprensive nei confronti dei compagni che sbagliano, e i partiti di sinistra, che continuano a strizzare l'occhiolino a movimenti che ancora sognano farneticanti rivoluzioni, non hanno sicuramente fatto niente per far comprendere da quale parte stesse la ragione. Non sono neppure scesi in campo per difendere il buon nome e l'eccellente operato di quella magistratura che ha avuto un ruolo essenziale nella lotta al terrorismo, e che è stata accusata all'estero di aver emesso sentenze per lo meno dubbie. cfr La Stampa

In Francia si plaude ancor oggi alla "sagesse du président Lula", così come in passato si è sempre difesa fino all'eccesso la dottrina Mitterrand, che ha consentito a quasi tutti i terroristi assassini di restare liberi in quel Paese, senza espiare le loro colpe. Ci informa Le Monde che l'avvocato dell'ex-militante dei PAC ha approvato "la très belle décision" del Presidente Lula. La decisione è "juste, parce qu'on ne pouvait pas laisser enfermer quelqu'un pendant trente ans sans qu'il ait jamais pu s'expliquer devant ses juges". E' stata molto apprezzata in Francia dai compari della gauche radical chic l'attività della scrittrice Fred Vargas, che si è battuta per la libertà di Battisti e ha lodato l'eccezionale saggezza di Lula, che non ha ceduto all' “extravagante propagande médiatique qui fut menée depuis presque sept ans dans les médias français, italiens puis brésiliens". Non poteva mancare il plauso di una delle principali icone culturali della sinistra francese, Bernard-Henri Lévy. "C'est la décision d'un homme qui a pris le temps de se plonger dans le dossier, de vérifier ses nombreuses irrégularités et de prendre la mesure de sa dimension exagérément passionnelle".

Per fortuna la magistratura brasiliana, non collegata alla sinistra, ha trattenuto in carcere un criminale comune condannato a più ergastoli, e si riserva di vagliare la situazione sulla base di indicazioni diverse da quelle, più politiche che giuridiche, seguite da Lula. Speriamo che una buona volta anche l'opinione pubblica italiana si sollevi a lungo, seguendo la giusta indignazione dei parenti delle vittime, e che anche l'Europa faccia sentire la sua voce, fino ad ora assente, a conferma dell'inutilità della sua esistenza in determinate e purtroppo frequenti occasioni.

Ricordo infine che dal 1981 la sconcia solidarietà della sinistra radical chic in Francia e adesso in Brasile ha negato l'estradizione di un pluriomicida condannato a tre ergastoli dalla magistratura italiana. 

Paolo Padoin


 

 


                          




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