RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
sen* = Novità

PARMA, BERGAMO E MILANO

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La Stampa del 17 gennaio 2013, come tanti altri giornali, evidenzia alcuni particolari dell’inchiesta penale svolta dalla Magistratura di Parma che ha portato alla condanna di Sindaco e Giunta di centrodestra. In particolare si fa riferimento ai rapporti fra l’allora maggioranza in Comune e il gruppo dirigente nazionale del Popolo della Libertà. L’allora amministrazione comunale si preoccupava di avere interlocutori locali affidabili, in particolare il prefetto, il questore e, successivamente, quando fu chiara la necessità del commissariamento, anche il commissario straordinario, che viene nominato dal prefetto, su indicazione del Ministero. Si legge negli atti giudiziari che il fedele Luigi Giuseppe Villani spedisce un sms al sindaco Vignali: «Bisogna cat stag atenti al nov prefet can vena miga un spacabali». Insomma, bisogna-evitare che il nuovo prefetto che verrà sia un rompipalle. Il sindaco una settimana dopo comunica all’amico che il ministro dell`Interno, Roberto Maroni lo aveva chiamato per avere una «segnalazione» di un nome di un possibile prefetto a Parma. Scrive il gip Maria Cristina Sarli nella sua ordinanza di custodia cautelare: «Come emerso dalle indagini, Vignali cercava di sfruttare la sua carica istituzionale per tessere una serie di rapporti con politici nazionali utili per varie finalità. Ciò si evince dal ricorso diretto a cariche istituzionali di spessore, ovvero i rapporti diretti con il ministro Maroni in occasione delle varie nomine del prefetto, questore, commissario straordinario».

Infatti, dopo l’abbandono di Pietro Vignali, il 20 ottobre 2011 Anna Maria Cancellieri è stata nominata commissario, su indicazione del Ministero, dal prefetto di Parma, anch’egli oggetto di intercettazioni nell’inchiesta. La metodologia seguita per la designazione e la nomina del commissario sarà stata senz'altro impeccabile, indipendentemente da quanto emerso dalle intercettazioni. Comunque, dopo soli due mesi, Anna Maria Cancellieri, ha lasciato l'incarico in municipio per diventare ministro dell'Interno, sostituita da Mario Ciclosi.

A proposito delle nomine e delle politiche ministeriali per l’invio dei prefetti nelle varie sedi, dopo l’obbrobrioso e fulmineo pensionamento di alcuni prefetti all’inizio del 2012, è successo di tutto. La destinazione di un prefetto in una sede del Nord è stata duramente contestata da un numero rilevante di Sindaci della provincia interessata, tanto che il Ministero ha deciso di accogliere immediatamente la richiesta “spontanea” dell’interessato di essere destinato ad altro incarico per evidenti motivi di opportunità. Non era mai successo in precedenza. Diversi prefetti sono attualmente oggetto d’inchieste penali per illeciti molto gravi e qualcuno addirittura è stato intercettato mentre al telefono sbeffeggiava i terremotati dell'Aquila, che avrebbe invece dovuto soccorrere. Che vergogna! Appalti ministeriali, conclusi anche con aziende per le quali alcuni giornali hanno insinuato un possibile conflitto d’interessi del Ministro, sono stati annullati dal Consiglio di Stato. Infine si è raggiunto il massimo dell’eccentricità con la nomina di un prefetto titolare contemporaneamente di due sedi, peraltro non secondarie, come Milano e Bergamo. Finora questa particolarità, la titolarità  di uffici "a scavalco", era stata prerogativa dei segretari comunali che  gestivano diversi piccoli comuni. Il prefetto prescelto, che ha iniziato la carriera alla prefettura di Milano dove prestava la sua opera la Cancellieri, sarà in servizio per altri sette mesi, quando raggiungerà il massimo dei contributi e 67 anni d’età. E’ anche questo un fulgido esempio di una tendenza diffusa nel nostro Paese, secondo la quale si ha sempre un occhio di riguardo per chi fa parte di una determinata cerchia, tendenza che non è stata certo eliminata nella fase attuale nella quale il Ministro tecnico ha, come naturale, una sua squadra, e non ha contrastato l'attività delle varie cordate che gestiscono il potere centrale.


                                                                       Paolo Padoin
 

 


                          




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