RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
sen* = Novità

ANCORA LE NUOVE BR

GRM


Era a Padova il «cervello» delle Nuove Brigate Rosse. È quanto risulta nelle motivazioni della sentenza depositata dalla prima Corte d’assise di Milano che, il 13 giugno scorso, ha inflitto 107 anni di carcere a 14 imputati, tra cui otto padovani, accusati di aver organizzato una banda armata per sovvertire l’ordine democratico. I giudici di Milano attribuiscono alle nuove Brigate rosse una potenzialità eversiva enorme. «Avrebbero potuto comporre una formazione politica volta al rovesciamento, anche in forma armata, del governo del Paese», scrivono i togati della prima corte d’Assise di Milano nelle motivazioni della sentenza. I neo-brigatisti, arrestati dalla Digos il 12 febbraio del 2007 mentre progettavano attentati, secondo i giudici non si limitavano a coltivare «fini eversivi». «Le azioni armate che il gruppo si proponeva - è scritto ancora nelle motivazioni - erano destinate a incidere, per la loro valenza simbolica, sul dibattito politico in corso in svariati ambiti, sia di carattere particolare, quali la politica del lavoro, sia in ambiti più generali, quali il sistema economico più complessivo». Tutti i condannati non hanno «mostrato alcuna resipiscenza» e sono «assolutamente convinti di essere nel giusto» e di «avere diritto a usare le armi». Questa vicenda, collegata ai centri sociali padovani, dovrebbe far riflettere anche chi appoggia ancora soggetti o gruppi che sognano farneticanti rivoluzioni o chi protegge personaggi come Cesare Battisti.

Un esempio raro di fermezza è venuto da Torino, dove l’azione esemplare di magistratura e Forze dell’ordine in occasione dei fatti del cosiddetto g8 dell’Università ha condotto all’incriminazione di alcuni esponenti no global che, nel corso della manifestazione, come ha sottolineato il Tribunale del riesame, hanno adottato una “strategia militaresca”, accentuata dalla “dotazione di vere armi improprie, in particolare gli estintori (uno dei quali scagliato contro la visiera di un poliziotto che ha riportato la frattura del setto nasale), pietre, cubi di porfido e bastoni”. Un quadro che “dà la misura del tasso di aggressività delle operazioni concordate - di cui nessuno degli indagati poteva non essere al corrente o comunque non aver accettato al momento della partecipazione - e sfociate in un vero e proprio corpo a corpo , fortunatamente scevro da peggiori conseguenze, essenzialmente grazie all'estrema professionalità dimostrata dal personale di polizia e alla sua condotta esemplare”. Tengo anch’io a sottolineare l’eccellente azione di magistratura e Forze dell’ordine che in quest’azione di tutela della legalità troveranno sempre il sostegno del loro prefetto, così come è già accaduto a Pisa e Padova.

Paolo Padoin

 

 


                          




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