RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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UNIVERSITÀ BILANCI E LEGALITÀ

Le difficoltà finanziarie degli enti pubblici, i vincoli che l'Europa ci ha posto e ci pone per rimanere nel contesto comunitario hanno da qualche anno evidenziato la necessità di una corretta amministrazione e di una sana gestione dei bilanci.

Questo principio vale naturalmente non solo per lo stato e per gli enti territoriali (comuni, province e regioni) ma anche per quelle istituzioni che godono di ampia autonomia e sono parimenti tenute al rigore nella tenuta dei conti, ad esempio le università. Nel panorama nazionale esistono, come in tutti i settori, enti virtuosi e enti meno virtuosi, e la stampa nazionale e locale ne ha fornito recentemente numerosi esempi.



RETFI
Rettorato dell'Università di Firenze


LETTERA APERTA DI DUE PROFESSORI SUI CONTI IN ROSSO DELL’UNIVERSITÀ DI FIRENZE: DA “L’UNITÀ” E “IL GIORNALE DELLA TOSCANA” DEL 17.5.2007.

L’Unità, cronaca toscana, e il Giornale della Toscana del 17 maggio ricordano che a suonare l'allarme sono due docenti del dipartimento di diritto pubblico: la lettera indirizzata al rettore porta la firma dei professori Antonio Brancasi e Carlo Marzuoli, ordinari di diritto amministativo, che manifestano a Marinelli «l'esigenza di un'analisi plausibile» sulla situazione finanziaria dell'ateneo fiorentino. Il passivo nel bilancio dell'università ammonterebbe a circa 60 milioni di euro: secondo l'analisi del rettore, spiegano Brancasi e Marzuoli, la crisi sarebbe esclusivamente imputabile all'impossibilità di aumentare le tasse di iscrizione e al mancato adeguamento dei finanziamenti statali. Le politiche d'ateneo, insomma, non c'entrerebbero nulla.
Ma se le due voci citate da Marinelli sono indubbiamente rilevanti, i professori sono perplessi: perché «la gran parte delle università non si trova in una situazione così grave, nonostante le cause richiamate siano comuni.»? In più, scrivono, nella relazione al rendiconto «sono forniti dati contraddittori» sul personale; nel mirino anche «politiche finanziarie non proprio ispirate a criteri di oculatezza». Risulta infatti, ad esempio, che nel 2005 è stato concesso all’azienda agricola Montepaldi (società di cui l’Università è socio unico) un versamento in conto capitale di 2 milioni, di cui 1,2 destinati alla trasformazione turistica delle strutture aziendali.
Dubbi pure sui rimedi indicati da Marinelli: se nel 2006 le previsioni per entrate da dismissioni immobiliari ammontavano a 45 milioni e l'incasso si è fermato a 589mila euro, come è possibile prevedere«di realizzare nel 2007» entrate per 88 milioni? E «quali prospettive vi sono di realizzare nel 2007» i  45 milioni della vendita alla Regione di Villa La Quiete, se l'accordo non prevede «né prezzo né data entro cui perfezionare la compravendita»? Mentre tagli di bilancio e blocco del turnover, concludono Brancasi e Marzuoli, non risolveranno il problema.
Anche i Verdi Toscani parlano di «forte preoccupazione per la gestione dell'ateneo, l'aumento delle tasse e la mancanza di reali garanzie sulla qualità dei servizi». «A quel che dicono gli studenti l’ateneo fiorentino sembra il più indebitato d’Italia, con un trend di crescita del deficit decisamente preoccupante, da 32 milioni di passivo del bilancio 2005 a 62 milioni del bilancio 2006, con l’aggravante di uno sforamento del limite di legge (20%) degli introiti che possono derivare dalle tasse applicate agli studenti».
Il Rettore ha subito replicato ai Verdi sostenendo che  “Non è pensabile che esponenti di una forza politica si esprimano su argomenti pubblici sulla base del sentito dire, senza una necessaria quanto doverosa documentazione. Se l’avessero acquisita avrebbero individuato il giusto destinatario delle loro considerazioni: la politica governativa di questi ultimi anni.” (Il Giornale cit.).

Non è dato invece sapere il contenuto della risposta del rettore ai due colleghi, ma "La Repubblica", cronaca di Firenze del  12 giugno 2007 riporta le dichiarazioni  dei  due professori che, evidentemente insoddisfatti, hanno scritto una seconda lettera a Marinelli per chiedere un confronto pubblico. «Ci dici che ora che l´università è oggetto di tante critiche c´è bisogno di un atteggiamento solidale e i temi su cui ti abbiamo interpellato sono stati oggetto di delibere dei competenti organi, che l´azione di governo non può essere valutata senza considerare la situazione dell´ateneo negli anni 90...permettici di osservare che questo non è pertinente rispetto agli interrogativi che avevamo posto. Riversare l´intera responsabilità sullo Stato, non è il modo più adatto per chiedere gli ingenti finanziamenti che tu stesso ritieni indispensabili per l´ateneo fiorentino».

In un articolo apparso sul "Mondo" di venerdì  29 giugno dal titolo "Le Università con il buco", Fabio Sottocornola ribadisce l'esistenza di molti buchi nei bilanci di alcuni atenei, citando in particolare Firenze,  Genova e Siena. Ricorda anche che il CUN, in un documento inviato al Ministro il 12 giugno, ha ipotizzato la possibilità di "ricorrere a consulenti di nomina ministeriale di provata professionalità a mandato vincolato" per quegli atenei che utilizzano più del 90% del Ffo per pagare gli stipendi, stabilendo così una sorta di commissariamento per le Università sull'orlo del baratro finanziario.

mnd

Per chi volesse leggere l'intero articolo si riportano gli estremi del sito dell'università di Pisa, accessibile a tutti, ove è stato interamente riprodotto:
http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2007/
06/29SIA5170.PDF


A quando un chiarimento trasparente sui conti disastrati dell'ateneo fiorentino e degli altri che versano in analoghe condizioni?

UN SITO UNIVERSITARIO SENESE HA POI EVIDENZIATO ALTRE SITUAZIONI CRITICHE:

Il senso della misura

Per una Nuova Università a Siena e non solo

domenica 3 giugno 2007

Tra buchi e voragini di bilancio, dovuti al malaffare e all’inadeguatezza dei vertici, muore l’Università italiana nell’indifferenza dei docenti

genPartiamo dall’Università di Genova: 3000 dipendenti, 400 milioni di euro di budget, 40 mila studenti ed un buco di 15 milioni di euro, dovuto ad appalti edilizi e consulenze professionali assegnate senza la necessaria copertura finanziaria. Il Consiglio di Amministrazione dell’ateneo genovese, all’unanimità, ha incaricato il rettore di segnalare il fatto alla Corte dei Conti «per gli eventuali provvedimenti di competenza».
Confrontiamola con l’Università di Siena: 2350 dipendenti, 366 milioni di euro di budget, meno della metà degli studenti di Genova ed una voragine di 33 milioni di euro nel bilancio consuntivo 2005, dovuta in gran parte a provvedimenti adottati, senza la necessaria copertura finanziaria, dalla precedente amministrazione Tosi (rettore per 12 anni e presidente della Crui per 4). Attendiamo ancora una risposta della comunità accademica senese.
Ma la attendiamo soprattutto dal sottosegretario al MiUR Modica (già rettore dell’ateneo pisano e già presidente della Crui) che dichiarò che avrebbe proposto “che le università con forti dissesti, di vario genere, possano essere commissariate».

Cfr. link http://www.ilsensodellamisura.com

Considerazioni simili sono ospitate dal sito http://www.scienzemedicolegali.it/riflessioni.html  ,
che si riferisce sempre alla stessa Università, mentre nel sito http://www.ateneopulito.it/pallone.htm  e http://www.ateneopulito.it/citati.htm sono esposte alcune ulteriori riflessioni sul SUM e sull'Università "inutile".


Rinnovo, anche da contribuente, il mio

COMMENTO INORRIDITO

Università di Genova in deficit di 15 milioni di euro, Siena 33 milioni, Firenze ancora di più, con l'aggiunta di Pisa nel complesso si supera il limite di due o tre manovre finanziarie. Ai bilanci in profondo rosso delle tre Università toscane è dedicato un intero articolo del Sole 24 ore del 5 giugno. Che cosa si aspetta a metter fine alle spese eccessive di tante istituzioni universitarie, soprattutto quelle (SUM di Firenze, IMT di Lucca) proliferate recentemente , anche a tutela degli atenei virtuosi, come quello di Padova? Qualche Rettore, invece di fare autocritica e cercare la via del risanamento, continua a mettere sotto accusa il Ministero! I comuni in gravi difficoltà finanziarie vengono commissariati! Fino a quando sarà possibile spendere i fondi pubblici senza alcuna responsabilità, per un malinteso senso dell'autonomia? Se pensiamo che siamo stati costretti a limitare spese ad es. per Forze dell'ordine e Vigili del Fuoco, appare evidente quanto sia urgente eliminare questa grave anomalia.

   Paolo Padoin (Prefetto di Padova)


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