RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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MORALISTI E LEGALITÀ


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La Repubblica, cronaca di Torino, dopo aver perseguitato per tre giorni il prefetto inducendolo a rilasciare un’intervista sul tema dei rifugiati, ha ospitato per qualche tempo dichiarazioni di politici e moralisti vari che hanno fatto a gara per delegittimare il rappresentante dello Stato, dipingendolo quasi come il simbolo della tutela dell’illegalità, (o meglio: della legalità meramente formale), contrapposto ai ragazzi dei centri sociali, che invece avrebbero come loro principio ispiratore il rispetto della legge "sostanziale". La questione riguarda un gruppo di rifugiati che, dopo aver fruito dell’ospitalità di Torino e di altre città, sono stati attirati in Corso Peschiera dalla prospettiva di una sistemazione in un alloggio occupato, in modo illegale, dai locali esponenti dei centri sociali. Queste persone non sono arrivate direttamente dal Paese d’origine (nella stragrande maggioranza si tratta di somali), ma sono entrati in Italia da qualche tempo, hanno già fruito altrove dell’assistenza e dell’ospitalità da parte delle Autorità statali e locali italiane, hanno già il permesso di soggiorno rilasciato nella quasi totalità da Questure di altre province e la residenza in altri comuni italiani, con tanto di carta d'identità. Comune e azienda sanitaria hanno fornito loro l'assistenza medica, ed hanno reperito ed offerto una sistemazione a chi (donne e bambini in fasce) necessita dell'assistenza vitale più elementare. Le istituzioni inoltre stanno esaminando la possibilità di ulteriori interventi di assistenza, che secondo alcuni avrebbero dovuto passare necessariamente attraverso la mediazione (e la conseguente legittimazione) dei ragazzi dei centri sociali. Nei confronti del prefetto, peraltro sempre disponibile a parlare con i rifugiati e con chiunque potesse fornire un aiuto, eccezion fatta per coloro che fanno dell’illegalità una prassi frequente, è scattata subito la campagna politico-mediatica di condanna e messa all’indice. In particolare alcuni parlamentari e persino un autorevole giornalista, dopo aver preso le debite distanze dai centri sociali, dai quali sono stati minacciati in passato, ridicolizzano il prefetto, tacciato di oscurantismo, di ottusità, di formalismo legalitario, addirittura di esercitare un'attività politica che non gli compete (sul "non gli compete" sono d’accordo e infatti non faccio politica ma agisco per cercare di risolvere problemi), solo perché non accetta di trattare con i portavoce dei centri sociali occupanti. «Nessuno faccia politica sulla pelle di questa gente», è stato detto: «Soprattutto non lo faccia il prefetto trincerandosi dietro il rapporto con i centri sociali. A lui si chiede in primo luogo di fornire una lista ufficiale con dati precisi. Ma non lo facciano neppure i ragazzi del comitato». Secondo un altro mio autorevole censore sarei addirittura responsabile di perseverare nell’illegalità, non riconoscendo la collaborazione dei centri sociali,  cui la Prefettura dovrebbe riservare un canale preferenziale.Queste critiche sono state riportate con evidenza sui siti alternativi, quale prova d'accusa del comportamento “miope” del prefetto. Sarei stato insensibile e sordo ai suggerimenti e alle informazioni che su questi ragazzi mi potevano fornire la Digos e i servizi sociali del Comune, che invece, guarda caso, erano presenti insieme al Questore Faraoni e all’Assessore Borgione a tutte le riunioni svoltesi in Prefettura, e che non hanno certo disapprovato la linea seguita dal prefetto, ma hanno anzi collaborato alla sollecita realizzazione del censimento dei rifugiati, principale adempimento di competenza del prefetto, come richiesto dal Consiglio comunale e dai deputati anzidetti. È questo infatti il primo passo verso un possibile intervento umanitario nei confronti dei rifugiati, per realizzare il quale dovrebbero intervenire istituzioni diverse dalla prefettura, con le quali collaboreremo, come sempre. Nei siti internet della galassia alternativa sono accomunato all’Assessore comunale Borgione quale bersaglio dell'attacco che alcuni personaggi hanno organizzato per delegittimare le istituzioni, accusate di non aver neppure soccorso la piccola Naim che invece, dopo alcune offerte rifiutate dalla madre, è stata sistemata in luogo confacente. Questi personaggi continuano a considerarsi unici depositari della moralità, della verità e della tutela della legalità, impartendo lezioni in proposito a chiunque si trovi sulla loro strada. Voglio tranquillizzare questi signori. Anch’io ho conosciuto e conosco esponenti dei centri sociali. Quando ero Prefetto di Pisa, grazie all’azione incisiva di Polizia e magistratura, sono stati scoperti tra i componenti del Silvestre (centro sociale collegato alle C.O.R.), diversi fiancheggiatori e sostenitori di Nadia Desdemona Lioce e di Mario Galesi, i terroristi assassini del prof. Biagi e dell’eroico sovrintendente di Polizia Emanuele Petri. Ero prefetto di Padova quando, grazie all’azione di un p.m. eccezionale come Ilda Boccassini e all’eccellente attività investigativa della Digos, guidata dal Questore Marangoni, furono individuati i principali esponenti delle Nuove Br, che appartenevano anch'essi, guarda caso, al Centro popolare occupato Gramigna. Anche a Padova sono stato oggetto di critiche feroci, stavolta dalla sponda opposta, quella di destra, perché non avevo chiuso i centri sociali, critiche rientrate, ovviamente senza alcuna scusa, quando si è compreso che l'inchiesta in atto non permetteva alcun intervento preventivo delle autorità amministrative.

L’incontro con il Presidente e i Capigruppo del Consiglio comunale di Torino, svoltosi in un clima cordiale e costruttivo, mi ha permesso di fornire tutte le informazioni da loro richieste in merito al caso. Inoltre, insieme alle altre istituzioni, abbiamo approvato alcuni strumenti che ci consentano di offrire ai rifugiati la possibilità d'iscriversi alle liste di collocamento e di fruire di servizi sanitari e altri servizi pubblici. Occorre un  grande sforzo comune per risolvere un problema che è sì di natura umanitaria, ma che è stato causato scientemente dall'azione illegale dei centri sociali, in cerca di nuovi adepti per le loro  attività.

                        Paolo Padoin

                                                       




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