Molte Università, a partire dal '68,
hanno assunto un atteggiamento di accondiscendenza verso la contestazione, sia
per quieto vivere e per timore dei contestatori violenti (presenti un po'
dappertutto), sia per adesione ideologica allo spirito delle occupazioni di
gran parte dei professori, soprattutto nelle facoltà ad indirizzo umanistico
(Lettere e architettura a Firenze, ma non solo a Firenze, ne sono stati fin
dall’inizio esempi eclatanti).
Solo
in alcune sedi Rettori e Presidi hanno dimostrato coraggio, opponendosi, ad
esempio, alle occupazioni prolungate e concordando con prefetti e questori
l'intervento delle Forze dell'ordine, ove necessario. Nella mia esperienza di
prefetto mi è accaduto talvolta a Pisa e a Padova di decidere l'intervento dopo aver valutato con buon senso la situazion insieme al Rettore e al Prorettore, su loro esplicita richiesta.
Un
esempio recente di inaspettato, e perciò particolarmente degno di menzione,
coraggio accademico ci viene da Bologna. Gli studenti dell'Onda, appoggiati dai
centri sociali, come avviene ovunque, hanno occupato uno stabile universitario
(ribattezzato Bartleby), sgomberato dalla polizia anche su ordine del
magistrato. Dopo la nuova occupazione, la prorettrice agli studenti, prof.ssa
Paola Monari, ha non soltanto denunciato il fatto, chiedendo nuovamente
l'intervento della magistratura, ma ha notificato procedimenti disciplinari
agli studenti occupanti, che rischiano così ammonizioni, blocco della carriera
accademica, sospensioni da due mesi a un anno, divieto di dare esami e
frequentare le lezioni. L'Ateneo ha anche quantificato il danno economico,
derivante dall'occupazione dello stabile, in 230.000 € per un trimestre. E'
scattata subito non solo la protesta degli studenti interessati, ma anche la
dissociazione della Preside di Lettere, ma per fortuna la maggioranza del
Senato accademico è per la linea dura.
Speriamo
che questa tendenza si estenda a tutti quegli Atenei, che dovrebbero recuperare
la piena disponibilità di locali, occupati più o meno abusivamente.
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-06/090624/MPGUE.tif
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