RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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BRUNI E PETRELLA


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Ho più volte sottolineato la disdicevole tendenza perdonista emergente ancora nel nostro paese, e purtroppo, nella scia della posizione di molti esponenti dell'intellighentia francese, anche la première Dame, Carla Bruni, in un'intervista a Libération, ha voluto esprimere il suo punto di vista.

Riprendo alcuni brani di due articoli apparsi su Repubblica e su Il Giornale del 22 6 2008.

La domanda al cronista di Libération riguarda un argomento fra i più delicati: «Il diritto d' asilo deve essere rispettato per i rifugiati. Ma i terroristi sono dei rifugiati?». A rivolgerla al giornalista che la intervista, è la moglie del presidente francese Nicolas Sarkozy. Carla Bruni si riferisce alla condizione di Marina Petrella, 54 anni, ex terrorista delle Brigate Rosse condannata all' ergastolo per il processo Moroter, detenuta a Parigi, e per la quale nei giorni scorsi il premier François Fillon ha firmato l' estradizione in Italia. Secondo una perizia medica resa nota dalla figlia Elisa, la Petrella soffre di «depressione e tendenze suicide». La famiglia dell'ex terrorista delle Brigate rosse ha reagito favorevolmente a una frase «umanitaria» di Carla Bruni, che ha dichiarato a Libération: «Mi dicono che questa donna sia malata. Dunque deve essere curata come ogni persona umana e per questo la prigione non è il luogo ideale». Che ogni persona umana, detenuti compresi, abbia diritto a essere curata è un'affermazione di principio che nessuno contesta. Non è però una critica all'estradizione, decisa dalle competenti autorità francesi su richiesta di quelle italiane (gli avvocati dell'interessata cercano di guadagnare tempo approfittando di tutte le opportunità di ricordo a loro disposizione). Carla Bruni è molto abile nel cogliere in contropiede gli intervistatori di Libération e dichiarare: «Il diritto d'asilo dei rifugiati deve essere rispettato. Ma i terroristi possono essere considerati come rifugiati?». Questa argomentazione di Carla Bruni ha l'aria di un colpo duro per tutti coloro che speravano di poter arruolare la first-lady francese tra i difensori della causa dell'ex militante delle Br, Marina Petrella.

Naturalmente non si sono fatti attendere (giustamente) i commenti. Le parole della Bruni,  vengono accolte con rabbia dai parenti delle vittime del terrorismo. «Carla è bella, e fa belle canzoni - dice Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio -. Ma dovrebbe risparmiarci giudizi su certi argomenti. I terroristi rifugiati? Non mi risulta che abbiano combattuto una guerra civile, o subìto una persecuzione politica». L' amarezza di Andrea Casalegno, figlio di Carlo, è racchiusa in poche, ironiche parole: «Non intendo polemizzare con la first lady francese, occorre incrociare il ferro con i propri pari...». Roberto Della Rocca, vicepresidente dell' associazione vittime del terrorismo, rimanda a un «rapporto privato fra la Br e i familiari delle persone colpite, i soli che possono avere clemenza». Duro Paolo Bolognesi (Unione delle vittime delle stragi): «Non capisco il motivo dell' uscita della Bruni. E comunque dare asilo ai terroristi è un atto ignobile da parte di uno Stato». Paolo Granzotto su Il Giornale del 22 giugno 2008 afferma: Era impossibile. Contro le leggi della natura. Impossibile, intendo, che prima a poi a una come Carla Bruni non tornassero i formicolii di chi per una vita ha posato a intellettuale engagée, gauche-caviar, a Eleonora Duse, pallida e filiforme, che s’aggrappa alle tende del più frusto, del più scontato conformismo di sinistra. L’abbiamo sopportata nella versione canterina, l'abbiamo sopportata nella versione di musa culturale (e ce n'è voluta), in quella di sciupamaschi, dove per altro eccelleva. Nutrimmo comprensione, in moto di simpatia verso Sarkozy, per la sua urticante interpretazione della turista per caso sotto le Piramidi e, sempre per lo stesso motivo, per quell'arietta scocciata che inalberò quando andò sposa, roba da elevare la Gregoraci a sacerdotessa del bon ton nuziale. Ci limitammo ad alzare gli occhi al cielo, ma in silenzio, quando, una volta installatasi all'Eliseo, prese a farla più da contessa di Castiglione che da consorte di monsieur le President. Insomma, gliele abbiamo fatte tutte buone e questo perché se si è patrioti, si tifa, si deve tifare per il Made in Italy. Ma il riaffiorare delle pulsioni radicalchicchettone, no, questo non lo si può perdonare, nemmeno a un sontuoso manufatto d'esportazione come Carla Bruni.

 

                                                       




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