LA BUFALA DEI CONCORSI

Quando è stata imposta la legge Berlinguer sui concorsi locali le argomentazioni usate sono state sostanzialmente le stesse di quelle che oggi sono usate per propagandare la bontà della “chiamata responsabile degli Atenei”. Si riporta un’interessante. sintesi della propaganda mediatica interessata nel 1996 a favore della Legge Berlinguer che ha introdotto i “concorsi finti” a ordinario e ad associato:
- Umberto Eco su Repubblica del 23.7.96 sosteneva che la Legge Berlinguer”cerca di far funzionare l’università come i giornali o un’altra azienda produttiva. Gli atenei diventano responsabili della scelta del professore di cui hanno bisogno. Ma allora avverrebbe quel che avviene per i giornali: alcuni fanno ottime scelte, vendono bene e sono considerati autorevoli, altri fatti male, e tirano a campare. O chiudono”. Se non passa senza sostanziali modifiche la legge Berlinguer “addio Europa”, concludeva.
- Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 22.7.96 affermava che solo”con l’autonomia e la liberta’ di competizione” si puo’ contrastare il provincialismo”.
- Aldo Schiavone su Repubblica del 24.7.96 asseriva che è “importante non perdere tempo in discussioni improduttive impancate solo per vanificare tutto”. Berlinguer, per “vincere una partita difficile”, “la conduca con freddezza e duttilità – come sa del resto fare”. “Vada per la sua strada, con fermezza e alla luce del sole.” – Nel frattempo ha creato il SUM di Firenze.
- Marcello Pera sul Corriere della Sera del 25.7.96: “Finalmente abbiamo un be ministro di destra – ha esordito il senatore berlusconiano -. Proprio quello che ci voleva! Se ha bisogno di aiuto, eccomi qua”. “L’essenziale e’ resistere alle pressioni del partito trasversale che si oppone al rinnovamento. E’ una lobby potentissima: associati, ricercatori, sindacati dell’università”. - Nel frattempo ha promosso la creazione dell’ IMT di Lucca.
Tra coloro che costituivano ‘l’opinione pubblica’ sulle questioni universitarie, solo Nicola Tranfaglia riconobbe che “il decentramento così realizzato rischia di accentuare gli aspetti di clientelismo e di localismo già forti nelle nostre università.” (da Repubblica del 25.7.96).
Che il concorso
locale equivalga ad una cooptazione personale lo attesta quanto contenuto nello
stesso DDL governativo che al comma 9 dell’art. 12 prevede il “finanziamento di
bandi per il reclutamento di ricercatori a tempo determinato da destinare” “su
base nazionale” “a giovani studiosi di elevate e comprovate capacità”
“previa presentazione di specifici programmi di ricerca. La selezione dei
vincitori è affidata a una o più commissioni composte da eminenti studiosi,
anche stranieri, designati dal Ministro (sic!) su proposta dell’ANVUR”. Insomma
per avere un reclutamento qualificato si affida la scelta a commissioni
nazionali. In tal modo esisteranno ricercatori a TD scelti a livello nazionale
e ricercatori a TD di produzione locale, di capacità meno elevate e meno
comprovate, che serviranno a foraggiare il nepotismo accademico.
Leggi: http://www.andu-universita.it
Paolo Padoin
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