RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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SINDACI E LEGALITÀ

Il Corriere della Sera del 7 maggio 2007 riporta alcune battute del Sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, in merito all’azione del Centro Sociale Rivolta di Marghera, che non costituisce proprio un esempio di rispetto della legalità. Su tali affermazioni si è aperta subito una scontata polemica. Talvolta infatti le dichiarazioni di rappresentanti delle istituzioni, anche se fatte in senso provocatorio, possono risultare inopportune ed essere interpretate come un incitamento all’illegalità. Ho inserito inoltre in calce una notizia ANSA del 5 giugno che riporta le giuste osservazioni del Governatore della Campania Bassolino circa la necessità di promuovere la cultura della legalità. Mi chiedo però: negli ultimi 15 anni chi è stato prima Sindaco di Napoli e poi Presidente della Regione senza far niente per promuovere questa cultura, lo stesso Bassolino o un suo sosia? (nota del gestore del sito).

Cacciari ai no global: «Giusto occupare»

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«Eccolo, il Cacciari in versione no global!». Pare di sentirli, i commenti degli avversari del sindaco filosofo, con la barba scura e la lingua tagliente. Lui fa una battuta, lancia una provocazione, e subito i riflettori si accendono. «Se i Comuni non vi danno retta, fate bene ad occupare. Anche un capannone del centro storico di Venezia. Poi, in qualche maniera, ci si mette d'accordo». Il contesto? Massimo Cacciari ha pronunciato la frase, sabato mattina, in visita ai giovani del centro sociale Rivolta di Marghera dove si inaugurava un nuovo spazio culturale. Il primo cittadino di Venezia, accompagnato da tre assessori, stava, per intenderci, a fianco di Luca Casarini, baldanzoso leader dei Disobbedienti del Nordest e anima del Rivolta, il centro a cui fa capo anche Tommaso Cacciari, il nipote del sindaco da sempre in disaccordo con lo zio. Casarini, salutato da Cacciari con un abbraccio, ora commenta: «Cacciari dice sempre cose intelligenti. Creative e talvolta provocatorie. Io ho colto nel suo discorso l'elogio del fare da sé, contro lo statalismo diffuso. Ha dato atto che noi siamo l'esperienza di quel Veneto che produce autonomia». Vuoi vedere che il Rivolta è diventato l'ultima frontiera dei movimenti venetisti? Al netto dello «scandalo verbale», l'idea di Cacciari è articolata: egli ritiene cioè di dover riconoscere, senza pregiudizi, ai ragazzi del Rivolta, già fin troppo demonizzati, fantasia, capacità di porsi come punto di aggregazione, di produrre cultura e impresa sociale innovativa. Meriti indiscutibili, al di là delle discutibilissime gesta, con strascichi giudiziari, che segnano la storia collettiva dei militanti del centro, che vanta un'occupazione di lungo corso.

Mara Rumiz, assessore alle Politiche della residenza, puntualizza: «Il percorso del Rivolta dimostra che, anziché alimentare i conflitti, i problemi si possono risolvere col dialogo. Così, l'amministrazione comunale di Venezia è riuscita a farlo uscire dall'illegalità. Attraverso un bando, i giovani sono diventati soggetti di impresa ed hanno provveduto all'intervento di manutenzione straordinaria dell'area. Contemporaneamente, nascevano altri progetti». «La battuta di Cacciari su Venezia da occupare? È il suo vizio di andare oltre — sorride l'assessore —. Avrei voluto tirargli la giacca». Il governatore del Veneto Giancarlo Galan, invece, considera il sindaco un lucido cinico: «Preso da due ossessioni, la città che si spopola e l'assalto dei turisti, Cacciari è pronto a vendere tutto. Pinault o Casarini, non fa differenza».

Cesare De Michelis, editore di punta, si sofferma sulla personalità del filosofo/primo cittadino: «Non capisco come riesca ad oscillare tra il paradossale estremismo e il moderatismo quasi democristiano. Mah. Rivoluzionario e papista, all'occorrenza. Il fatto è che si compiace nel voler sempre spiazzare gli interlocutori. Ma un sindaco ha un ruolo istituzionale; non si può permettere di scherzare col fuoco. E neppure col fuochino. Chiamato a far rispettare norme e regolamenti, non dovrebbe, neppure per provocazione, incitare all'illegalità».


Beppe Caccia, capogruppo dei Verdi di Venezia, ribatte: «Nel ragionamento di Cacciari, quella frase ci stava, eccome. Coniugando radicalità politica, conflitto e innovazione, i giovani del Rivolta hanno dimostrato di essere occupanti intelligenti. Il sindaco lo ha capito. Dov'è lo scandalo?».

Marisa Fumagalli


A NAPOLI IL PROBLEMA PIÙ GRAVE È IL TRAFFICO!!!

Altri Sindaci hanno poi una visione singolare della priorità dei problemi delle città da loro amministrate. Il Sindaco di Napoli: «Un fenomeno gravissimo, la camorra, ma numericamente marginale e che non guasta la vita della città. Una vita che a Napoli scorre estremamente serena e ordinata, traffico delle automobili a parte». È il sorprendente giudizio sulla città che Rosa Russo Iervolino ha espresso in sintesi ieri mattina, incontrando l´ex presidente dell´Iran, Seyyed Mohammad Khatami. (O. Lucarelli, Repubblica-Napoli 7.5.07)



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I SINDACI RISPONDONO ALLE AFFERMAZIONI DI UN CITTADINO ROMANO

Su Repubblica dell’ 8 maggio 2007 sono pubblicate le dichiarazioni dei Sindaci delle principali città in merito a quanto affermato da un cittadino romano sul tema della legalità (v. link i cittadini e la legalità su questo sito). Per completezza d’informazione si riportano le opinioni dei primi cittadini.

ROMA: WALTER VELTRONI

"Ma invocare la legalità non è politicamente scorretto"

Caro direttore, Repubblica ha ospitato ieri in prima pagina la lettera di una persona di sinistra, colta, attenta a quel che avviene nella sua comunità, che insegna alle sue figlie i valori della tolleranza e della nonviolenza, e che al tempo stesso non ne può più dei reati compiuti dagli immigrati (e ovviamente non solo da loro) e chiede sicurezza, pretende legalità, vuole che chi sbaglia paghi. Qualcuno vede in questo una contraddizione? Un uscir fuori dai binari del "politicamente corretto"? Se fosse così questo qualcuno sarebbe a mio avviso fuori strada, o meglio: sarebbe fermo a schemi che il nostro tempo, e la vita vera delle persone, si sono incaricati di superare. La legalità non è di destra o di sinistra. La legalità non ha, e non deve avere, colore politico. E' un diritto fondamentale dei cittadini, e chiunque è al governo di una comunità sa che assicurarne il rispetto è un suo compito, un suo dovere.

 Bologna: SERGIO COFFERATI

"Regole ma anche solidarietà un principio da affermare"

Il tema di come riuscire a coniugare legalità e solidarietà nelle moderne comunità è tra i più delicati ma anche tra i più importanti. E' necessario infatti, nell'affrontarlo, non dimenticare mai l'importanza di entrambi i principi e, soprattutto per chi è o si ritiene di sinistra, non subire il riflesso condizionato della tesi errata che la legalità sia nella sostanza un "materia" che appartiene ai conservatori o peggio ancora ai reazionari.

Dunque ritengo che legalità e solidarietà possano e debbano marciare sempre insieme nella vita di una città e nell'azione di ogni amministrazione. Sono queste infatti le condizioni che servono per garantire una maggiore coesione sociale e che un sindaco deve tenere presente in ogni sua decisione.

Allo stesso tempo bisogna ricordare che è proprio il rispetto delle leggi a consentire a tutti i cittadini di avere una certezza che vale sempre. Perché è solo così, affermando la legalità in ogni suo aspetto, che vengono garantiti i più deboli, i più bisognosi. Viceversa l'assenza di regole alla fine gioca inevitabilmente a sfavore dei più deboli.

 RAPINATORE 16ENNE UCCISO: BASSOLINO, PIU' CULTURA LEGALITA'
(ANSA) - NAPOLI, 5 GIU - La morte del ragazzo di 16 anni, il giovanissimo rapinatore ucciso da un carabiniere a Napoli durante un inseguimento, impone uno sforzo comune, cui sono chiamate le istituzioni, le famiglie, i cittadini, sul piano della cultura della legalità. Il presidente della Campania Antonio Bassolino risponde a domande su questa vicenda, a margine di un convegno organizzato a Napoli su un progetto degli atenei napoletani in Iraq.
Napoli e l'Iraq sono lontane da questo punto di vista, dice il governatore ai cronisti che sollecitano un confronto fra la città assediata dalla criminalità e lo scenario di guerra iracheno: "Credo che queste due situazioni siano incomparabili".
"Quello che ci ha riguardato ancora nella nostra città in queste ore fa capire che è evidente che si debba mettere al primo posto davvero, fino in fondo, la cultura della legalità - ha risposto Bassolino - Quando si tratta di questioni così gravi, che riguardano un ragazzo di sedici anni, è evidente quanto conta la cultura della legalità, l'investimento culturale in valori e in ideali. A questo bisogna richiamare tutte le istituzioni, la scuola, la famiglia, le grandi agenzie educative, tutti noi, a fare molto di più, come è doveroso".
Per il governatore campano, è "questo il grande sforzo che bisogna fare in tutti i campi": "Tenere alta la guardia contro la camorra e la criminalità organizzata, e questo spetta allo Stato, alla magistratura e a tutte le istituzioni che debbono far sentire il polso fermo, il pugno fermo dello Stato - ha concluso. - Ma oltre alla battaglia, che deve diventare sempre più forte e inflessibile su questo fronte, c'é il piano della cultura della legalità, che bisogna favorire e rafforzare".

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