RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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RICORDO DI CARLO CASALEGNO

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Un articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera del 3 novembre 2009: «Lotta continua non fu mai innocente» ricorda ancora una volta l’assassinio di Casalegno. «L'attentato» si intitola il libro, pubblicato da Chiarelettere, in cui il figlio di Carlo Casalegno, vicedirettore della Stampa ucciso dalle Br il 29 novembre 1977, ricostruisce la tragedia della famiglia. A Torino, quarant'anni fa, era nata dall'autunno caldo Lotta continua, di cui Andrea Casalegno fu un militante. Nel maggio 1972, Andrea Casalegno fu arrestato a Torino, per aver distribuito i volantini con cui Lotta continua approvava l'omicidio di Calabresi. Racconta Andrea Casalegno: «Ero entrato da poco in Lc, dopo 18 mesi di servizio militare. Quando seppi dell'assassinio del commissario, pensai che il nostro gruppo fosse del tutto estraneo. Ucciderlo mi pareva un'aberrazione non solo morale ma politica: a noi Calabresi serviva vivo, in vista del processo che avrebbe dovuto far luce sulla morte di Pinelli, di cui i principali giornali italiani avevano accreditato versioni inverosimili. Completamente diversa fu la mia reazione quando, sedici anni dopo, seppi dell'arresto di Sofri. Soprattutto perché c'era di mezzo Marino». Perché? «Perché tutti sapevano benissimo chi era Leonardo Marino. Solo qualche sprovveduto può ancora far finta di ignorarlo». Vale a dire? «Marino non era uno qualsiasi. Fu la prima avanguardia Fiat licenziata e mai riassunta - per la sua attività politica. L'emblema dell'operaio-massa. Ed era politicamente e umanamente molto vicino a Sofri. Difficile che abbia agito di testa sua; del resto, in un'organizzazione rivoluzionaria chi mette a repentaglio le vite dei compagni con un'azione inconsulta viene allontanato, e questo a Marino non è accaduto. Ci vuoi davvero molta ingenuità, o peggio, a sostenere che si sia inventato ogni cosa. Non è così. E questo gli ex di Lotta continua lo pensano tutti». (..) «Molti di noi, da Rovelli a Gobetti ad Agosti, eravamo figli o nipoti di azionisti, così come altri venivano da famiglie comuniste. Ma i nostri padri si erano battuti contro nazisti e fascisti, ed erano nel giusto. Noi ci siamo battuti per la rivoluzione, ed eravamo nel torto. Molti però sono tuttora convinti di aver sempre avuto ragione, sia all'epoca sia oggi che magari lavorano per il nostro presidente del Consiglio o militano nel suo campo. Invece abbiamo commesso errori terribili. E non lo dico perché sono il figlio di una persona assassinata. Certo è impossibile arrivare a una memoria completa, ma non dobbiamo smettere di esercitare la riflessione critica, la ricerca storica. Sono contrario a colpi di spugna, a una presunta pacificazione per chiudere una guerra che non è mai esistita. La penso come il figlio del giudice Galli, assassinato nell'80 da Prima Linea, l'organizzazione terroristica nata dal servizio d'ordine di Lotta continua: sono contrario a films come quello che getta una luce accattivante su Sergio Segio, che di Prima Linea fu uno dei capi. Tutto è lecito, ma non tutto è opportuno».

Finalmente dopo molto tempo, alcuni dei protagonisti di quegli anni cominciano a fare autocritica e a dire la verità sulla natura e sulle finalità dei movimenti eversivi.

È scattata subito la risposta di Sofri il quale, dopo aver confermato la sua versione di quegli anni, ha ribadito un altro concetto che non mi trova assolutamente d’accordo. Ha scritto Sofri in una lettera pubblicata dallo stesso Corriere il 4 novembre: “Quanto a chi in quegli anni passò la linea, Andrea tiene a ripetere che si può diventare ex di qualunque cosa, ma un assassino rimane per sempre un assassino. Io penso che ciascuno possa cambiare, e che anche un assassino possa diventare una persona che ha commesso un assassinio.”

Non so quanto siano d’accordo anche tanti parenti delle vittime che vedono i carnefici (non pentiti) dei loro cari liberi di esaltare le loro gesta, beatificati e osannati da media, ex terroristi, politici di estrema sinistra e intellettuali radical-chic.
                     

Paolo Padoin, Prefetto di Torino

 

                                                       
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