RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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STATISTICHE E CRIMINALITÀ



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Le statistiche stilate dai c.d. esperti del Sole 24 Ore e di Italia Oggi, pubblicate a fine anno, sono costantemente oggetto di commenti di politici locali e comitati di cittadini, soprattutto in tema di sicurezza. Le valutazioni più appropriate e fondate delle autorità locali (Sindaco, Prefetto e Questore) sono spesso contestate e derise dai professionisti occasionali della sicurezza che ci accusano di minimizzare la situazione. Credo che l’opinione autorevole e fondata del Procuratore della Repubblica di Torino non possa essere contestata da questi soloni che pontificano a vuoto. Il Dr. Caselli su Repubblica, cronaca di Torino, in merito alle statistiche che interessano quella città, ha affermato:

La fine dell´anno è stagione di regali. Ma anche di statistiche e bilanci. Ormai tradizionali sono le classifiche sulla "qualità della vita" delle varie città italiane. Tra i dati utilizzati ci sono anche quelli sulla criminalità. Torino - da questo punto di vista - figura in fondo alle graduatorie, come se la situazione della nostra città fosse prossima al disastro. Torino ha sicuramente molti problemi e non ci si può certo illudere che sia il migliore dei mondi. Ma le statistiche (senza nessuna pretesa di insegnare qualcosa a chi ne sa di più) come sempre vanno interpretate. E per poterle interpretare va considerata anche la metodologia impiegata nelle ricerche. Esse hanno come base le denunce presentate all´Autorità giudiziaria. E allora va premessa ad ogni altra una considerazione fondamentale. C´è una prima fascia di reati comprendente quelli che, per loro natura, sono sempre denunciati: si pensi agli omicidi, ai sequestri di persona, alle rapine in banca ed ai furti gravi (qui la denunzia quasi sempre viene fatta per fini assicurativi). Ma c´è anche una fascia di reati che, per loro natura, normalmente non vengono denunciati e perciò emergono (finendo dunque nelle statistiche) soltanto quando la polizia li accerta: si pensi allo spaccio di droga, a tutti i reati concernenti l´immigrazione irregolare, a certi furti lievi (il furto di una bicicletta, normalmente non coperta da assicurazione, raramente viene denunziato). Quali sono le conseguenze sul piano delle statistiche? È di immediata evidenza che, se le forze dell´ordine di una città sono particolarmente solerti e dunque denunciano all´autorità giudiziaria un numero considerevole di reati della seconda fascia, le statistiche relative a questi reati (e quindi anche al fenomeno della criminalità nel suo complesso) saranno elevate. Ma ciò non significa che, in quella città, quei reati siano superiori ad altre aree in cui le forze dell´ordine abbiano operato diversamente. Un esempio: nella città di Torino, nei primi quaranta giorni dopo l´entrata in vigore del reato di clandestinità (art. 10 bis del Testo Unico sull´immigrazione) le denunce per quel reato furono 550. Nello stesso periodo in altre città italiane di denunzie per "clandestinità" o non ve ne furono per niente o si contarono sulle dita di due mani. E ciò anche in aree dove tutto si può dire meno che non esista il fenomeno della clandestinità. Si pensi alla Campania, dove (senza bisogno di scomodare qualche sociologo) basta ricordare i raccoglitori di pomodori nella piana di Castel Volturno. Considerazioni analoghe possono farsi in relazione ad altri reati legati all´immigrazione clandestina, come l´inottemperanza all´ordine del Questore di allontanarsi dal territorio nazionale. Ma anche per reati più gravi, come lo spaccio di droga, vale la stessa considerazione: se in una città le forze dell´ordine e l´autorità giudiziaria sono particolarmente attive nel colpire il traffico ed il commercio di stupefacenti, procedendo a numerosi arresti ed organizzando "attività mirate" per reprimere lo spaccio organizzato di strada, il numero di denunce e di arresti per tali reati sarà più elevato. Ma ciò non significa necessariamente che lo spaccio sia più diffuso in quella città rispetto ad altre realtà in cui l´attività di repressione e il coordinamento tra Polizia e Magistratura siano organizzati con diversi e meno "produttivi" criteri. Non v´è dubbio che si può e si deve fare sempre meglio per soddisfare più intensamente le domande di giustizia della cittadinanza. Ma non mi sembra giusto che siano oscurati - da numeri per certi profili equivoci - l´impegno ed i risultati ottenuti dalle forze dell´ordine a Torino, pur in una situazione (ribadisco) che obiettivamente si presenta difficile e complessa.

Queste valutazioni possono ripetersi per tante altre zone dell’Italia del Centro-Nord, che si trovano nella stessa situazione.


                                                    Paolo Padoin
                          




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