RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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L'EDITTO BITONCI


cit

 Cittadella

Il risalto mediatico dell’ordinanza di Cittadella sta via via scemando, ma negli ultimi giorni alcuni articoli riportano i casi di Sindaci che copiano il provvedimento e di politici che cavalcano l’onda della protesta. Cito qui di seguito i casi più significativi.

 
CAORSO COME CITTADELLA IMMIGRATI, LIMITI A RESIDENZA

LA REPUBBLICA del 15.12.2007

II sindaco di Caorso, Fabio Calieri, alla testa di una giunta di centrodestra, ha firmato un'ordinanza che, come è avvenuto a Cittadella, restringe il riconoscimento della residenza sul territorio a cittadini stranieri privi difondamentalirequisiti per una "conduzione dignitosa" della vita. L'ordinanza di Caorso si differenzia da quella di Cittadella per aver promosso un gruppo di lavoro composto da tutti gli uffici comunali, coordinato dal segretario comunale che, di volta in volta, sarà chiamato a valutare le singole richieste sulla base della documentazione esibita. «Recependo un prezioso invito di uno dei miei gruppi consiliari che fanno riferimento alla Lega Nord, e con il sostegno di tutto il centrodestra locale, ha spiegato Calieri, ho firmato l'ordinanza perché credo che la situazione attuale debba essere affrontata una volta per tutte». L'iniziativa di Caorso, nella rossa Emilia-Romagna, è stata preceduta da quella di Zibello, sempre nell'Emilia, anche lì il sindaco, ManuelaAmadei, ha firmato un'ordinanza "antisbandati" che nega la residenza agli stranieri non in grado di disporre di almeno 5.061 euro l'anno e che hanno un comportamento tale da destare «pericolosità sociale». A Zibello è stata anche prevista la segnalazione alle forze dell'ordine dei matrimoni fra stranieri. Tolleranza zero anche a Noceto, in provincia di Parma: 5600 euro l'anno e un alloggio sono i fattori indispensabili per essere accolti.

 
FINI SVENTOLA LE BANDIERE LEGHISTE: FEDERALISMO E FRENO AGLI IMMIGRATI

Dal GIORNALE del 15.12.2007 di MANTI FELICE

L'ex vicepremier a Treviso: «Statuto speciale al Veneto e giro di vite sui clandestini. Ci sono troppi sbandati: chi sbaglia deve pagare»

Il «rompete le righe» nella Casa delle Libertà restituisce alla scena politica un Gianfranco Fini alla ricerca di consensi in un pezzo d'Italia da tempo «feudo» della Lega Nord. E proprio su un mix di temi cari al Carroccio e al popolo di An che le sue dichiarazioni convergono: autonomia e federalismo, no all'immigrazione selvaggia, sì alla sicurezza. «Secondo noi è arrivato il momento - dice Fini a Treviso - di dare al Veneto lo statuto speciale. Avere statuti diversi in regioni confinanti - aggiunge il leader di An - è uno strano modo di concepire l'uguaglianza dei cittadini davanti alle istituzioni». Parole dolci come il miele per il governatore veneto Giancarlo Galan, che proprio al Giornale qualche settimana fa aveva ribadito gli stessi concetti: «Fini fa benissimo a schierarsi per l'autonomia della mia regione, in Senato giace una proposta di legge per lo statuto speciale in Veneto. Mi auguro che il centrodestra unito spinga il Parlamento a concederci al più presto il federalismo fiscale». L'asse in salsa padana si rinforza sul capitolo immigrazione e sicurezza, in una regione che assiste impotente a una recrudescenza criminale compiuta da clandestini e irregolari: «Quando An tornerà al governo - sottolinea l'ex vicepremier - renderemo più efficaci le norme sulle espulsioni». Quella legge Bossi-Fini, che non a caso porta i nomi dei due segretari, «non è repressiva ma va migliorata - aggiunge - inserendo il reato di immigrazione clandestina». Ma gli immigrati regolari al Nordest sono una risorsa, e Fini lo sa benissimo. Per questo aggiunge: «Chi vuole lavorare è ben accetto. L'importante è che rispetti le nostre regole. La solidarietà è un dovere ma la legalità e la sicurezza sono altrettanto importanti». L'ex ministro degli Esteri è anche tornato su cittadinanza e voto agli immigrati: «Non ci sono motivi per negarlo a uno straniero che vive a Treviso da 10 anni, ha un reddito, ha un domicilio, manda i bambini a scuola, ha sempre pagato le tasse e non ha mai preso una multa». Sull'allarme criminalità, dopo la norma antisbandati del sindaco di Cittadella, la ricetta è semplice: «È evidente che il problema della sicurezza non lo possono risolvere i sindaci. Bisogna riaffermare il principio che chi sbaglia paga; ci sono troppi delinquenti, troppi sbandati, troppa gente che vive di espedienti, italiani e clandestini». Il no all'indulto è stato un segnale preciso, ricorda: «Siamo orgogliosi di non averlo votato - sottolinea - pensiamo anche di modificare per via referendaria i benefici previsti dalla legge Gozzini, cancellando gli sconti per i recidivi». Fini «veneto» condanna infine «la matrice ideologica della protesta contro la base Usa di Vicenza», prevista per oggi, rilancia il sistema Italia contro il cliché dell'italianità rilanciato nei giorni scorsi dal New York Times, che Fini definisce «francamente superficiale e ingeneroso» e in serata lancia da Verona «un'iniziativa politica per tutto il centrodestra che culminerà a febbraio, a Milano, in una grande manifestazione nazionale». In poche parole: a Nord, a destra.

 

BOSSI: I PREFETTI DI PRODI NON CI PIEGHERANNO MAI

Da La PADANIA del 17.12.2007

«Non riusciranno a incarcerare e processare i sindaci. Io in prima fila contro la canaglia romana» UMBERTO BOSSI " Una cosa devo dirla ai nostri sindaci: questa stessa piazza di Milano ha già visto le stesse cose che stanno capitando adesso. C'erano prefetti, i prefetti del potere imperiale, che imponevano ai comuni della Padania di ubbidire, di pagare, di tacere. Ebbene, tutto fini a Legnano, con il Carroccio di Milano. I comuni della Padania fecero leva sul grande comune di Milano e l'intero esercito dell'imperatore venne cancellato dall'esercito popolare dei comuni padani. Allora successe quello che sta accadendo adesso: allora c'erano i prefetti dell'imperatore che imponevano dall'esterno la loro volontà antidemocratica sui comuni. E oggi la stessa cosa sta accadendo a voi: i prefetti vi vogliono far decadere se non ubbidite immediatamente alla loro volontà. Ebbene, è un déja vu: le abbiamo già viste queste cose e abbiamo già vinto. Ognuno sappia che se anche cadranno i nostri sindaci non importa, tanto vinceremo di nuovo le elezioni. i E comunque noi reagiremo. Sappia Prodi - stiamo parlando dei prefetti di Prodi - che il Nord reagirebbe: lo dico io da questa piazza e sarò io. in prima fila, a lanciare l'attacco contro la canaglia romana, contro il centralismo. Perché noi non accettiamo più di vivere sotto il tallone del centralismo. Amici sì, ma liberi: ognuno con la sua piccola libertà, ognuno con i suoi diritti. Non riuscirete a far cadere i nostri sindaci, o peggio ancora a processarli e incarcerarli. Dovrete processare l'intero popolo padano, e allora sarà dura per voi, sarà dura caro Prodi. Ma sono cose già avvenute nel passato, fratelli sindaci, non dovete temere nulla da parte vostra. Io non ho il minimo dubbio che vinceranno il popolo e i sindaci, gli altri verranno sconfìtti. Avranno paura: già ce l'hanno adesso. Avete visto che a Bergamo hanno fatto subito retromarcia? (..)Ognuno di noi sarà chiamato a dare battaglia, a partecipare alla lotta di liberazione che si rende necessaria davanti alla follia di un governo che vuole, dal di fuori, abbattere i sindaci e imporre la sua volontà, dimenticando che i sindaci sono l'anello della democrazia più vicino ai cittadini.(..). Questo non va bene, caro Prodi. E sta' tranquilllo, noi non abbiamo paura di te e del tuo governo. Il Paese è pronto a intervenire se le cose dovessero andare avanti in questo modo. Se poi ti metti in testa di cancellare i sindaci eletti democraticamente dal popolo, imbocchi una strada sbagliata, perché vinceranno il popolo e i sindaci, non vinceranno i tuoi prefetti. Milano è una delle grandi capitali padane, con Torino e con Venezia. Se le grandi capitali padane si uniscono ottengono quello che vogliono. Fanno tremare tutti quelli che si credono padroni del mondo perché stanno nei palazzi di Roma. Non ce la farai, Prodi: lascia stare i sindaci. Meglio per te lasciar perdere la scelta sbagliata di far decadere i sindaci eletti regolarmente e democraticamente. (..) Grazie fratelli, che siete venuti qui al freddo: io ho perso addirittura la voce. Grazie a voi sindaci per essere venuti qui a Milano, la città di Carlo Cattaneo, dove si cominciò a parlare di federalismo, di libertà dei popoli. Ricordate che non siete soli, guardate quanta gente è venuta. Molti milanesi hanno capito e sono con voi. anche se ho visto in giro degli alpini col tricolore: giusto per confondere le idee e far dire che non tutto il Nord è con voi. D’altra parte è difficile riconquistare la libertà perduta: occorre avere pazienza e determinazione. Noi, amici e fratelli, abbiamo sia la pazienza sia la forza, la determinazione. Sappiamo che in questa piazza torneremo quando la Padania sarà fatta, libera. I popoli lombardo, veneto, piemontese saranno liberi a casa loro.(..) Buon Natale, fratelli'

IL FEDERALISMO DEI COMUNI E' L'UNICA VERA POSSIBILITA' DI RINNOVAMENTO

Dal GAZZETTINO del 20 dicembre 2007

Un tale Elio Franzin, identificatosi quale segretario del centro studi federalismo S. Trentin, elabora una lunga teoria sulle iniziative della Lega Nord, sul federalismo e sulla necessaria abolizione dei prefetti. Ognuno ha le sue legittime opinioni e quindi io rispetto il punto di vista del Franzin. Non posso accettare però un'affermazione falsa e scorretta, quando il citato "scrittore", riferendosi all'ordinanza del Sindaco di Cittadella, dice : "E subito gli saltano addosso il prefetto che manda avanti un onesto Procuratore della Repubblica siciliano. (..) Prefetti e Procuratori da sempre sospettano di tutti i Sindaci."

Considerata la fonte da cui proviene l'affermazione non ho ritenuto che valesse la pena di replicare sulla stampa. Voglio precisare però che il procedimento iniziato dalla Procura e terminato con l'archiviazione è sorto autonomamente in base ad una valutazione del Procuratore, che in tale ambito non vi è stata alcuna iniziativa locale del Prefetto e che personalmente non ho mai sospettato di nessun Sindaco, anzi cerco di aiutare i nostri Sindaci a rispondere correttamente alle richieste avanzate dalla popolazione. Prima di fare certe affermazioni bisognerebbe essere assolutamente sicuri di quel che si dice, ma non si può pretendere tanto da certi soggetti.

  
I sindaci che rappresentano l’ANCI veneto hanno invece fatto una richiesta di chiarimento al Ministero dell’Interno:

SICUREZZA: I SINDACI VOGLIONO UN VERTICE CON AMATO.

Dal Gazzettino del 22 dicembre 2007.

Nel corso di un incontro con il prefetto di Venezia i sindaci dell’ANCI Veneto hanno richiesto un vertice con il Ministro dell’Interno per discutere delle esigenze di sicurezza e di presidio del territorio. All’ordine del giorno anche le regole per l’iscrizione nelle anagrafi comunali dei cittadini comunitari, ovvero la questione che ha fatto esplodere il caso Cittadella. Già la scorsa estate il coordinamento degli ufficiali d’anagrafe dei maggiori comuni italiani (Roma, Venezia, Torino, Firenze) aveva chiesto chiarimenti al Viminale. Venerdì, in sede di conferenza unificata, il Ministro ha accettato la richiesta dell’ANCI di insediare un gruppo di lavoro che stabilisca modalità di applicazione certe e puntuali del decreto legislativo 30/2007.

 
Pur comprendendo l’esigenza dei sindaci di fornire risposte concrete ai cittadini, mi sembra quest’ultimo il miglior sistema di risolvere i problemi, purchè si trovino soluzioni celeri ed efficaci.


 
                                                    Paolo Padoin
                          




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