I CITTADINI E LA LEGALITÀ
Paolo Padoin

Le lettere dei cittadini
Da “Il Mattino” di
Padova del 17 aprile 2007: Ecco cosa pensano della legalità 1200
studenti del Tito Livio; Cd e dvd «pirata»: ma che male
c’è?
Da “Il Mattino” di Padova del 17 aprile 2007: «Non si sentono responsabili»
Da Repubblica del 7 maggio 2007 : Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista
Lotto ogni giorno, al loro fianco, contro la cultura del nulla e dell'apparire, contro i Tronisti e le Veline e i Grandi Fratelli. Ma questo è un altro discorso e quindi torno subito a me ed alla mia richiesta di aiuto. A 49 anni sto diventando un grandissimo razzista e non riesco a sopportarlo.
Non c'è stata una molla scatenante, un atto di violenza compiuto verso di me o la mia famiglia o amici, ma un continuo stillicidio di fatti letti, di violenza vista, di sicumera da impunità, di moralità calpestata, di identità violata e violentata, di fatti raccontati da persone sconosciute su un tram o una metropolitana. Ad una signora anziana che ha tossito (forte e ripetutamente) sul tram la giovane ragazza slava seduta davanti a lei ha detto: "Se sei malata devi scendere, vecchia!!". Alle mie rimostranze sia la ragazza che il suo accompagnatore hanno semplicemente risposto: "Tu che c.. o vuoi, fatti i c.. i tua", proprio così tua, alla romana. Altro giro sul tram, affollato. Sale una vecchietta, si avvicina ad una ragazza di colore, la più vicina all'entrata e seduta tra altre 2 persone anziane e, gentilmente, le chiede il posto: prima non risponde e poi, all'insistenza dell'anziana biascica un "vaffanc.. vecchia puttana". Il vecchietto seduto si alza per darle il posto: io intervengo per dire che non è giusto, lei è giovane e può benissimo alzarsi per una vecchietta. Quella si alza, mi guarda, dice qualcosa e poi mi sputa la gomma americana che ciancicava: l'ho presa per il colletto e l'ho sbattuta fuori dal tram, alla fermata. Tutti ad applaudire ma io mi sono vergognato come un ladro per la mia reazione ed alla fermata successiva sono sceso.
Lavorando al Quirinale ogni tanto vado a comprare un panino in piazza Fontana di Trevi: ho sventato 2 borseggi da parte delle zingarelle. Ad un turista di Palermo ho fatto recuperare tutto il bottino che gli era stato trafugato e, appena mi accorgo della loro presenza di branco in caccia, avverto la polizia che staziona alla fontana: nessuno si muove perché devono stare vicino alle moto o alle macchine. Ed allora capisco che Fontana di Trevi è terra di nessuno, tra decine di venditori di pistolette che fanno le bolle di sapone e di quegli aggeggi rumorosissimi che si lanciano in aria e fanno il verso dei grilli mentre le bande imperversano.
Di fronte agli stupri che avvengono, troppo frequentemente, in varie città italiane, mi chiedo: e se io stuprassi una giovane araba alla Mecca o a Casablanca, se venissi preso dalla locale polizia a cosa andrei incontro? E se a Bucarest, in metropolitana, avessi accoltellato un giovane rumeno per una spinta ricevuta, che mi avrebbero fatto le locali autorità? Perché devo essere sempre buono ed accogliente con i nomadi, ahi tasto dolentissimo e pericolosissimo, quando questi rubano, si ubriacano, violano la mia casa e la mia intimità, quando rovistano nei cassonetti e buttano tutto fuori, quando mendicano con cattiveria e violenza, quando bastonano le immigrate che non vogliono prostituirsi, quando sbattono i bambini in strada o mandano i figli a scuola con i pidocchi?
Perché se chiedo l'espulsione immediata dei clandestini violenti e ladri e meretrici e protettori di meretrici vengo immediatamente accostato a Eichmann?
Perché lo schieramento politico che mi rappresenta, se io chiedo certezza delle pene e della detenzione, mi risponde con Mastella che nomina direttore generale del Ministero di Grazia e Giustizia quel Nuvoli Gianpaolo che, secoli fa ormai, ai tempi di Mani Pulite, ebbe a dire di Borrelli "se il procuratore fosse condotto alla forca sarei in prima fila per assistere all'esecuzione"?
Perché quando Fini, allora competitor di Rutelli a sindaco di Roma, propose di spostare i campi nomadi fuori dal Gra di Roma, tutti noi della sinistra (quindi me incluso ed in prima fila) gridammo "tutti i fascisti fuori dal raccordo" ed ora, a più di quindici anni di distanza, prevale l'idea del mio sindaco e del prefetto di compiere in tutta fretta questa operazione smentendo così, sostanzialmente, tutta la politica fin qui seguita dell'integrazione e dell'accoglienza solidale?
Perché devo sopportare lo strazio umano di vedere per le strade, di giorno e di notte, giovanissime prostitute schiave senza che a qualcuno, di destra prima e di sinistra ora, sia venuto in mente di vietare la prostituzione in strada cambiando semplicemente la legge in vigore? Però se i cittadini delle zone interessate scendono in strada e reclamano, con le ronde e con le fiaccole, un minimo di decenza ed anche di lotta alla schiavitù ecco subito le anime belle gridare al fascismo ed al ritorno delle camicie brune.
Sta crescendo ogni giorno di più l'intolleranza, sta montando l'odio per lo straniero e nessuno fa nulla per spegnere queste pericolosissime braci. Centinaia di persone come me, che hanno sempre litigato con tutti per difendere chi entra in questo Paese, che si sono battute come leoni contro l'intolleranza e la violenza xenofoba, sono stremate e ridotte, ormai, alla schizofrenia. Io voglio spegnere quelle braci prima che si trasformino in un incendio di rancori e violenza, non voglio lasciare più il monopolio della legalità alla destra e quindi non capisco, perché dare il voto locale agli immigrati, dopo 5 anni di permanenza nel nostro Paese, quando in nessun grande Paese dell'Europa Occidentale questo avviene.
So benissimo, come tutti gli italiani, che in Italia, ogni giorno, mille e più reati, anche odiosissimi, vengono compiuti da miei connazionali, nessuno crede veramente che la sicurezza venga messa a repentaglio solo dagli immigrati, non voglio e mi opporrò con tutte le mie forze al dagli allo straniero. Ma voglio legalità, voglio la cultura della legalità in questo benedetto Paese, voglio che chi sbaglia paghi.
Claudio Poverini
Da Repubblica del 12 maggio 2007
Alberto Manfredi
Ho 59 anni e sono pensionato delle Ferrovie dello Stato. Voto, ho sempre votato e continuerò a votare per la sinistra, a prescindere da Berlusconi, e malgrado i miei figli continuino a farmi presente la mia contraddizione. Era ora che qualcuno pubblicasse con rilievo i problemi di chi, considerandosi progressista, deve fare i conti con l´immigrazione senza nessuna regola. Non ho paura di essere chiamato razzista. E sono sicuro che anche i nostri amministratori, se fossero derubati del portafoglio, del motorino (io ne ho persi due, uno a scuola uno sotto casa) o della bici (me ne sono sparite tre, una all´università, una al municipio, una in stazione), alla fine penserebbero la stessa cosa. Spero solo che anche i nostri eletti si accorgano del disagio che ci provocano con le loro leggi e le loro ignoranze.
Antonio Tracanzan
Il coraggio di rompere un vecchio tabù buonista
Ho letto d´un fiato la denuncia, pubblicata in prima pagina da Repubblica lo scorso 7 maggio, del cittadino di sinistra che sentiva di essere diventato quasi razzista di fronte agli abusi senza risposta che ci circondano.
A quel lettore vorrei dire: non è razzismo il sentimento che lui dice di provare: è un bisogno naturale di convivenza civile, ma nella sicurezza. Leggendo quella lettera mi sono sentita liberata anch´io: qualcuno ha detto finalmente ciò che pensavo fosse un tabù, anche per me. Adesso aspetto una risposta - ma una risposta vera, che non è ancora venuta - dalla sinistra. Difenda la convivenza civile, difenda le persone per bene, immigrati o italiani. E reprima e controlli gli abusi e i crimini, senza recitare formule vuote come un mantra buonista. Aspetto.
Franca Scaglia
Io, figlia di emigranti mi oppongo ai linciaggi
Sono una cittadina italiana, figlia di genitori italiani costretti a emigrare nel dopoguerra, ma questo è un inciso. Sono italiana e vivo in una città di mare dove vivono anche molti immigrati. Come italiana sono indignata e offesa di questo attacco quotidiano agli immigrati. Si dice che un crimine su tre sia commesso da un immigrato. Il che significa che due terzi dei criminali (la maggioranza) sono italiani. Ma l´ordine in cui vengono enunciati i fatti determina il loro impatto sul pubblico che legge. L´Italia da paese di emigrati adesso si trova a essere paese ricco e occidentale ricettore di immigrazione. E si scopre razzista. Abbiamo paura a dirlo: siamo razzisti. Ma siccome non vogliamo ammetterlo ipocritamente rovesciamo la questione: non siamo noi razzisti sono gli altri che si comportano male. Che faccia tosta abbiamo!
Francesca Lipari
L´invasione delle città deve essere fermata
Sono un ragazzo romano di 27 anni che ha frequentato i centri sociali, ha sempre votato a sinistra e si è battuto per l´accoglienza degli immigrati. Il problema è che da un po´ di tempo sono confuso e preoccupato. Mi chiedo se essere di sinistra implichi obbligatoriamente il dover accettare una immigrazione così allucinante come questa che sta avvenendo in Italia. E vedo che non sono il solo a non sopportare più una situazione di illegalità che ha raggiunto livelli intollerabili. Sono conscio che la vita di queste persone che non hanno nulla è gravissima ed umiliante per loro stessi ma mi dico: sono razzista se chiedo che chi entra in Italia rispetti le leggi e il popolo che lo accoglie? Sono razzista se chiedo che aumentino i controlli sui cinesi e che i quartieri storici vengano tutelati affinché i cinesi non se ne approprino? Sono razzista se chiedo che chi sbaglia paghi, italiano o straniero che sia?
Daniele Renzi
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