RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
sen

IMMIGRAZIONE E CLANDESTINITÀ



mipd

Via Padova a Milano

Dal momento in cui è stato introdotto in Italia il reato di clandestinità, la sinistra buonista, i bravi cattolici caritatevoli, settori della politica della gauche nazionale ed europea, unione europea (che del problema si disinteressa, come l'UNHCR, salvo poi criticare chi opera concretamente per alleviare le varie situazioni di concreta difficoltà), hanno fin dall'inizio combattuto questa norma, approvata dal Parlamento, come razzista, xenofoba. Non hanno riflettuto però sui guasti che un incontrollato e incontrollabile ingresso generalizzato di stranieri può avere per il nostro Paese, considerando l'immigrazione soltanto come una formidabile opportunità. Stati governati dalla sinistra, come la Spagna, hanno attuato politiche limitative e forme di respingimento molto più aspre delle nostre, senza che nessuno avesse da ridire, ma si sa in questo caso esiste un'indiscussa superiorità morale.  

La difficoltà d’intervenire in tali situazioni è stata sottolineata da Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 16 febbraio. Afferma Panebianco chelo scontro interetnico di via Padova a Milano ha portato nuove sofferenze a due categorie di persone, del tutto incolpevoli: i vecchi abitanti della zona e gli immigrati che vorrebbero lavorare in pace. Gli italiani di via Padova, esasperati, e impossibilitati ad andarsene (anche, probabilmente, in molti casi, a causa del deprezzamento subito dai loro alloggi), denunciano le condizioni di degrado e la mancanza di sicurezza. Ma anche gli immigrati che lavorano hanno la loro pesante dose di disagi. Sono in gioco due questioni, difficili da gestire. La prima riguarda la clandestinità, la sua frequente connessione con attività criminali, nonché il ruolo di primo piano che i clandestini svolgono sempre nelle rivolte urbane. La seconda riguarda la formazione di ghetti multietnici ali' intemo delle città. Come ha scritto Isabella Bossi Fedrigotti, sempre sul Corriere di ieri, ciò che è successo in via Padova può accadere in altri quartieri di Milano e in tante altre città. Combattere l'immigrazione clandestina è difficilissimo. Ma lo è ancora di più se tanti operatori, religiosi e settori di opinione pubblica mostrano un'indulgenza che sfiora la complicità verso il fenomeno. Come è fin qui accaduto. Che senso ha, in nome di una sciatta e del tutto ideologica “difesa degli ultimi”, disinteressarsi delle gravissime conseguenze che la clandestinità porta con sé e che sono destinate a pesare sia sugli italiani che sugli immigrati regolari? Le probabilità di scontri etnici, quanto meno, diminuiscono se la clandestinità viene arginata e i facinorosi allontanati. E migliora, per tutti, la vivibilità dei quartieri”.

Una fonte che, spero, tutti considereranno imparziale e attendibile, il Capo della Polizia, Prefetto Antonio Manganelli, smentendo molte affermazioni di prelati, Associazioni e organizzazioni umanitarie ha recentemente affermato (ANSA del 24 febbraio) : ''Il 'buono' che tollera e accoglie la clandestinità dà in pasto gli immigrati clandestini alle belve delle organizzazioni criminali. Basta alle ipocrisie sul rapporto tra clandestinità e criminalità; il 35% della popolazione carceraria è composta da immigrati clandestini e il 30% dei reati predatori scoperti sono commessi da clandestini. Basta con il giochino che dipinge come cattivo colui che contrasta la clandestinità e come buono colui che la tollera e che l'accoglie perchè quest'ultimo non fa altro che consegnare i disperati nelle mani delle grandi organizzazioni criminali. Questa è la verità, questo è quello che le forze di polizia di tutta Europa hanno ben chiaro. Il contrasto all'immigrazione clandestina passa certamente per il rispetto dei diritti umani e attraverso il coinvolgimento delle organizzazioni umanitarie ma non può prescindere da una mano dura nei confronti della clandestinita e durissima nei confronti delle organizzazioni criminali che la sfruttano".

È la pura verità: da un lato ci sono gli eccessi di chi fa di ogni erba un fascio criminalizzando gli extracomunitari, dall’altra gli eccessi di associazioni, prevalentemente religiose e di sinistra, che difendono l’accoglienza comunque e ad ogni costo, sia per ragioni ideologiche, sia per ragioni di convenienza, considerati i rilevanti contributi che sono previsti per accoglienza e assistenza.
Il giusto equilibrio, difficile da trovare, credo sia stato raggiunto a Padova e a Torino, città dove ho operato e delle quali conosco l'attitudine all'accoglienza, ma anche ad assicurare il rispetto della legalità: di questo dobbiamo rendere atto a tutti i protagonisti di queste vicende.

 
                                                    Paolo Padoin
                          




Si prega d'inviare contributi e osservazioni a questo indirizzo di posta elettronica: papaopad@yahoo.it.