RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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CONCORSI UNIVERSITARI


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Come rilevato anche in altri link di questo stesso sito e in altri siti più specializzati la piaga del nepotismo nei concorsi universitari è vasta e non è stata arrestata dalle molte inchieste giudiziarie in corso.
Senza avere la pretesa di dare giudizi in proposito, che saranno più correttamente dati dalla magistratura competente, se sarà capace di venirne a capo, riporto una selezione di articoli di stampa che riguardano i più recenti episodi, diffusi in tutt’Italia. Il giudizio morale lo lascio ai lettori.

Da IL GIORNALE - martedì 10 aprile 2007, di Guido Mattioni: Università e scandali, Bologna si laurea in concorsi truffa: inchiesta sulle nomine
Come tutti i neologismi, è brutto. Eppure il termine «cattedropoli » ha già avuto l'onore, dal ’95, di essere inserito negli Annali del Lessico Contemporaneo Italiano, edizioni Esedra (Padova), subito dopo «cappuccinaro », ovvero l’occupazione principale del travet ministeriale, e poco prima del bossiano «celodurismo ». In realtà, la consolidata pratica - quasi una prassi - di manipolare i concorsi alle cattedre universitarie al fine di assegnarle a parenti, o in assenza di questi ad amici rigorosamente fidati, è qualcosa di ancor più datato. Era il 13 gennaio ’69, all’inaugurazione dell’anno giudiziario a Messina. «L’università è l’ultimo feudo che trascina la sua esistenza assolutamente e arbitrariamente dominato da nuclei di novelli baroni - denunciò pubblicamente l’allora procuratore generale della Corte d’Appello, Aldo Cavallari -. Si distribuiscono cattedre, e quando non bastano, si creano al solo scopo di favorire il neo-privilegiato».
E risale a quasi vent’anni fa, al 1988, il padre di tutti i concorsi tarocchi, quello per 16 cattedre di Otorinolaringoiatria, tutte assegnate ad altrettanti tra figli illustri e amici fidati. (…)
Quanto detto fin qui è tanto per dare un quadro storico del problema, dato che quello geografico non conosce confini. I «padrinati » governano e spadroneggiano infatti quasi sempre indisturbati, protetti di volta in volta dalla politica di ogni colore, spesso dalle massonerie, ma soprattutto e sempre dalla paura e dall’impotenza dei candidati peones, quelli privi di lignaggio. Un malvezzo diffuso dal Nord al Sud, isole comprese. Ma che ha i suoi fronti più avanzati - autentici fronti del porto, dove vige la legge del più forte - a Bari, Firenze e Bologna.

Da Repubblica cronaca di Roma del 15 giugno 2006: Università, i concorsi truccati di Marino Bisso
La "farsa" dei concorsi universitari e le commissioni "pilotate" per «formalizzare» il nome del docente vincitore «stabilito prima delle prove a prescindere dal merito dei candidati». È lo scenario fotografato dall´inchiesta del sostituto procuratore di Roma che ha portato a una condanna, patteggiata ad alcuni mesi di reclusione e a tre rinvii a giudizio nei confronti di quattro "intoccabili" accademici che hanno sempre respinto le accuse dichiarandosi innocenti. I reati contestati variano dall´abuso d´ufficio al falso e riguardano il concorso bandito, nel giugno 2003, per un posto da professore associato presso la clinica odontoiatrica dell´università di Cagliari. Ma le indagini dei Nas oltre ai presunti illeciti legati, al singolo concorso poi annullato, si sono soprattutto concentrate sulle complicità tra i docenti che facevano parte della commissione d´esame. L´inchiesta del pm è scattata dalla denuncia di un docente che dopo essere stato nominato nella commissione d´esame si è ribellato «al sistema di pressioni» per controllare gli incarichi universitari. Ma non solo. Il docente si è armato di un registratore ed ha "intercettato" le conversazioni tra i membri della commissione d´esame mentre si accordavano su come privilegiare un candidato a scapito di altri. Le registrazioni sono state fondamentali per la Procura che ritiene il professor xxx «istigatore dei componenti della commissione giudicatrice» accusati di aver agito «in violazione al principio di legalità, dell´imparzialità del giudizio e l´adozione dei meccanismi di selezione oggettivi e trasparenti idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali dei concorrenti». I docenti indagati avrebbero procurato a uno dei esaminati un «ingiusto vantaggio patrimoniale» in quanto la scelta degli idonei «sarebbe stata ispirata prima dello svolgimento delle prove selettive dal professore xxx sulla base di segnalazioni personali che prescindevano da qualsiasi valutazione del merito dei concorrenti». Nella richiesta di rinvio a giudizio, il pm contesta anche il reato di falso in quanto due verbali contenenti i «giudizi» espressi dalla commissione: «Giudizi, meramente formali, finalizzati a consacrare l´esito già concordato prima delle prove».


Sempre da Repubblica, cronaca di Roma, del 20 giugno 2007 si trae Università, indagati due docenti selezioni "facili" per i figli - di Gabriella De Matteis e Anna Maria Liguori

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Policlinico Umberto I

L´inchiesta è partita dall´università di Bari, dal padiglione "Chini" del Policlinico, la roccaforte di medicina interna. E ora si è estesa anche ad altri atenei italiani, a nuovi concorsi. Il numero degli indagati, fermo a quota dieci, è cresciuto. Nel fascicolo dei sostituti procuratori sono coinvolti altri cinque baroni universitari. Due sono romani, ordinari di medicina interna alla Cattolica e alla Sapienza, ieri mattina hanno ricevuto un´informazione di garanzia, sono accusati di falso e abuso d´ufficio. I loro uffici sono stati perquisiti dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria. Al centro dell´indagine, questa volta, ci sono due concorsi, il primo bandito dall´università Federico II di Napoli,  il secondo istruito dall´ateneo di Parma, finiti positivamente per i figli di due cattedratici.
Secondo la procura, un gruppo di baroni avrebbe truccato le selezioni di medicina interna, imponendo i propri candidati, decidendo a tavolino il nome dei vincitori, prima ancora dell´espletamento delle prove. Quella che, secondo la procura di Bari, era una vera e propria organizzazione, non si sarebbe limitata a condizionare le procedure del concorso per un posto di ordinario in medicina interna alla università di Bari, ma avrebbe deciso il risultato di altre selezioni. Come quelle a cui hanno partecipato, con esito positivo, i figli dei due docenti romani.

Da Repubblica – Firenze di Mercoledi 04-01-2006
CONCORSI, CHIESTE SEI SOSPENSIONI : di Franca Selvatici

Il primo giugno 2004 il professor Quirino Paris, docente di economia agraria all'universita di California, denuncio in una lettera aperta a tutti i colleghi italiani la "colonizzazione" della loro comune disciplina, ad opera di "un gruppo di potere monopolistico" in grado, a suo giudizio di condizionare in tutta Italia non soltanto il reclutamento dei docenti ma anche le attivita di ricerca sientifica. Qualche settimana piu tardi riverso questa sua pubblica denuncia in un esposto inviato alla magistratura. L'inchiesta della procura di Firenze, scaturita da quel esposto, e arrivata oggi a conclusione. La Guardia di Finanza ha trovato riscontri alle accuse. E il pm ha chiesto la sospensione temporanea dai loro incarichi pubblici di sei docenti universitari, a cui sono contestati l'associazione a delinquere e l'abuso d'ufficio. In un supplemento di esposto presentato l'estate scorsa, Paris ha fomito tre prove matematico-statistiche (istogrammi, indice del Gini e calcolo delle probability) per dimostrare che tutte le commissioni di concorso per professore ordinario elette fra il 99 e il 2003 erano state predisposte con una ferrea ripartizione dei voti. Sembra che nel corso delle indagini sia stato sequestrate un programa elettronico che, secondo le ipotesi di accusa, consentiva di tenere una contabilita rigorosissima delle commissioni di esame.
Sono state anche raccolte le testimonianze di alcuni concurrenti che hanno ammesso di essersi ritirati dopo aver preso atto della presenza di candidati piu favoriti e protetti. Fra i concorsi sotto accusa vi è quello vinto dal figlio di un ordinario di economia agraria per un posto di ricercatore di economia agraria bandito dalla facolta di medicina. All'epoca il candidato non aveva ancora conseguito il dottorato di ricerca e aveva al suo attivo solo due publicazioni in proprio, ma all'esame non ebbe concorrenti. Gli altri tre candidati, infatti, non si presentarono alle prove.

Il processo è stato poi trasferito a Trieste, dove i magistrati, evidentemente troppo occupati con il caso “Unabomber”, ancora non hanno trovato il modo di pronunciarsi.



   Paolo Padoin (Prefetto di Padova)


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