L'OMICIDIO DI LANDO CONTI

“Ci sono cinque nuovi indagati per l´omicidio di
Lando Conti. Si tratta di tre membri delle nuove Br già in carcere e di due
persone a piede libero, due fiorentini fino ad ora mai considerati brigatisti.
Uno di loro è addirittura incensurato mentre l´altro in passato è finito in
prigione per reati di terrorismo legati ad altre sigle eversive. Sono stati
tutti denunciati in base all´articolo 280 del codice penale, che punisce
l´attentato con finalità di terrorismo. E´ partita l´altro ieri l´operazione
coordinata dal procuratore di Firenze Francesco Fleury e dal sostituto Giuseppe
Nicolosi che potrebbe portare a completare il quadro le responsabilità della
morte dell´ex sindaco di Firenze Lando Conti, ucciso dalle Br sulla Faentina il
10 febbraio 1986. Inoltre verrebbe definitivamente a cadere la distinzione tra
le vecchie Br e le nuove, quelle degli omicidi Biagi e D´Antona, scoperte dopo
la sparatoria sul treno ad Arezzo del 2 marzo 2003 in cui morì Mario Galesi e
venne arrestata Nadia Lioce. In tutto gli uomini della digos hanno fatto una
decina di perquisizioni, tre nelle celle di Lioce, Roberto Morandi e Simone
Boccaccini, nelle carceri dell´Aquila, di Catanzaro e Terni, quattro o cinque
nelle abitazioni di altre quattro persone, denunciate per reati connessi, in
qualche modo collegate all´area antagonista, come ad esempio quella dei centri
sociali. Si cercano documenti utili, appunti, volantini che possano fornire una
traccia in più per proseguire nella ricerca degli assassini. Quelle persone
sono state ascoltate a lungo ieri in questura. Infine ci sono i due nomi nuovi,
per i quali si ipotizza la pesante accusa prevista dall´articolo 280 del codice
penale. Uno di loro è già finito in indagini sul terrorismo, l´altro sarebbe
una persona vicina ad uno dei brigatisti fiorentini finiti in cella in questi
anni. Del resto al nuovo filone di indagine si è arrivati proprio attraverso il
lavoro sul materiale sequestrato in passato. A casa dello stesso Morandi nei
giorni successivi all´arresto e poi nei covi delle nuove Br scoperti a Roma. Si
è partiti da lì per ridisegnare l´organigramma delle persone che hanno
partecipato all´agguato a Lando Conti. Per quell´omicidio sono stati condannati
all´ergastolo Michele Mazzei, Fabio Ravalli e Maria Cappello, mentre 30 anni di
reclusione sono stati inflitti a Marco Venturini. Il pubblico ministero che si
occupò del caso, Gabriele Chelazzi, ipotizzò che del gruppo di fuoco facessero
parte più persone di quelle individuate e arrestate, almeno 8, e se venissero
confermati i sospetti della procura con il lavoro di questi giorni quel numero
sarebbe raggiunto e addirittura sorpassato. Già negli anni Ottanta i nomi di
Lioce e Morandi vennero presi in considerazione dagli investigatori ma poi
uscirono dall´inchiesta. Lando Conti fu ucciso in via Faentina mentre andava da
casa al consiglio comunale. I terroristi gli spararono tredici proiettili con
una mitraglietta Skorpion. Aveva 52 anni, una moglie e quattro figli. Finì nel
mirino dei terroristi anche perché possedeva una piccolissima quota della Sma,
un´azienda che produceva apparecchiature anche per uso militare.”
“Qualcuno ha spostato le armi delle Br via via che i vari
componenti venivano arrestati. Qualcuno che è sempre rimasto fuori e ha fatto
sparire l´arsenale che potrebbe rappresentare il trait d´union definitivo tra
il gruppo storico dei terroristi e quello nuovo. Cerca le armi e cerca questa
persona la procura di Firenze. Grazie ai documenti trovati negli anni scorsi
nei covi e nelle case dei terroristi i magistrati sono spinti a ritenere che
Lioce, Morandi e Boccaccini siano coinvolti nell´omicidio di Lando Conti. La
chiave per risolvere il mistero dell´arsenale potrebbe essere anche nel
materiale trovato durante le perquisizioni di questi giorni. L´allora capo
della Digos fiorentina Giancarlo Benedetti, l´uomo che ha dato una stoccata
decisiva all´organizzazione terroristica, durante il processo contro Lioce e
gli altri per la sparatoria sul treno ad Arezzo raccontò che a casa della
brigatista, anni dopo il delitto, venne ritrovato un volantino con cui Conti
veniva additato come responsabile di traffico di armi perché proprietario delle
quote di un produttore. Lo stesso volantino, scritto da un gruppo politico di
estrema sinistra, spuntò fuori nelle case di due dei condannati per l´omicidio.
A Firenze nei primi anni Ottanta esisteva una cellula Br che seguiva il
dibattito politico cittadino e si muoveva di conseguenza e di cui faceva parte
un gruppo di persone più nutrito di quanto accertato con le prime indagini.
Nadia Lioce sparì da Pisa, dove studiava filosofia, il 13 febbraio 1995. Poche
ore prima il suo compagno, Luigi Fuccini, era stato arrestato a Roma con il
fiorentino Fabio Matteini mentre (secondo le accuse) si preparavano a rapinare
un ufficio postale. Quando li bloccarono si dichiararono militanti
rivoluzionari e prigionieri politici. Poche ore più tardi, la Digos andò a
perquisire la casa di Pisa dove Fuccini aveva vissuto con Nadia Lioce. Lei era
scomparsa e nella casa abbandonata in fretta e furia i poliziotti trovarono,
fra l´altro, quell´opuscolo pubblicato dieci anni prima dalla sinistra
antagonista sulle fabbriche di armi in Toscana. Da quella pubblicazione le
Brigate Rosse avevano tratto alcuni passi trasposti nella rivendicazione
dell´omicidio dell´ex sindaco di Firenze, accusato di essere un «mercante
d´armi». Una copia di quello stesso opuscolo era stata trovata nel 1988 nella
base Br di Passoscuro, sul litorale vicino a Fregene, nel corso dell´operazione
che portò all´arresto dei toscani Fabio Ravalli, Maria Cappello, Marco
Venturini e Daniele Bencini. «Questa è la prova di quel legame mai spezzato,
passato di generazione in generazione, fra i brigatisti: la legittimazione del
gruppo Lioce avviene sempre attraverso il riconoscimento politico del gruppo
precedente», ha detto ieri Valter Biscotti, legale della famiglia
dell´ispettore della Polfer Emanuele Petri, ucciso nella sparatoria di Arezzo.
Il legale ha spiegato che «non bisogna chiudere gli anni di piombo, ma
continuare nelle indagini».(mi.bo.)
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