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RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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L'OMICIDIO DI LANDO CONTI

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Le indagini su alcuni omicidi degli anni di piombo, mai chiuse, ci fanno scoprire sempre nuovi particolari. Uno dei casi principali, che ho ricordato spesso in quanto da capo di gabinetto del Prefetto di Firenze ne sono stato testimone, è quello dell’ex Sindaco di Firenze Lando Conti. I nuovi sviluppi di questi giorni sono sintetizzati perfettamente da due articoli di Michele Bocci, apparsi su Repubblica del 12 giugno 2008: Delitto Conti:dieci perquisizioni, e L’armiere finora misterioso l’anello fra i gruppi di brigatisti.

 

“Ci sono cinque nuovi indagati per l´omicidio di Lando Conti. Si tratta di tre membri delle nuove Br già in carcere e di due persone a piede libero, due fiorentini fino ad ora mai considerati brigatisti. Uno di loro è addirittura incensurato mentre l´altro in passato è finito in prigione per reati di terrorismo legati ad altre sigle eversive. Sono stati tutti denunciati in base all´articolo 280 del codice penale, che punisce l´attentato con finalità di terrorismo. E´ partita l´altro ieri l´operazione coordinata dal procuratore di Firenze Francesco Fleury e dal sostituto Giuseppe Nicolosi che potrebbe portare a completare il quadro le responsabilità della morte dell´ex sindaco di Firenze Lando Conti, ucciso dalle Br sulla Faentina il 10 febbraio 1986. Inoltre verrebbe definitivamente a cadere la distinzione tra le vecchie Br e le nuove, quelle degli omicidi Biagi e D´Antona, scoperte dopo la sparatoria sul treno ad Arezzo del 2 marzo 2003 in cui morì Mario Galesi e venne arrestata Nadia Lioce. In tutto gli uomini della digos hanno fatto una decina di perquisizioni, tre nelle celle di Lioce, Roberto Morandi e Simone Boccaccini, nelle carceri dell´Aquila, di Catanzaro e Terni, quattro o cinque nelle abitazioni di altre quattro persone, denunciate per reati connessi, in qualche modo collegate all´area antagonista, come ad esempio quella dei centri sociali. Si cercano documenti utili, appunti, volantini che possano fornire una traccia in più per proseguire nella ricerca degli assassini. Quelle persone sono state ascoltate a lungo ieri in questura. Infine ci sono i due nomi nuovi, per i quali si ipotizza la pesante accusa prevista dall´articolo 280 del codice penale. Uno di loro è già finito in indagini sul terrorismo, l´altro sarebbe una persona vicina ad uno dei brigatisti fiorentini finiti in cella in questi anni. Del resto al nuovo filone di indagine si è arrivati proprio attraverso il lavoro sul materiale sequestrato in passato. A casa dello stesso Morandi nei giorni successivi all´arresto e poi nei covi delle nuove Br scoperti a Roma. Si è partiti da lì per ridisegnare l´organigramma delle persone che hanno partecipato all´agguato a Lando Conti. Per quell´omicidio sono stati condannati all´ergastolo Michele Mazzei, Fabio Ravalli e Maria Cappello, mentre 30 anni di reclusione sono stati inflitti a Marco Venturini. Il pubblico ministero che si occupò del caso, Gabriele Chelazzi, ipotizzò che del gruppo di fuoco facessero parte più persone di quelle individuate e arrestate, almeno 8, e se venissero confermati i sospetti della procura con il lavoro di questi giorni quel numero sarebbe raggiunto e addirittura sorpassato. Già negli anni Ottanta i nomi di Lioce e Morandi vennero presi in considerazione dagli investigatori ma poi uscirono dall´inchiesta. Lando Conti fu ucciso in via Faentina mentre andava da casa al consiglio comunale. I terroristi gli spararono tredici proiettili con una mitraglietta Skorpion. Aveva 52 anni, una moglie e quattro figli. Finì nel mirino dei terroristi anche perché possedeva una piccolissima quota della Sma, un´azienda che produceva apparecchiature anche per uso militare.”

 
“Qualcuno ha spostato le armi delle Br via via che i vari componenti venivano arrestati. Qualcuno che è sempre rimasto fuori e ha fatto sparire l´arsenale che potrebbe rappresentare il trait d´union definitivo tra il gruppo storico dei terroristi e quello nuovo. Cerca le armi e cerca questa persona la procura di Firenze. Grazie ai documenti trovati negli anni scorsi nei covi e nelle case dei terroristi i magistrati sono spinti a ritenere che Lioce, Morandi e Boccaccini siano coinvolti nell´omicidio di Lando Conti. La chiave per risolvere il mistero dell´arsenale potrebbe essere anche nel materiale trovato durante le perquisizioni di questi giorni. L´allora capo della Digos fiorentina Giancarlo Benedetti, l´uomo che ha dato una stoccata decisiva all´organizzazione terroristica, durante il processo contro Lioce e gli altri per la sparatoria sul treno ad Arezzo raccontò che a casa della brigatista, anni dopo il delitto, venne ritrovato un volantino con cui Conti veniva additato come responsabile di traffico di armi perché proprietario delle quote di un produttore. Lo stesso volantino, scritto da un gruppo politico di estrema sinistra, spuntò fuori nelle case di due dei condannati per l´omicidio. A Firenze nei primi anni Ottanta esisteva una cellula Br che seguiva il dibattito politico cittadino e si muoveva di conseguenza e di cui faceva parte un gruppo di persone più nutrito di quanto accertato con le prime indagini. Nadia Lioce sparì da Pisa, dove studiava filosofia, il 13 febbraio 1995. Poche ore prima il suo compagno, Luigi Fuccini, era stato arrestato a Roma con il fiorentino Fabio Matteini mentre (secondo le accuse) si preparavano a rapinare un ufficio postale. Quando li bloccarono si dichiararono militanti rivoluzionari e prigionieri politici. Poche ore più tardi, la Digos andò a perquisire la casa di Pisa dove Fuccini aveva vissuto con Nadia Lioce. Lei era scomparsa e nella casa abbandonata in fretta e furia i poliziotti trovarono, fra l´altro, quell´opuscolo pubblicato dieci anni prima dalla sinistra antagonista sulle fabbriche di armi in Toscana. Da quella pubblicazione le Brigate Rosse avevano tratto alcuni passi trasposti nella rivendicazione dell´omicidio dell´ex sindaco di Firenze, accusato di essere un «mercante d´armi». Una copia di quello stesso opuscolo era stata trovata nel 1988 nella base Br di Passoscuro, sul litorale vicino a Fregene, nel corso dell´operazione che portò all´arresto dei toscani Fabio Ravalli, Maria Cappello, Marco Venturini e Daniele Bencini. «Questa è la prova di quel legame mai spezzato, passato di generazione in generazione, fra i brigatisti: la legittimazione del gruppo Lioce avviene sempre attraverso il riconoscimento politico del gruppo precedente», ha detto ieri Valter Biscotti, legale della famiglia dell´ispettore della Polfer Emanuele Petri, ucciso nella sparatoria di Arezzo. Il legale ha spiegato che «non bisogna chiudere gli anni di piombo, ma continuare nelle indagini»
.(mi.bo.)

Questi sviluppi danno ampiamente ragione a chi, come il figlio di Lando Conti, si oppongono strenuamente alle pretese di quanti, ad esempio l’ex Presuidente della camera Bertinotti e tanti reduci degli anni di piombo, sostengono che occorre mettere una pietra tombale su quel periodo. Questo non sarà possibile fin quando non si sarà fatta piena chiarezza sulle azioni, sui mandanti e sulle complicità che in quel periodo favorirono lo sviluppo dei movimenti che tanti lutti hanno causato a servitori dello Stato, a cittadini onesti e alle loro famiglie.

     

Paolo Padoin, Prefetto di Torino

 

                                                       




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