RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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I 60 ANNI DELLA COSTITUZIONE

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            Si stanno celebrando i 60 anni della nostra Costituzione e le Istituzioni centrali e locali, il mondo della cultura, le Università, le scuole, i circoli privati stanno organizzando manifestazioni che ricordino soprattutto ai più giovani il valore della nostra Carta fondamentale.

            Già da tempo si discute sulla necessità di riformare, in parte, la nostra Costituzione, ma i vari partiti non si accordano su questo elementare, ma fondamentale adempimento.

            Le riforme definite o presentate sono state parziali, approvate da risicate maggioranze a fine legislatura, bocciate da referendum riservati a pochi partecipanti precettati da alcuni partiti. Come nostro solito la ragion di partito prevale sempre sul bene comune.

            La nostra classe politica, avulsa, come una parte della Magistratura, dal paese reale, dai veri bisogni delle persone, continua imperterrita a imbastire polemiche anche interne agli schieramenti. Ogni giorno i telegiornali ci presentano i tanti piccoli ras dei vari partiti, soprattutto di quelli dello 0,0001%, impegnati a propinarci le loro essenziali opinioni, di cui faremmo molto volentieri a meno. Intanto si accentua il malessere diffuso fra la nostra popolazione, dovuto anche all'incapacità della nostra classe politica di decidere, di opporsi alle pretese di alcune minoranze che, con il sistema attuale, sono essenziali per la sopravvivenza delle coalizioni, di controbattere l'azione di potenti corporazioni, categorie e lobby che, con il permanere dei loro privilegi e della loro inefficienza, contribuiscono a gettare discredito sul nostro Paese.

Sono esemplari a questo proposito le vicende della spazzatura di Napoli e della Campania, l’assoluta incapacità dimostrata in 14 anni dagli amministratori locali (sempre gli stessi), che naturalmente non si sono dimessi, nel risolvere il problema. Si sono aggiunte poi, nello spazio di una settimana, le contestazioni preventive da parte di esimi professori e di studenti politicizzati per l'invito rivolto al Santo Padre dall'Università La Sapienza di Roma e, dulcis in fundo, le polemiche conseguenti al procedimento iniziato, con la consueta sovraesposizione mediatica, dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere contro il Ministro Mastella, la moglie e l'Udeur campana, che ha contrapposto ancora una volta politica e magistratura.

Lo spettacolo non proprio commendevole è stato presentato sul palcoscenico mondiale e i nostri leaders, ancora non soddisfatti pienamente del loro operato, hanno continuato a dibattere fra loro e a dividersi quasi su tutto. Mastella contro Di Pietro, Di Pietro contro Mastella, Partito Democratico e cespugli di sinistra in disaccordo fra loro, centrodestra non compatto su alcuni nodi essenziali quali la nuova legge elettorale.  Il Financial Times ha titolato: l'Inferno di Dante è la metafora migliore della politica italiana. Il Wall Street Journal ha affermato: in Italia il caos è la normalità politica. Giudizi caustici e sarcastici sono stati formulati dalla grande stampa internazionale sulla solita crisi di governo dei soliti spaghetti-boys (La Repubblica 8 febbraio 2008).

 
Nel corso della campagna elettorale il clima è per fortuna cambiato, le nuove aggregazioni politiche hanno provocato un chiarimento nelle coalizioni e il risultato delle urne ha favorito un confronto più pacato fra le forze politiche. Il discorso programmatico del Presidente Berlusconi ci fa sperare che, dopo 15 anni di baruffe, vi sia un clima di collaborazione che favorisca riforme condivise.




                 Paolo Padoin









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