GIUSTIZIA IN CALABRIA

Dopo le polemiche in merito all’inchiesta gestita dall’allora Sostituto procuratore di Catanzaro Luigi de Magistris, altre vicende interessano la magistratura calabrese.
Un articolo di Attilio Bolzoni, Il
procuratore in affari con l´imprenditore mafioso, pubblicato su Repubblica 14 agosto
2008, narra che a Crotone il costruttore più ricco e potente si chiama Raffaele
Vrenna. Ha cantieri in tutta la provincia e anche fuori, è stato vicepresidente
regionale di Confindustria, ha sei società per la raccolta di rifiuti e anche
qualche legame molto stretto con gente di ‘ndrangheta. Qualche anno fa le ombre
sull’imprenditore sono diventate tali e tante - speculazioni selvagge in
villaggi turistici, accordi con boss, scambi di voti - da provocare l´apertura
di un’inchiesta giudiziaria. Il sostituto procuratore della Repubblica
Pierpaolo Bruni - in forza a Crotone ma "applicato" alla distrettuale
di Catanzaro - comincia le sue investigazioni. In silenzio e per mesi. Rispetta
rigorosamente il segreto istruttorio e non informa, come prevede il codice,
neanche il suo superiore diretto, il procuratore capo Franco Tricoli. Dopo due
anni il pubblico ministero Bruni tira le sue conclusioni e, prima di chiudere
l´indagine e firmare una richiesta di custodia cautelare contro Raffaele
Vrenna, avvisa il procuratore capo del contenuto della sua inchiesta. Di tutto
quello che ha accertato. Lo fa con un certo imbarazzo. Anche perché la
segretaria del procuratore capo, Patrizia Comito, è la moglie di Raffaele
Vrenna, l´imputato principale della sua indagine. Il gip di Catanzaro respinge
la richiesta d’arresto del sostituto procuratore Bruni, l’inchiesta va comunque
avanti e due mesi fa Vrenna viene condannato in primo grado a quattro anni di
reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e falso. È
a quel punto che si mettono in moto le procedure antimafia prefettizie: il
ritiro dei nulla osta e dei certificati per tutte quelle imprese che fanno capo
a Raffaele Vrenna. Una settimana fa il prefetto di Crotone Melchiorre Fallica
ha così notificato un atto al commissario straordinario per i rifiuti della
Calabria Goffredo Sottile: «Vietato scaricare in località Columbra negli spazi
della ditta Sovreco». La Sovreco è di proprietà di Raffaele Vrenna ed è anche
la più grande discarica della provincia. Subito dopo c´è stata una rivolta dei
sindaci, all’improvviso è esplosa la paura per un´emergenza rifiuti alla
napoletana.Sono passati pochi giorni ed è cominciata a circolare la
notizia che la discarica stava riaprendo «per motivi di ordini pubblico». È
cominciata a circolare contemporaneamente anche la notizia che, dal prossimo
mese, a fare da "garante" alle società dell’imprenditore sarebbe
stato il procuratore capo della repubblica di Crotone Franco Tricoli. Ufficialmente
è ancora in carica e al suo posto al palazzo di Giustizia, ma fra quattro
giorni - il 18 agosto prossimo - andrà in pensione. Prima era soltanto una voce
che si è rapidamente diffusa in tutta Crotone, soprattutto negli ambienti
giudiziari e investigativi. Poi il 13 agosto è stata scritta sul "Il
Quotidiano della Calabria" e non smentita da Tricoli. Poi ancora è stato
lo stesso procuratore capo a confermarlo a Repubblica: «Una cosa è la vicenda
processuale, una cosa è quello che farò da grande quando andrò in pensione fra
qualche giorno. Ho qualche piccolo dubbio a proposito dell’incarico che mi
hanno proposto, probabilmente deciderò all’ultimo momento. Io decido sempre
all’ultimo, fino a quando non c´è la firma non si può dire mai». E ha aggiunto
il procuratore Tricoli: «Comunque quello che farò dopo la pensione sono affari
miei». Un
atto ufficiale ancora non c´è ma il procuratore Tricoli -
stando alle
sue parole - è molto vicino ad accettare l´incarico. Tutto
normale procuratore? «Per me parla la mia biografia di
magistrato, porto la toga dal lontano 1967», risponde lui. I
primi due anni
come uditore a Catanzaro e gli altri trentanove tutti a Crotone. Giudice del
lavoro, giudice dei minori, giudice istruttore, giudice di tribunale.
Procuratore capo della Repubblica è da nove anni, dall’inizio del 1999. Quella
stessa procura della Repubblica che fino a qualche settimana fa - prima del
decreto sicurezza che ha affidato le competenze alle "distrettuali"
in materia di sequestro e confisca di beni - avrebbe dovuto accertare la
provenienza del denaro di Raffaele Vrenna e poi di eventuali misure di
prevenzione. Tutto normale a Crotone, in Calabria. Tutto normale anche per il
suo procuratore capo”.
In attesa di conoscere gli effettivi sviluppi
della vicenda ribadisco, salvo smentite, la fiducia, la stima e la riconoscenza
per l'operato dei magistrati in Calabria, ma propongo tre osservazioni:
1) L’inopportunità che un magistrato, così come un pubblico funzionario, permanga sostanzialmente a vita nella stessa città. Rilevo a tal proposito che i Prefetti difficilmente tornano nella città d’origine o dove hanno svolto gran parte della carriera (io stesso da 17 anni sto girando tutt’Italia). Il Consiglio Superiore della Magistratura sembra votato solo a difendere interessi corporativi e non a temperare, ove necessario, questi privilegi mascherati con esigenze di tutela dell’indipendenza della magistratura. 2) Il buon senso dovrebbe guidare le scelte dell’ex procuratore. 3) Gli stessi ex colleghi dovrebbero accertare quanto accaduto a Crotone, anche se rilevo che il procedimento giudiziario nei confronti del Vrenna si è concluso con una condanna.
L'Ansa informa che l'ex Procuratore Tricoli ha accettato l'incarico; non si tratta di atto illegittimo, credo, ma è fortemente inopportuno. Chi sa se Di Pietro e gli altri "difensori d'ufficio ad ogni costo della magistratura" faranno passare sotto silenzio quest'episodio? Intanto è arrivata la reazione politica da parte dell'On. Rosa Calipari, che ha affermato "Non può passare in sordina una decisione di questo tipo e per questo motivo la politica è chiamata ad intervenire sulla questione senza infingimenti". Vedi il link: http://www.strill.it/
Paolo Padoin
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