RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
sen* = Novità

DELITTO SENZA CASTIGO

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Dal CORRIERE DELLA SERA  del 27/03/10 traggo un articolo-verità di Aldo CAZZULLO: Quei delitti italiani senza castigo.

La mostra più visitata in questi giorni a Parigi si intitola «Delitto e castigo». Ideata da Robert Badinter, il ministro della Giustizia di Mitterrand che abolì la pena di morte, è una sequela sin troppo macabra di colpevoli perseguitati dalla giustizia umana e divina. In Italia accade il contrario. Delitto senza castigo. Pena dimezzata al criminale romano che senza patente è passato con il semaforo rosso a cento all'ora, falciando due giovani vite. Ornar e tra poco Erika libero nove anni dopo aver assassinato con 97 coltellate la madre di lei e il fratellino di undici anni. Scene insultanti per le vittime, come l'assassino plurimo e recidivo Izzo ora sposo felice. Una lunga serie di crimini impuniti, ormai talmente abituali che faticano a diventare notizie: come il caso della dottoressa della guardia medica del Ragusano, stuprata durante il turno di notte da un nordafricano entrato e uscito indisturbato (ora forse l'hanno preso in Francia). E reati che in un Paese avanzato dovrebbero essere scomparsi, resi possibili da un sistema inefficiente: il commerciante che denuncia l'usuraio o il ricattatore rischia di ritrovarseli liberi davanti al negozio un mese dopo, per cui spesso è costretto a pagare e tacere. La macchina della giustìzia italiana punisce prima di accertare le responsabilità, con la carcerazione preventiva; ma la verifica delle responsabilità non arriva quasi mai, perché troppe volte intervengono prima prescrizioni, attenuanti, misure favorevoli al reo, indulti. Non a caso i «gialli» durano decenni. Nessuno o quasi confessa più; ritrattano pure i rei confessi Olindo e Rosa, peraltro riconosciuti dal superstite della strage di Erba. Ne derivano la frustrazione delle forze dell'ordine, che mettono in gioco la loro vita, e un senso di insicurezza diffuso, che contribuisce ad allargare il fossato tra la società e le istituzioni. Il governo annuncia come priorità dopo le Regionali la riforma della giustizia penale. Ora, è evidente che una giustizia così va riformata. Ma per renderla rapida, certa, rigorosa; non lenta, incerta, lasca. In passato i provvedimenti del centrodestra in tema di prescrizione, legittimo sospetto, rogatorie internazionali hanno dato l'impressione di voler ostacolare i giudici più che agevolarli. Certo, larga parte dell'opinione pubblica chiede che si evitino sconfinamenti della magistratura nella politica, e si mettano i giudici che sbagliano di fronte alle loro responsabilità. Certo, il sistema di garanzie dell'imputato è una conquista della nostra civiltà giudirica che va salvaguardata (e proprio questo dovrebbe escludere in futuro il ricorso a misure come l'indulto, votato da una maggioranza di centrosinistra con il concorso di Udc e Forza Italia, tipiche di epoche in cui nei tribunali imperava l'arbitrio). Ma il risultato finale di qualsiasi riforma dovrà essere una giustizia più efficiente e, se necessario, più severa. Perché le garanzie meno rispettate sono quelle delle vittime.

Cazzullo espone la pura verità della situazione della nostra giustizia sempre troppo morbida con i delinquenti a  causa della legislazione buonista e confusa, risultante dalla sovrapposizione di tante norme. A partire dalla nefasta “legge Gozzini”, la legislazione si è man mano “evoluta” secondo l’emozione del momento, ma sempre col risultato di favorire i delinquenti e non le vittime dei delitti.

Paolo Padoin

 

 


                          




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