RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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ATENEI RICERCA E CONCORSI


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Tra le molte inchieste giornalistiche che recentemente si sono interessate dei temi della ricerca e dei concorsi universitari, senza peraltro che a livello giudiziario o amministrativo accadesse qualcosa per mutare inefficienze e malcostume denunciati, il numero dell’Espresso in data 28 giugno u.s. pubblica un articolo di Andrea Benvenuti dal titolo : Università/La riforma in un vicolo cieco: chi ricerca non trova.

In poche parole si denuncia la precaria situazione dei ricercatori e lo stallo dei concorsi, e si ribadisce la necessità di riaprire al più presto la valvola delle assunzioni.

“Il problema principale resta quello di una riforma del sistema d’accesso che premi i più bravi e garantisca stipendi in linea con gli altri paesi europei. Secondo una ricerca del Cnvsu, il 45 per cento dei giovani ricercatori ha un contratto a termine o vive una situazione di precariato e percepisce un reddito annuo inferiore ai 20.000 € lordi. Ci sono 4.200 persone che mantengono il titolo di ricercatore dal 1980 e hanno mediamente 60 anni. Rappresentano un tappo generazionale, senza contare che il 20 per cento dei docenti, circa 10.000 professori, scientificamente non esiste perché da oltre cinque anni non pubblica nulla. Dal Ministero sono convinti che le porte dell’università vanno riaperte ai giovani e che la macchina dei concorsi va rimessa in moto al più presto, tanto è vero che abbiamo rimosso il blocco delle assunzioni e abbiamo stanziato 140 milioni di euro per assumere i giovani.”

Tutti si augurano che alle parole seguano presto i fatti e il Sottosegretario Modica ha preannunciato, nel corso della visita il 2 luglio all’Università di Torino, i propositi del Governo: "ora pensiamo al futuro: si tratta di mettere in atto azioni ben note che dovevano essere perseguite meglio nell'ultimo anno, come affidare seppure tardivamente al CIVR la seconda edizione della valutazione nazionale della ricerca per il triennio 2004-2006, ringiovanire il corpo docente e rendere l'università italiana attrattiva per i migliori talenti italiani e stranieri, sia reclutando nuovi ricercatori e riaprendo le assunzioni e le promozioni a professore associato e ordinario sulla base di sistemi concorsuali trasparenti e allineati agli standard internazionali, sia privilegiando nettamente il merito personale sul fronte delle retribuzioni e delle carriere.” In effetti i provvedimenti preannunciati sono stati in parte approvati.

Nello stesso numero dell’Espresso un articolo di Guido Martinotti dal titolo “Laureati in nepotismo” avanza proposte in tema di concorsi, osservando che “Quel che si deve capire è che portare o mettere il proprio allievo in cattedra è per il docente un obbligo morale riconosciutogli e, anzi, impostogli dalla sua comunità di pari. Con acuto cinismo baronale il costituzionalista Tesauro diceva che tutti sono capaci di mettere in cattedra l’allievo intelligente, ma solo i più capaci riescono a portare un cretino.” Il Professore suggerisce quindi un’altra via, che passa attraverso la fissazione di criteri di mobilità (non si diventa cattedratici senza aver passato almeno 10 anni in un ateneo diverso), l’obbligo di assumere ricercatori provenienti da atenei diversi con vincolo di un tempo minimo di permanenza, il reclutamento per via diretta da parte dei dipartimenti, con alcuni accorgimenti.

Ho riassunto i concetti fondamentali dei due articoli, che ciascuno potrà consultare collegandosi a:

http://www.cipur.it/rassegna%20stampa/Articoli%202007/
espresso28giu07.pdf


e spero che anche queste argomentazioni contribuiscano ad alimentare un dibattito costruttivo


                           Paolo Padoin




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