GIUDICI E PROCESSI

La sede del Palazzo di Giustizia di Padova
Una notizia di “malagiustizia” che ci viene da
Padova. Riprendo quanto scritto sul “Mattino” di Padova il 25 aprile.
“Liberati l’altro ieri, per decorrenza dei
termini di carcerazione preventiva, i 13 rumeni ritenuti gli autori di 70 raid
ladreschi commessi non solo in città e provincia ma anche in Triveneto e
Lombardia. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata a furti e
ricettazioni. Nonostante la pericolosità di questi soggetti, il gup non ha
fatto in tempo a fissare la data per l’udienza preliminare entro i 6 mesi
previsti dalla legge. Questa gang rumena era specializzata in «mordi e fuggi»
ai danni di bar, negozi e abitazioni, usando le grate dei tombini a mo’ di
ariete.
Complessivamente, tra ottobre e dicembre scorsi,
la squadra mobile di Padova diretta dal vicequestore Marco Calì aveva eseguito
23 arresti e denunciato altre persone, per un totale di 37. Del gruppo faceva
parte anche una ragazza diciannovenne, Gregolina Babalic alias Alina, rumena di
Tecuci impettita d’orgoglio per essere divenuta la prima donna ad assumere un
ruolo di spicco in una delle tante bande dell’Est dedite alle spaccate, molte
delle quali compiute a Padova, nel Cittadellese, nel Miranese, sulla Riviera
del Brenta, nonché nelle immediate periferie di Mestre e Treviso. Una serie di
reati predatori da capogiro. Un’operazione che, di fatto, aveva decapitato un
sodalizio criminale composto da personaggi senza scrupoli che agivano in gruppi
sparsi, di volta in volta alleati anche solo per portare a termine un unico colpo,
dividersi il bottino e poi sciogliersi. Ma nel contempo anche gruppi
«orizzontali», senza capi riconosciuti. Il loro punto di ritrovo e preparazione
dei piani era il «New Bar» in zona stazione. E nei furti nelle case usavano
talvolta anche anestetici per «addormentare» i residenti. Poi si spartivano il
bottino nei tre «covi» di Padova, in via da Bassano, via da Murano e via
Storlato. Adesso è tutto da rifare. Sulla vicenda-scarcerazioni abbiamo
raccolto il commento del procuratore generale di Venezia, Ennio Fortuna. Pur
usando parole misurate e scarne, lancia un messaggio forte e chiaro. «Questo è
un fatto negativo per la giustizia. Appresa la notizia, ho subito chiesto e
ricevuto dal procuratore di Padova Pietro Calogero un dettagliato rapporto
sull’accaduto. Cose simili non devono mai avvenire, se non in casi estremi. Va
comunque precisato, per completezza, che negli uffici del gup di Padova esiste
una situazione di estrema pesantezza. Come del resto anche in procura, pur se
mi è stato riferito che il pm ha chiesto l’udienza preliminare entro il tempo
consentito. Il gup non è però riuscito a fissarla». Il procuratore generale
precisa inoltre che gli atti «verranno trasmessi al Ministero della Giustizia e
al Procuratore generale della Cassazione». Ma non cerca scusanti o scorciatoie
per eludere il problema. «Certo, la faccenda poteva essere affrontata con
maggiore impegno e intraprendenza, anche perché i reati dei 13 rumeni erano
pesanti: furti, ricettazioni e associazione a delinquere. Il tutto inserito nell’atmosfera
psicologica particolare di questi tempi nei confronti del problema-sicurezza,
legato alla presenza di extracomunitari che infrangono la legge. Anche se i
rumeni non rientrano più in tale contesto, avendo ottenuto la cittadinanza
europea. La percezione del pericolo non è però mutata tra la gente». Quali
rimedi per evitare il ripetersi di analoghe situazioni? «Se ci diamo più da
fare, possiamo riuscire a evitare simili scarcerazioni per scadenza dei
termini. Questa faccenda non ci autorizza però ad asseverare colpe, difetti e
virtù. Non spetta a noi trarre giudizi e conclusioni su una questione così
complessa e articolata».
Le
conclusioni di grande buon senso del P.G. Fortuna ci fanno comprendere che
occorre certamente una riforma del sistema giudiziario, ma che con un po’ di
buona volontà e di accortezza e una migliore organizzazione del lavoro certi
episodi che disorientano i cittadini si potrebbero evitare. Ma pagherà qualcuno
per questo? I precedenti non sono incoraggianti.
Paolo
Padoin
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