RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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PREMIARE GLI SPRECHI?


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Il Cortile del Palazzo del Bo, sede dell'Università di Padova

Il rettore di Padova, Vincenzo Milanesi aprendo la celebrazione del 786° anno accademico è tornato sui temi scottanti dell’Università. «Di riforme le università italiane hanno bisogno - ha esordito -, ma forse bisognerebbe dire "di una riforma": quella che restituisca davvero e per intero alle università la loro autonomia, tutta l'autonomia di cui hanno bisogno per divenire quello che potenzialmente già sono, atenei moderni, realmente competitivi in termini sia di ricerca che di didattica. Ma insieme all'autonomia piena e dispiegata - ha continuato il professor Milanesi - quell'unica riforma dovrà sancire anche per davvero il principio del riconoscimento del merito e della responsabilità, quello per cui ciascuno sia davvero chiamato a rispondere delle proprie scelte con regole chiare». Poi riferendosi alla situazione del Bo ha aggiunto: «E’ noto il dato Ocse che stima in circa 1.000 dollari per studente il sottofinanziamento dell’università italiana rispetto alla media dei Paesi a economia avanzata. E per di più il Fondo di finanziamento ordinario agli atenei viene ancor oggi ripartito non considerando pressoché per nulla la qualità delle performance, su una base di dati poco attendibile quanto a capacità di misurare la produttività delle sedi anche dal punto di vista meramente quantitativo. Diventa allora comprensibile lo scoraggiamento e la delusione di quegli atenei che risultano, come il nostro, significativamente sottofinanziati: Padova per circa il 10% sul modello di valutazione, il che ci comporta qualcosa come 28 milioni di euro in meno in un anno».
«Così non si può andare avanti», ha scandito il rettore, «anche perché appare che proprio gli atenei sottofinanziati hanno in grande maggioranza, nonostante tutto, bilanci in ordine e buona reputazione internazionale, fanno eccellente ricerca scientifica e laureano giovani assai preparati. Non è possibile che per lo Stato continuino ad esserci, così smaccatamente, figli e figliastri nella distribuzione delle risorse».. E ha corrispettivamente manifestato «pessimismo» rispetto a un processo di autonomia universitaria che rimane «in mezzo al guado». «La logica centralistica», ha rilevato il rettore, «è dura a morire, con la conseguenza di rigurgiti spesso insensati di volontà dirigistiche che nulla hanno a che fare con il ruolo di indirizzo e controllo, che è insieme diritto e cómpito del Ministero esercitare. E a questo indebito interventismo pare corrispondere un perdurante stato di catatonica incapacità da una parte di indicare le linee di sviluppo che il Paese chiede alle sue università, dall’altra di valutare i risultati raggiunti da ciascuna di esse».



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Palazzo Balbi, Regione Veneto


    Sul tema del federalismo è intervenuto anche il Presidente della Regione: «Ho letto che il nostro ateneo è sotto finanziato - ha esordito il governatore, Giancarlo Galan -, questo è un problema gravissimo. Baronie locali e potentati politico-accademici prevalgono soprattutto nel centro e nel sud del nostro Paese, secondo logiche spartitorie e lobbistiche a seguito delle quali incredibilmente l'università Federico II di Napoli ottiene più della nostra. Ma è la stessa penalizzazione che sta subendo il nostro sistema sanitario. Sono infatti i cittadini veneti che contribuiscono a ripianare i bilanci delle regioni non virtuose, nonostante la Corte di Cassazione avesse ribadito che tutto ciò è contro il principio di eguaglianza». «C'è bisogno di un vero federalismo fiscale - ha ripreso Galan - La Regione è comunque impegnata a sostenere solo gli atenei veneti e il distretto delle nanotecnologie, seguendo il percorso ricerca-innovazione inaugurato già nel 1609-10 da Galileo Galilei».

    La situazione rilevata da Rettore e Presidente della Regione si può riscontrare facilmente. Dal Giornale della Toscana apprendiamo che l’Università di Firenze, approvato il bilancio, ha ridotto l’attività di uffici e servizi. Il 28 febbraio infatti il Giornale titola: “Ateneo senza precari: uffici al collasso”, e un sindacalista della CGIL aggiunge “entro pochi mesi sarà il caos. Ferie già congelate ad alcuni dipendenti.” Conseguenze queste della deficitaria politica di spesa degli ultimi anni. Invece qualche altro privilegiato, autodefinitosi eccellente e destinatario di fondi non limitati, può provvedere all’assunzione di impiegati e personale amministrativo. È il caso del SUM (Istituto Italiano di scienze umane di Firenze) sul cui sito troviamo addirittura sette bandi di concorso per posti amministrativo-finanziari di vari livelli e categorie.

Hanno proprio ragione Rettore di Padova e Governatore del Veneto: non vi sono regole che privilegino veramente chi merita.


                           Paolo Padoin




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