UNIVERSITÀ TAVOLI E SPRECHI

I
disastri finanziari e amministrativi quasi irreversibili che sono stati
realizzati in alcune Università, che adesso sono in prima fila per protestare
contro i tagli, fanno riflettere sulla possibilità, per il Ministro
dell’Università, chiunque esso sia, d’intervenire efficacemente e
drasticamente per porre rimedio ai
guasti combinati da amministrazioni clientelari. Già nel 2007 lo
strombazzato «Patto
per l’università e la
ricerca» del Governo Prodi prometteva una politica di maggiore
sostegno alle
Università, attraverso una maggiore assunzione di
responsabilità da parte
governativa in termini di finanziamenti aggiuntivi a quelli attuali, a
cui
doveva però fare seguito un cambiamento di rotta in termini
gestionali negli
Atenei. Caduto il Governo, in difficoltà ancora maggiori si
è trovata il
Ministro Gelmini, che ha ereditato una situazione a dir poco difficile.
E anche
in questo caso, di fronte ai giusti tagli che vanno a incidere
sugli sprechi esistenti, la proteste di tutto il mondo accademico
hanno portato alla
proposta di un «tavolo per l’Università» di
cui fanno parte tutte le componenti
interessate.
La situazione cui far fronte è ben riassunta dalle parole del Ministro (Italia Oggi del 18 luglio 2008) : “La manovra finanziaria ha posto a tutti un problema reale, la necessità di razionalizzare, rinnovare, ridurre gli sprechi”. Sarà un compito arduo quello di sfoltire sedi universitarie (più di 200 fra sedi madri e decentrate) e corsi (5.200, molti dei quali con meno di 10 studenti, rispetto ai 2.400 del 2001). Fra le curiosità maggiori, rilevate dal Giornale del 18 luglio 2008 e dal Riformista del 15 luglio 2008, vi sono 37 corsi ai quali nel 2007 è stato iscritto un solo studente (es. comunicazione interlinguistica applicata a Forlì, geofisica applicata alla difesa del territorio a Catania, tecniche audiometriche a Roma La Sapienza, produzioni animali a Nuoro, educatore sociale a Bologna nel 2006). Tra i corsi più singolari anche Scienze dell’allevamento, igiene e benessere del cane e del gatto. La moltiplicazione di sedi e cattedre, leggi che hanno praticamente raddoppiato posti messi a concorso hanno provocato l’aumento, in 15 anni, del 400% dei docenti universitari (fonte: Il Riformista del 15 luglio 2008, non smentita). Lo stesso quotidiano, che ha programmato una serie di articoli sulla questione, a firma di Paolo Posteraro, spiega il meccanismo: “Da qualche tempo le università hanno preso a bandire più concorsi dei posti disponibili, per l’esattezza il doppio. La domanda sorge spontanea: dove vanno a finire tutti questi prof in esubero? La risposta è facile: vengono chiamati dall’università dove già insegnavano e che non aveva i soldi per bandire un concorso. Il concorso cui hanno partecipato e che ha consentito il salto di qualità era stato bandito non dalla loro università, ma da un’altra. La loro università si è limitata a richiamarli, inventando un nuovo insegnamento. (…) E lo Stato paga. (..) Dal 1999 al 2006 sono stati nominati 26.000 idonei a fronte di 13.000 posti disponibili”.
Le stesse notizie sono replicate in un servizio più ampio apparso su "il Giornale" del 21 luglio 2008, dal titolo:
"I privilegi dei baroni. E protestano pure."
Ma se la corporazione è riuscita raddoppiare i posti può adesso pretendere che vi siano modesti sacrifici, si stabiliscano risparmi poco significativi, vengano anzi concessi ulteriori fondi a una categoria che, con questi meccanismi agevolati, ha moltiplicato i suoi numeri in modo esponenziale? I tagli dovrebbero però colpire gli Atenei disastrati e non quelli virtuosi, come hanno chiesto più volte i Rettori delle Università meglio amministrate, come quelle di Padova e Torino. La risposta (forse) al tavolo dell’Università, ma soprattutto alle scarse risorse disponibili che dovranno essere distribuite con criteri rigorosi e non con la demagogia alla quale siamo stati abituati da troppo tempo.
Paolo Padoin
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