REGOLE LEGGI E LEGALITÀ

“Dopo oltre 33 anni di magistratura, da circa un anno Gherardo
Colombo non è più magistrato. Si è dimesso
volontariamente dall' ordine giudiziario, al cui interno aveva tra l'
altro svolto molte inchieste importanti e ricche di cospicui risultati.
Ma ormai si era convinto che, per poter contribuire a rendere l'
amministrazione della giustizia «meno peggio di quello che
è», avrebbe dovuto mutare l' ambito del proprio impegno
civile. E poiché la giustizia non può funzionare se i
cittadini non avvertono le ragioni delle regole, la prospettiva
prescelta è stata quella di adoperarsi (dunque, da ex
magistrato) per contribuire al superamento delle difficoltà di
comprensione, che troppo spesso contrassegnano il rapporto tra gli
individui e le norme di legge. In questa prospettiva si colloca, per l'
appunto, il volume appena pubblicato (Sulle regole, Feltrinelli, pp.
158, 14), che non è un saggio di diritto in senso tecnico, e
nemmeno un saggio sulla giustizia amministrata nei tribunali mediante i
processi. Si tratta, piuttosto, di una sorta di breviario laico di
educazione civica, sviluppato con passione narrativa attraverso una
serie di riflessioni semplici e lineari, tutte nascenti dalla ferma
convinzione che senza l' osservanza delle regole non può esservi
civile convivenza. Ma anche, nel contempo, dalla consapevolezza che
parole come «regole» o «leggi» (o come
«legalità», con cui si esprime l' atteggiamento dei
cittadini di rispetto delle leggi) sono termini neutri, che acquistano
risalto concreto solo se li si valuta nel loro contenuto. E di qui,
allora, si dipana una serie di delicati interrogativi intorno al
concetto di legge «giusta», che vengono riproposti da
Colombo, con ovvi riferimenti ai modelli di Stato (dallo Stato assoluto
allo Stato di diritto, fondato sulla separazione di poteri), e quindi
ai modelli di società cui le regole si ispirano. A quest' ultimo
riguardo, molte pagine sono dedicate alla descrizione di due modelli
opposti di organizzazione della società. Da un lato un modello
«verticale», fortemente gerarchizzato, basato sull' idea
della selezione e quindi, spesso, sulla discriminazione dei più
deboli e dei «diversi», nel quale la persona umana è
soltanto uno strumento, finalizzato agli scopi ultimi dello sviluppo
dello Stato e del successo dei più forti. Dall' altro un modello
«orizzontale», basato sul riconoscimento della eguale
dignità di ogni individuo, dove la persona umana è un
valore da rispettare comunque, fino a farne il centro della costruzione
costituzionale dello Stato, con evidenti conseguenze anche sul piano
della repressione degli illeciti. In una società ispirata a
questo modello, per esempio, tutti i reati devono essere accertati e
puniti (senza privilegi per nessuno), ma non sono ammissibili né
la tortura né la pena di morte. Inoltre la pena carceraria,
intesa come estrema risorsa punitiva, ha senso soltanto per
«neutralizzare» la pericolosità di certi individui,
non già in funzione afflittiva o retributiva. Rispetto a tali
modelli, che non sono l' uno di «destra» e l' altro di
«sinistra», ma semmai riflettono il divario tra concezioni
autoritarie e democratiche dello Stato, la Costituzione italiana si
colloca decisamente nell' area dei modelli di società
«orizzontale». In particolare, muovendo dal principio di
eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (in senso sia formale,
sia sostanziale), ed attraverso il riconoscimento a tutti dei diritti
inviolabili dell' uomo, la nostra Costituzione definisce un quadro al
cui interno l' osservanza delle regole significa dare concretezza ai
contenuti positivi che vi sono sanciti. E perciò, in questo
quadro, l' affermazione della legalità è un obiettivo cui
devono tendere anzitutto i cittadini, dentro e fuori le istituzioni.
Allo scopo, la ricetta proposta da Colombo è semplice, per chi
creda nel primato della dignità della persona umana. Non solo
chiarezza (cioè convinzioni profonde) e coerenza (fare quel che
si dice), ma anche impegno e partecipazione: dunque
disponibilità di ciascuno a mettersi in gioco per la tutela dei
valori di fondo, e ad assumersi le sue responsabilità in vista
della realizzazione di una società più giusta. Un impegno
ed una responsabilità tanto più necessari nelle zone
infestate dalle organizzazioni criminali.”
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