RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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REGOLE LEGGI E LEGALITÀ

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La Giustizia

 

In un articolo pubblicato dal Corriere della Sera del 31 marzo 2008 il Prof. Vittorio Grevi parla del nuovo libro di Gherardo Colombo, dedicato alla legalità. L’autorevolezza dell’Autore del libro e del commento del prof. Grevi mi hanno indotto a inserire l’articolo nella sezione dedicata proprio alla tutela della legalità, che costituisce il primo fondamento di questo sito. (Paolo Padoin)
“Dopo oltre 33 anni di magistratura, da circa un anno Gherardo Colombo non è più magistrato. Si è dimesso volontariamente dall' ordine giudiziario, al cui interno aveva tra l' altro svolto molte inchieste importanti e ricche di cospicui risultati. Ma ormai si era convinto che, per poter contribuire a rendere l' amministrazione della giustizia «meno peggio di quello che è», avrebbe dovuto mutare l' ambito del proprio impegno civile. E poiché la giustizia non può funzionare se i cittadini non avvertono le ragioni delle regole, la prospettiva prescelta è stata quella di adoperarsi (dunque, da ex magistrato) per contribuire al superamento delle difficoltà di comprensione, che troppo spesso contrassegnano il rapporto tra gli individui e le norme di legge. In questa prospettiva si colloca, per l' appunto, il volume appena pubblicato (Sulle regole, Feltrinelli, pp. 158, 14), che non è un saggio di diritto in senso tecnico, e nemmeno un saggio sulla giustizia amministrata nei tribunali mediante i processi. Si tratta, piuttosto, di una sorta di breviario laico di educazione civica, sviluppato con passione narrativa attraverso una serie di riflessioni semplici e lineari, tutte nascenti dalla ferma convinzione che senza l' osservanza delle regole non può esservi civile convivenza. Ma anche, nel contempo, dalla consapevolezza che parole come «regole» o «leggi» (o come «legalità», con cui si esprime l' atteggiamento dei cittadini di rispetto delle leggi) sono termini neutri, che acquistano risalto concreto solo se li si valuta nel loro contenuto. E di qui, allora, si dipana una serie di delicati interrogativi intorno al concetto di legge «giusta», che vengono riproposti da Colombo, con ovvi riferimenti ai modelli di Stato (dallo Stato assoluto allo Stato di diritto, fondato sulla separazione di poteri), e quindi ai modelli di società cui le regole si ispirano. A quest' ultimo riguardo, molte pagine sono dedicate alla descrizione di due modelli opposti di organizzazione della società. Da un lato un modello «verticale», fortemente gerarchizzato, basato sull' idea della selezione e quindi, spesso, sulla discriminazione dei più deboli e dei «diversi», nel quale la persona umana è soltanto uno strumento, finalizzato agli scopi ultimi dello sviluppo dello Stato e del successo dei più forti. Dall' altro un modello «orizzontale», basato sul riconoscimento della eguale dignità di ogni individuo, dove la persona umana è un valore da rispettare comunque, fino a farne il centro della costruzione costituzionale dello Stato, con evidenti conseguenze anche sul piano della repressione degli illeciti. In una società ispirata a questo modello, per esempio, tutti i reati devono essere accertati e puniti (senza privilegi per nessuno), ma non sono ammissibili né la tortura né la pena di morte. Inoltre la pena carceraria, intesa come estrema risorsa punitiva, ha senso soltanto per «neutralizzare» la pericolosità di certi individui, non già in funzione afflittiva o retributiva. Rispetto a tali modelli, che non sono l' uno di «destra» e l' altro di «sinistra», ma semmai riflettono il divario tra concezioni autoritarie e democratiche dello Stato, la Costituzione italiana si colloca decisamente nell' area dei modelli di società «orizzontale». In particolare, muovendo dal principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (in senso sia formale, sia sostanziale), ed attraverso il riconoscimento a tutti dei diritti inviolabili dell' uomo, la nostra Costituzione definisce un quadro al cui interno l' osservanza delle regole significa dare concretezza ai contenuti positivi che vi sono sanciti. E perciò, in questo quadro, l' affermazione della legalità è un obiettivo cui devono tendere anzitutto i cittadini, dentro e fuori le istituzioni. Allo scopo, la ricetta proposta da Colombo è semplice, per chi creda nel primato della dignità della persona umana. Non solo chiarezza (cioè convinzioni profonde) e coerenza (fare quel che si dice), ma anche impegno e partecipazione: dunque disponibilità di ciascuno a mettersi in gioco per la tutela dei valori di fondo, e ad assumersi le sue responsabilità in vista della realizzazione di una società più giusta. Un impegno ed una responsabilità tanto più necessari nelle zone infestate dalle organizzazioni criminali.”

 

 



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