RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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SINDACI SCERIFFI


 

Il tema della sicurezza tiene sempre banco nel dibattito politico, anche perché l’afflusso massiccio di cittadini comunitari, in particolare di rumeni, e alcuni fatti gravi che hanno colpito l’opinione pubblica, incidono pesantemente sulla percezione d’insicurezza che i nostri cittadini hanno soprattutto nel Nordest.

Non ci si deve meravigliare quindi che non soltanto il Governo, su pressioni del Sindaco Veltroni, colpito particolarmente da un “episodio romano” (c’era stato qualche precedente nel Nordest, che aveva fatto meno notizia), abbia emanato disposizioni urgenti per far fronte al problema della sicurezza.

Intanto molti Sindaci, il record spetta alla provincia di Padova, hanno iniziato a muoversi autonomamente per soddisfare le richieste dei loro cittadini. A proposito dei Sindaci – sceriffi è utile leggere l’intervento del Prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, sul Sole 24 Ore del 30 novembre, che può essere consultato sul sito del giornale o sulla rassegna stampa del Ministero dell'Interno del 30 novembre:

SICUREZZA E FEDERALISMO L'utopia del sindaco-sceriffo di Gian Valerio Lombardi Prefetto di Milano.

In questi giorni è tornata di attualità la questione della sicurezza e di un possibile ulteriore ruolo delle polizie locali. Sono convinto che un apporto più incisivo di quella polizia può essere utile. Ma la delicatezza della materia consiglia prudenza per evitare contraccolpi negativi al sistema complessivo. La pubblica sicurezza richiede una visione strategica e unitaria, scevra da divisioni e incertezze, proprio perché l'esigenza di assicurare al tempo stesso libertà e garanzie ne rende inevitabilmente complessa la gestione. In uno scenario del genere - complicato da una sempre maggiore mobilità delle persone - è ora in corso la modifica delle norme sulla sicurezza con la prospettiva di nuovi spazi per il territorio e per le polizie locali. Alcuni proporrebbero addirittura una gestione autonoma della sicurezza, a livello territoriale (la stampa ha coniato il termine sindaci-sceriffi). Taluni esponenti politici locali - per rafforzare tale indicazione - fanno talora riferimento all'esperienza del sindaco di New York che a suo tempo ha ottenuto, ma per un breve periodo, buoni risultati con la cosiddetta "tolleranza zero" (che non sarebbe male introdurre almeno in parte nelle leggi anche da noi). Chi propone tale opzione non considera però la diversa grandezza dell'Italia rispetto agli Usa: negli Stati Uniti esiste una polizia federale che persegue reati federali e una polizia locale che persegue reati locali, ferma restando la sovraordinazione della stessa polizia federale. E poi lo Stato di New York ha 18 milioni di abitanti pari a poco meno di un terzo dell'intera Italia. Lì è logico avere una polizia "locale" perché New York non è solo una città ma un vero e proprio Stato. L'azione penale negli Stati Uniti è affidata alla magistratura elettiva. Lì ha un senso coinvolgere il sindaco nella gestione della polizia locale. Del resto la vastità del territorio e le differenze fra i singoli Stati giustificano il doppio livello delle polizie, federale e locale. Ma in Italia con un territorio trenta volte più piccolo e che è meno della metà del solo Texas, sarebbe lo stesso? Non credo proprio. È un segno della nostra mentalità provinciale chiedere, da parte del livello locale, sempre nuovi poteri (peraltro senza esercitare sempre quelli che si hanno!) quasi che la gestione locale sia, per magia, il rimedio a tutti i problemi. Purtroppo l'esperienza sembra dimostrare il contrario. Ma poi sarebbe così vantaggioso per il nostro Paese un simile sistema? Con ottomila Comuni avremmo ottomila sindaci, appartenenti a partiti diversi, i quali - pur se per motivi comprensibili - avrebbero ottomila modi differenti di gestire la sicurezza. Lo Stato, interlocutore comunque insopprimibile - che già fa fatica a coordinare cinque polizie - ne dovrebbe raccordare migliaia, con una dispersione che da noi si tradurrebbe certamente in una più scarsa efficacia dell'attività di sicurezza. Verrebbe così depotenziata ineludibilmente la sicurezza generale e lo Stato o dovrebbe abdicare a una sua funzione (che peraltro l'attuale Costituzione gli affida in via esclusiva) oppure non potrebbe rispettare il proprio contratto sociale. Le autorità elettive locali con i tanti altri e concomitanti problemi da risolvere non potrebbero applicarsi con la necessaria continuità al settore della pubblica sicurezza. Si acuirebbero, con i contrasti politici locali, le diversità e si creerebbero certamente problemi al coordinamento generale, in un Paese in cui la cultura del concerto e della condivisione -fondamento di ogni vero federalismo - non sembra ancora particolarmente sviluppata. I cittadini, dal canto loro, farebbero a gara nel chiedere polizie sempre più severe per allontanare da sé gli emarginati e i governanti locali sarebbero costretti ad assecondarli, per non perdere il consenso elettorale. Si realizzerebbe l'esatto contrario di quello che deve essere un sistema equilibrato, efficace e strategico. In realtà l'apporto di Regioni ed Enti locali nel campo della sicurezza può rivelarsi prezioso se fornito alle autorità dello Stato a ciò preposte, nell'ottica della leale collaborazione. Non è possibile - come talora accade da noi - che parti dello stesso sistema, spesso chiamate a collaborare, si critichino fra loro solo per la diversa appartenenza politica! Una cosa è la politica altra la gestione. In questo momento poi scegliere un federalismo della sicurezza, in un Paese come il nostro, sempre più soggetto - per l'appartenenza all'Unione europea - alle regole comuni, è una contraddizione nonché una scelta che mi sembra sbagliata. In realtà ciò che non funziona nella sicurezza del nostro Paese non è il lavoro delle forze dell'ordine (che operano in condizioni difficili e con grande impegno) ma la mancanza  di certezza della pena. Chi commette reati o azioni contro la sicurezza e il decoro urbano sa che sostanzialmente non subirà alcuna conseguenza per il proprio comportamento. Con gli attuali strumenti perciò non sarebbe certo l'affidamento delle funzioni al sindaco a garantire meglio la sicurezza. Anzi. È lecito invece pensare che la situazione peggiorerebbe e non poco a causa della inevitabile frantumazione degli interventi sul territorio, per le differenti valutazioni politiche e per la mancanza di una specifica professionalità. La polizia di sicurezza - in quanto attività amministrativa d'ordine - richiede sicuramente unicità di strategia di comando e di responsabilità. Polverizzarla In ottomila rivoli sarebbe un grave e imperdonabile errore. Adeguati strumenti d'intervento, più certezza della pena e unicità di direzione in un quadro di generale collaborazione sono gli ingredienti necessari per una buona ricetta della "sicurezza"! Machiavelli, un grande maestro dell'arte di governare, nei discorsi (III, 16), diceva che è rovina per gli Stati «...mandare ne' luoghi, per amministrarli meglio, più d'uno commissario e più d'uno capo». Figurarsi se il discorso non valga per la sicurezza!

Come non essere d’accordo con Machiavelli! (e con Lombardi).

 

                                Paolo Padoin

 

                                                   

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