RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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PADOVA: ESTREMISMI E LEGALITÀ

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La sede del C.p.o. Gramigna


La mattina del 25 luglio 2007 Padova si è svegliata ancora inconsapevole che all’alba era iniziata un’operazione più volte richiesta da tante componenti del mondo politico e istituzionale: la restituzione alla città dei locali occupati fin dal dicembre 2000 dal centro popolare occupato Gramigna. Non voglio rubare il mestiere ai giornalisti e riprendo quindi la cronaca del Mattino di Padova, dal sito dello stesso:

«È cominciato all'alba lo sgombero del centro popolare occupato "Gramigna", nel blitz condotto senza colpo ferire dalle autorità di Padova. Il ritratto di Che Guevara che campeggia in sfondo rosso, sulla facciata della ex scuola pubblica, è il primo a cadere sotto i colpi di vernice bianca dati dagli operai del Comune. Un centro sociale fondato negli anni '80 dai duri di Autonomia operaia, che da sei anni in questa ex scuola media aveva la base dove i "marxisti leninisti" del Gramigna preparavano le battaglie contro la Tav, il Dal Molin; le manifestazioni, a fianco del "Soccorso Rosso" in solidarietà con i compagni in carcere. Un centro di ritrovo dove si faceva musica e si organizzavano feste; ma anche un buon rifugio per molti personaggi finiti nell'inchiesta del Pm Ilda Boccassini sull'ala movimentista delle nuove Br, culminata il 12 febbraio 2007 con l'esecuzione di 15 ordinanze di custodia, seguite a giugno da altre due. Tra gli ultimi finiti in carcere Andrea Tonello, uno dei fondatori del Gramigna, e tra gli arrestati precedenti sette giovani che frequentavano abitualmente il 'cpo' padovano.
L'operazione Gramigna di stamane era stata in qualche modo anticipata dalla denuncia presentata la scorsa settimana dal sindaco di Padova, Flavio Zanonato, per invasione di edificio. Una quindicina di giovani appartenenti al 'CPO Gramigna' hanno inscenato una manifestazione di protesta poco distante dalla sede del centro popolare.
La palazzina, due piani per circa 1000 metri quadrati, ospitava un tempo una scuola media, chiusa a metà anni '90, ed il Comune la rivoleva indietro. Così oggi alle prime luci del giorno camionette di polizia e carabinieri hanno circondato via Retrone, la stradina a ridosso della campagna, in zona Padova ovest, dove sorge lo stabile, mentre arrivavano le ruspe e i camioncini del Comune. Non è stato però uno sgombero nel vero senso della parola: dentro la ex scuola non c'era nessuno.
Probabilmente già da qualche giorno i giovani del Gramigna l'avevano lasciata, abbandonando poche suppellettili, qualche bombola di gas e molto materiale cartaceo (giudicato di nessun interesse a fini investigativi). In realtà qualcosa di importante c'era: l'impronta eloquente del passaggio di una comunità all'apparenza "clandestina", chiusa verso l'esterno, che comunica solo tramite il proprio sito on line. Muri completamente affrescati da disegni con vernice spray, brandelli di striscioni di protesta, barattoli di vernice di ogni colore, appunti di manifesti contro il "terrorismo mediatico" e la "caccia alle streghe" della carta stampata contro il movimento. Frammenti di vita, ma anche esempi di pop art: come l'inquietante dipinto murale a tutta altezza in cui si vedono cinque giovani 'Carlo Giuliani', con passamontagna sul volto ed estintori rossi tra le mani. Fermi immagine di una comunità "rivoluzionaria", che però nel menù del bar interno inseriva il 'panino proletario' (euro 2,50), l'annuncio della festa serale a base di "salsicce e cipolla", che aveva uno stanza per i bambini, una sorta di spazio-asilo, e che al muro appiccicava la gigantografia di Totò.
Ora, una volta risistemato, il Comune assegnerà in convenzione lo stabile ad una scuola, probabilmente l'istituto privato Steineriano. I ragazzi del Gramigna si aspettavano il blitz, ma non pensavano fosse così repentino. Per il sindaco Zanonato con lo sgombero dei locali occupati abusivamente "è stata ripristinata la legalità e restituito alla città un bene pubblico, ribadendo che a Padova non sono accettabili atteggiamenti prevaricatori da parte di nessuno"
"E' ovvio che abbiamo valutato il rischio di reazioni ulteriori. Ma non possiamo tirarci indietro da interventi necessari come quello del Gramigna solo perché c'è il pericolo di ritorsioni". Lo ha affermato il prefetto di Padova, Paolo Padoin, commentando l'operazione che ha portato alla riappropriazione del Comune del centro occupato dai giovani del movimento antagonista. "A questo punto - si è chiesto il prefetto - cosa ci staremmo a fare se avessimo paura di reazioni? Non per nulla ci chiamiamo forza pubblica. Dobbiamo essere in grado di reagire e di prevenire eventuali reazioni". Sull'operazione di liberazione del Gramigna, Padoin ha osservato che si tratta "di un successo per tutta la città, reso possibile anche dalla grande armonia e dalla coesione con cui tutte le autorità si sono mosse per garantire la sicurezza e la vivibilità di questa città". "La settimana scorsa abbiamo chiuso via Anelli, oggi il Gramigna. Oramai ci abbiamo preso gusto" ha concluso con una battuta il prefetto.»

Questa la cronaca del Mattino, ma proprio da questa mia battuta prendo lo spunto per rispondere anche a chi ha accusato a lungo prefetto e questore per non essere intervenuti prima. Il Questore - al quale deve essere rivolto il ringraziamento unanime di tutta la città per l’azione che ha svolto e che svolge, così come tutti gli altri responsabili delle forze della sicurezza (Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del fuoco, Corpo di Polizia municipale) in perfetta collaborazione fra loro – ha spiegato benissimo che non potevamo agire prima per non interferire con l’inchiesta giudiziaria in atto e ha illustrato inoltre il perché delle modalità dell’intervento.
Avevamo programmato da molto tempo l’azione nei confronti della sede del c.p.o. Gramigna, e in numerosi Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica, sempre in costante collegamento con la magistratura inquirente, abbiamo valutato ogni particolare dell’intervento, arrivando a deciderne tempi e modalità nel periodo più opportuno. Un ringraziamento particolare rivolgo all’Autorità giudiziaria che ha seguito questa vicenda con eccezionale professionalità e ai vertici del Ministero dell’Interno, che hanno costantemente seguito e incoraggiato la nostra azione, fornendoci sempre le forze necessarie.
Ai consensi rivolti alle Forze dell’ordine e all’Amministrazione comunale, in un primo momento unanimi e bipartisan (voglio ricordare in particolare il Presidente della Regione Veneto, il Presidente della Provincia di Padova e alcuni onorevoli padovani) si è aggiunto qualcuno che ha trovato il modo di criticare, per fini propagandistici personali, anche quest’indubbio successo delle istituzioni a tutela della legalità.


Il Ministro dell'Interno Amato invece ha più volte indicato quest'operazione come esemplare.

Voglio solo ribadire che continueremo, come abbiamo sempre fatto, a impegnarci con tutte le forze disponibili, per la difesa della convivenza civile, sicuri di poter contare, come è avvenuto finora, nel conforto e nella piena collaborazione delle istituzioni e della collettività locale.

   
      Paolo Padoin (Prefetto di Padova)




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