MINIUNIVERSITÀ E SPRECHI

Un
interessante articolo di Anna Maria Sersale, pubblicato sul Messaggero del 29
novembre, fa il punto sui nefasti effetti della polverizzazione degli Atenei,
segnalando (ma non si tratta certo di una novità) che il Ministero ha censito
in totale 268 sedi distaccate, gemmazioni di 79 Atenei, in 33 delle quali c’è
un solo corso. Il Ministro Gelmini avrebbe chiesto giustamente conto del numero
estremamente elevato e difficilmente sostenibile delle sedi.
L’ANDU,
in un commento all’articolo citato, sostiene che proprio quegli “interessi
locali” che hanno portato alle “mini-universita” verrebbero
‘istituzionalizzati’ dal DDL
governativo e dalla proposta di DDL
del PD, che prevedono la presenza obbligatoria degli
‘esterni’ nel nuovo CdA. E’ in realtà quanto già stabilito in intese
istituzionali fatte da Rettori uscenti e Regioni, in base alle quali le Regioni
sono intervenute e intervengono finanziariamente per tappare i buchi enormi di
gestioni finanziarie dissennate, in cambio dell’ingresso di loro rappresentanti
nel C.d.A. e , quindi, di un loro potere d’indirizzo della politica dell’istruzione
universitaria in sede locale.
E’
una tattica vecchia, ma sempre produttiva in Italia! Niente di nuovo sotto il
sole. La politica cerca di occupare sempre maggiori spazi in barba
all’interesse dei cittadini.
Paolo Padoin
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