LORENZO CONTI vs LO STATO

Era
il 1986, anno in cui le Brigate rosse
sembravano ormai sconfitte e disperse. Nel 1989 arrivò la
cosiddetta “ritirata
strategica”, poi dieci anni di silenzio fino
all’assassinio di Massimo
D’Antona. Nel 1986, il 10 febbraio, in un agguato al Ponte
alla Badia a Firenze
fu ucciso l’ex Sindaco di Firenze, Lando Conti, colpevole di
possedere una
minuscola quota azionaria di un’azienda che costruiva
tecnologia radar.
Mi
ricordo bene di quei fatti: ero Capo di Gabinetto
alla Prefettura di Firenze e, insieme all’allora Prefetto
Giovanni Mannoni, ci
recammo subito sul luogo dell’agguato. Nel 24 anniversario di
quella tragedia
il figlio, Lorenzo Conti, ha dichiarato che citerà in
giudizio lo Stato. «A
breve procederò contro lo Stato per chiedere i danni morali
ed esistenziali
subiti dalla mia famiglia: prima con una causa civile e poi al
tribunale
internazionale dei diritti dell'uomo». Conti ha inviato una
lettera al ministro
della Giustizia Alfano in cui auspica «una Commissione
parlamentare d'inchiesta
che ci consegni la verità sui tanti lati oscuri».
In una chiarissima intervista, rilasciata al
giornale di Firenze “La Nazione”, il figlio dell’ex Sindaco si rammarica del
fatto che non siano state chiarite completamente le responsabilità di
quell’assassinio, in particolare quelle di alcuni affiliati a Democrazia
Proletaria, che avevano svolto una campagna denigratoria contro Lando Conti, la
cui memoria è presente nella gran parte dei cittadini onesti.
È
un’ulteriore dimostrazione di quanto sia
ancora lontana la giustizia nei confronti dei parenti delle vittime del
terrorismo e un preciso monito a non abbassare la guardia nei confronti
di
comportamenti di gruppi di anarco insurrezionalisti, squatters, centri
sociali,
nelle cui fila nel recente passato il nuovo terrorismo ha pescato per
reclutare
nuovi adepti.
Paolo Padoin, Prefetto di Torino
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