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MUGHINI, LOTTA CONTINUA E CALABRESI

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Giampiero Mughini rievoca in un libro edito da Mondadori "Gli anni della peggio gioventù", l'omicidio Calabresi e la tragedia di una generazione. Un libro che è una requisitoria durissima contro Lotta continua, fatta da un giornalista che, pur non partecipando alla fattura dei settimanali di Lc li ha diretti. Ricorda di aver provato, alla notizia della morte di Calabresi, «orrore che lo avessero fatto dei "compagni", cosa di cui non dubitavo allora e di cui nessuno in Italia ha mai dubitato veramente»; eppure «è lunga la fila di intellettuali e giornalisti convinti della colpevolezza di Lc, che non aprono bocca per non disturbare la platea dei loro lettori di sinistra». E denuncia quello che definisce il «fanatismo innocentista», «una Grande Bugia e una Grande Ipocrisia che non hanno alcun fondamento nei fatti processuali e nelle relative sentenze». I suoi bersagli polemici sono illustri. Luigi Manconi: «Non ho dubbi, Manconi lo ha saputo da subito come andarono esattamente le cose nel maggio 1972». Carlo Ginzburg: «La tesi secondo cui la confessione di Marino sarebbe stata concertata da magistrati e carabinieri è talmente risibile che in un processo di qualsiasi altro tipo non sarebbe stata presa in considerazione dai giornali e dall'opinione pubblica neppure cinque minuti. Ancor più risibile la tesi che le sentenze dei giudici di primo grado e poi d'appello fossero animate da una sorta di spirito di "vendetta" contro quelli di Lc, personaggi di cui all'alba dei Novanta non si ricordava più nessuno». Antonio Tabucchi, che «si è dato a recitare sgangheratamente la parte che era stata di Emile Zola nell'"Affaire Dreyfus"». Gad Lemer, cui Mughini rimprovera una frase detta in tv «Lotta continua non c'entrava proprio niente con la violenza dei Settanta» mentre «quelli di Lc nel 1972 nella violenza e nella sua apologia c'erano dentro fino al collo, ne erano ebbri». Ma l'interlocutore resta comunque Sofri. Per cui Mughini ha parole di stima e affetto, ma ha anche parole severe («lasciamo stare l'argomento ripetuto da tanti, "lo conoscevo, non può averlo fatto". È un argomento che vale niente»). Gli «anni della peggio gioventù» rivivono attraverso la reazione euforica di Lc all'assassinio in Argentina del dirigente Fiat Oberdan Sallustro. L'arresto di Maurizio Pedrazzini sulle scale della casa milanese del missino Servello, in pugno una pistola proveniente dalla rapina a un'armeria raccontata ai giudici da Marino. Le telefonate dei compagni in casa Sofri, il giorno dell'arresto: «È Marino che ha parlato?». Le «vanterie» di Chicco Galmozzi, ex Lc, rivolte ai brigatisti: «Mentre voi ancora bruciavate macchine, noi sparavamo a Calabresi». E quella scena terribile, la vedova che esce dall'obitorio dove ha riconosciuto il cadavere del marito, e viene accolta da estremisti di sinistra che la scherniscono, con il fratello che le copre la testa dicendo di non ascoltare. «Un'immagine che mi porto appresso da tanti anni - scrive Mughini -, l'immagine che ha fatto scattare l'idea di scrivere questo libro. Qualcosa che attiene a un debito. Perché quelli che schernivano Gemma Calabresi erano comunque i miei compagni di generazione». Si tratta di un'onesta, seppur tardiva, critica delle gesta di una generazione funesta. Su questo sito ho più volte sottolineato l'eccessiva pubblicità che una parte della politica, intellettuali e mass-media riservano agli interventi dei reduci degli anni di piombo e ai loro attuali emuli (no global, anarco-insurrezionalisti ecc.), di cui tutte le città in cui ho operato, e anche Torino, sono purtroppo ricche. Ho citato la vetrina permanente offerta alle esternazioni di Curcio, Moretti, Toni Negri ecc.., l'ospitalità garantita alla Petrella e a Battisti in Francia e in Brasile, le campagne a difesa di questi personaggi organizzate da intellettualoidi e sinistra radical-chic in Italia e in Francia. In occasione della celebrazione del "Giorno della memoria" delle vittime del terrorismo e delle stragi" il Presidente della Repubblica ha invitato a partecipare alla cerimonia al Quirinale anche la vedova di Giuseppe Pinelli e vi è stato il commovente incontro con la vedova del Commissario Luigi Calabresi.

Una parte del mondo anarco-insurrezionalista non ha gradito l'iniziativa, tanto che a Torino sono nuovamente apparse, dopo qualche tempo, scritte ingiuriose contro il Commissario Calabresi nei pressi della sede del giornale La Stampa, di cui Mario Calabresi ha assunto da qualche giorno la direzione. Tralascio le spiegazioni date dai responsabili dei gruppi anarchici locali, che non meritano alcuna considerazione e pubblicità (se anche i mass media si comportassero in questo modo forse l'attività promozionale di questi gruppi scemerebbe). Il mondo politico nazionale e locale ha reagito unanimemente condannando l'episodio. Ma non è soltanto questo che qui interessa.
Le Digos di diverse città d'Italia, non solo a Torino, controllano la vasta e varia galassia del mondo anarco-insurrezionalista, dei no global, del movimento dell'Onda, dei centri sociali che non perdono l'occasione di far sentire la loro voce con esternazioni e manifestazioni ripetute, spesso violente. Molte sono state le denunce all'autorità giudiziaria. Ne ho esperienza diretta non solo a Torino, ma anche a Padova e Pisa, ove ho svolto in precedenza le mie funzioni; in tali occasioni la magistratura non ha trovato elementi che le consentissero di instaurare procedimenti penali, eccezion fatta per il processo per l'operazione "tramonto" per le nuove Br a Padova – per iniziativa dell'A.G. di Milano – e per il processo alle COR e al Silvestre di Pisa, conclusosi con alcune condanne. Anche la richiesta d'irrogazione di misure cautelari amministrative non ha trovato finora alcun riscontro da parte della Magistratura, che da tempo le sta esaminando. Quanti operano ai limiti della legalità, in virtù di questa situazione, a Padova come a Torino e come in altre città, si ritengono "impunibili" e continuano a turbare l'ordine e la sicurezza pubblica con disinvoltura. I cittadini non comprendono il perché di questa situazione e invocano azioni repressive e dissuasive delle Autorità preposte all'ordine pubblico, che non possono intervenire più di tanto sia in sede preventiva che, soprattutto, repressiva. Il Procuratore della Repubblica di Asti, Maurizio Laudi, intervistato da La Repubblica in merito al recente episodio delle scritte a Torino, ha sottolineato la pericolosità eversiva dell'area anarchica insurrezionale e ha ricordato che le inchieste a suo tempo da lui svolte non sono state decisive per sradicare il nutrito gruppo torinese. Ha infine centrato il nodo fondamentale della situazione: si conoscono i protagonisti dei tanti episodi che, anche a Torino, hanno turbato l'opinione pubblica, ma spesso è molto difficile ricostruirne le responsabilità individuali. (articolo-stampa).

Sono le stesse considerazioni che mi venivano opposte dai Procuratori di Padova e di Pisa, insieme ai quali abbiamo a suo tempo esaminato la situazione: è questo il segnale che la questione dell’azione complessiva delle frange eversive deve essere valutata attentamente a livello locale e centrale, con attività d'intelligence e con indagini giudiziarie mirate. Si potrebbe così individuare una strategia uniforme anche di carattere giudiziario, in modo da limitare efficacemente e a 360° questo preoccupante fenomeno e da dare risposte concrete all’opinione pubblica, stanca delle imprese "eroiche" di questi movimenti e di questi soggetti, vezzeggiati dalla stampa, da ambienti radical-chic e da alcuni partiti.

Paolo Padoin

 

 


                          




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