RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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SICUREZZA E MEDIA



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Foto tratta da La Stampa di Torino

Su Repubblica del 14 gennaio 2010 si può leggere un interessante articolo di Vladimiro POLCHI: “L´Italia e la criminalità mediatica più si guardano i tg, più cresce la paura".

“L’ondata di paura è ormai alle spalle. La piena del 2007 pare passata: per il secondo anno consecutivo cala l’allarme per la criminalità. Cambiano però le paure. Quasi il 37% degli italiani teme oggi di perdere il lavoro. E ancora: diminuiscono quanti considerano gli immigrati un pericolo per la sicurezza, aumentano invece quelli che li ritengono una minaccia per l´occupazione. Cresce poi la sicurezza fai da te: l´8,6% degli italiani ha già comprato un’arma. Più che la realtà, protagonista resta la tv e le sue paure telecomandate: «I Tg trascurano quelle economiche e lavorative - spiega il sociologo Ilvo Diamanti - e rafforzano il modello (tutto italiano) fondato sulla drammaturgia della criminalità comune». A fotografare angosce e timori nazionali è il terzo rapporto Demos, curato da Diamanti per la Fondazione Unipolis, in collaborazione con l´Osservatorio di Pavia. Cosa emerge? È esplosa definitivamente la «bolla dell´insicurezza mediatica» dell´autunno 2007, caratterizzata da una crescita parallela della percezione della criminalità e delle notizie di reato nei media (nonostante una loro leggera diminuzione reale). Continua a scendere, infatti, il numero di persone convinte che la criminalità sia cresciuta (88% nel 2007, 81% nel 2008, 76,7% nel 2009). In particolare crollano le paure di aggressioni, scippi e furti in appartamento. Ci si sente dunque più sicuri, soprattutto a casa propria: solo il 37% degli italiani percepisce un aumento dei reati nelle propria zona di residenza (erano il 53% a maggio 2008). Quasi due persone su tre (64%) considerano più preoccupante la criminalità organizzata rispetto a quella comune. Nonostante questo, il 79% degli intervistati chiede più polizia sulle strade, l’86% accetta telecamere nei luoghi pubblici, il 29% renderebbe più facile per le autorità leggere posta, e-mail e intercettare telefonate. Sul fronte immigrazione, cala il numero delle persone che considerano i migranti un pericolo per l´ordine pubblico (37% rispetto al 40% di una anno fa), aumentano quanti li ritengono una minaccia per l’occupazione (35%). Le persone più spaventate? Quelle più esposte alla televisione. Sulla criminalità, la parte del leone in Rai la fa il Tg1 con una valanga di notizie (seguono Tg2 e Tg3). In Mediaset i più "ansiogeni" sono invece Tg5 e Studio Aperto. Un confronto con l’Europa, evidenzia che il Tg1 ha il doppio di notizie di reato del Tg pubblico spagnolo e 20 volte tanto rispetto al Tg tedesco. «Non esiste correlazione tra l’andamento reale dei reati e il numero di notizie sulla criminalità - spiega Diamanti - esiste invece una forte correlazione tra il numero di notizie e la percezione della criminalità». Insomma è la tv «a far paura».

Sono conclusioni forse eccessive e che trovano riscontro soltanto parziale nelle grandi città, dove all’azione dei media, che talvolta è anche positiva, si aggiunge l’influenza della politica, soprattutto in campagna elettorale, e dei vari gruppi di opinione. Le Forze dell’Ordine continuano la propria azione di contrasto, con il contributo essenziale della Magistratura. La situazione socio economica non permette d’intravedere rapidi miglioramenti, il disagio sociale di giovani e degli emarginati, soprattutto in alcune nostre periferie, è ancora elevato nonostante il prodigarsi di associazioni e istituzioni, e costituisce fonte di preoccupazione anche per i riflessi sull’ordine pubblico. La collaborazione e la coesione delle istituzioni, la partecipazione attiva dei cittadini più responsabili può però consentirci di continuare, nonostante tutto, a tenere sotto controllo la situazione. La tempestività e l’efficienza con la quale gli inquirenti torinesi, che ringrazio ed ho elogiato personalmente, con la collaborazione dei cittadini e della comunità romena, hanno identificato e assicurato alla giustizia i presunti autori dell'aggressione in cui ha perso la vita un quindicenne romeno accoltellato alla gola, ne sono un eccellente esempio.

 
                                                    Paolo Padoin
                          




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