RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
sen* = Novità

LA SCOMPARSA DEL MERITO 1

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Il Messaggero del 3 novembre ospita un interessante e graffiante articolo di Andrea Monorchio, ex Ragioniere Generale dello Stato, sul "mal di merito".

«QUESTO giornale ha condotto una bella e documentata inchiesta sul “mal di merito”, da cui è emerso che nella scuola, nelle aziende pubbliche, ma non solo in quelle, e in tante cellule dell’Italia, l’“appartenenza” ha scacciato il merito. In pratica, mentre negli altri Paesi impera la “società della conoscenza” da noi vive e vegeta la “società delle conoscenze”. La questione assume tinte particolari nelle Amministrazioni pubbliche.
Non si sa se, e eventualmente quando, vi saranno elezioni anticipate e già nei ministeri c’è qualche agitazione, non pochi timori e corrono rumors su chi saranno con il prossimo governo i nuovi vertici burocratici. È questo uno dei tanti effetti di quella strana forma di spoils system all’italiana (così come lo abbiamo definito insieme a Luigi Tivelli fin dal nostro libro Viaggio Italiano del 2001) malamente importato dal governo di centro sinistra nel 2000 dal “sistema delle spoglie” vigente negli USA e rinnovato dal governo di centro destra nel 2001. Gli altri effetti sono il tendenziale venir meno del senso di appartenenza allo Stato di tanti funzionari e dirigenti pubblici (che si vedono scavalcati nelle posizioni di vertice da neofiti o soggetti a volte senza qualificazione professionale) e la demotivazione al lavoro (la politicizzazione delle nomine infatti discende ovviamente giù giù per li rami dall’alto verso il basso) anche da parte di ottimi funzionari che lavorano con lo spirito dell’art. 98 della Costituzione secondo cui “i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”.
Il rischio delle nomine politicizzate e dei rapporti di lavoro a termine e precari che ne conseguono è appunto che più di qualcuno operi al servizio di qualche partito e che altri che hanno qualche ambizione siano alla ricerca di qualche casacca di partito o siano pronti a cambiare casacca al volger di ministero. Questo fenomeno ha debilitato non poco le nostre amministrazioni in cui ci sarà sì qualche fannullone, ma operano anche tanti bravi funzionari ed egregi professionisti.
A suffragio del ragionamento più volte condotto insieme a Luigi Tivelli, devo citare quanto avviene in quelle che ancora funzionano bene. Le burocrazie parlamentari, in cui opera solo il principio del merito, sono all’avanguardia nel nostro tessuto istituzionale e godono del pieno rispetto da parte delle classi politiche.
La Banca d’Italia e gli apparati degli unici due ministeri per legge esentati dalla regola dello spoils system, quello degli Esteri e quello dell’Interno, rappresentano una garanzia per il corpo politico e la società civile.
Ora, sembra che vada finalmente di moda anche fra le forze politiche il rilancio del principio del merito, sia a destra che a sinistra. Walter Veltroni, ad esempio, ha enfatizzato la questione in tutti i suoi primi interventi da leader del neonato Partito democratico. Ebbene, possibile che non ci sia una forza politica che assuma una seria iniziativa per la cancellazione o in ogni caso la riforma dello spoils system all’italiana? Possibile che anche dal mondo dell’università, dai principali analisti dei grandi giornali che pur tanto declamano il merito, non ci sia un pungolo forte in questa direzione? Possibile che i sindacati del pubblico impiego, che pur dovrebbero rappresentare tante vittime del sistema delle spoglie, non aprano bocca a questo proposito? Certo, non tutti gli “spogliatori” e gli “spogliati” hanno bassi profili politici o professionali, ma possibile che ai ministri non interessi avere la garanzia che gli addetti al proprio ministero siano al servizio della Nazione e non a quello dei ministri che ad essi succederanno? Perché non aprire un dibattito serio, oltre che sul “mal di merito” in generale, anche sul “mal di spoglie”?
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La scarsa valutazione del merito e l'egualitarismo giuridico ed economico, voluti per tanto tempo dai sindacati nel pubblico impiego, e accolti supinamente dalle pubbliche amministrazioni, hanno contribuito a produrre la disaffezione dei pubblici dipendenti verso il proprio lavoro. Anche a livello dirigenziale i vari sistemi di spoils system, i gradimenti politici, le cordate interne alla burocrazia, come ha osservato Monorchio, hanno fatto sì che, almeno in parte, fossero privilegiati i più introdotti nel sistema, i furbetti del quartierino, mentre altri magari più meritevoli segnavano il passo. Dovremmo presto correre ai ripari perché ormai i cittadini richiedono giustamente ai politici e ai burocrati una risposta celere ed efficiente alle loro esigenze. 

Paolo Padoin

 

 


                          




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