RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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IL 9 MAGGIO

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Il 9 maggio è una giornata particolare. Non a caso l’anniversario della morte di Aldo Moro è stato scelto come data per la Giornata delle memoria delle vittime del terrorismo. Lo sdegno mostrato dal Presidente della Repubblica per la sovraesposizione mediatica degli ex terroristi, è condiviso dai familiari delle vittime. Il Presidente non ha potuto fare a meno di sottolineare come oggi, paradossalmente sotto i riflettori ci siano i protagonisti tragici degli anni di piombo e non le loro vittime: una sovraesposizione che al Quirinale, come a tutti noi, non piace. Lo Stato, il suo sistema penale e penitenziario si è mostrato generoso; ma dei benefici ottenuti non avrebbero dovuto avvalersi certi figuri per cercare tribune da cui esibirsi, dare la loro versione dei fatti, tentare ancora subdole giustificazioni.

A colpire Napolitano, in particolare, è stata l’intervista rilasciata qualche giorno fa da uno dei brigatisti che il 16 novembre del 1977 uccisero il giornalista Carlo Casalegno. L’ex brigatista ha detto di provare rammarico per i familiari delle vittime delle Br, ma ha aggiunto di aver dato per scontato che, quando si fanno azioni di un certo tipo, accade di dare dei dispiaceri ad altri. Il Presidente ha affermato che non dovrebbero avere tribune simili figuri; chi ha regolato i propri conti con la giustizia ha diritto di reinserirsi nella società, ma con discrezione e misura, e mai dimenticando le sue responsabilità, anche se non più penali. Il discorso vale anche per i "cattivi maestri", giacché non dovrebbero dimenticare le loro responsabilità morali tutti quanti hanno contribuito a teorizzazioni aberranti e a campagne d’odio e violenza da cui sono scaturite le peggiori azioni terroristiche, o hanno offerto al terrorismo motivazioni, attenuanti, coperture e indulgenze fatali.

Nove maggio, data scelta un anno fa dal Parlamento per celebrare il "giorno della memoria" dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi terroristiche. Nove maggio perché quel giorno, trent’anni fa, fu trovato il corpo di Aldo Moro ucciso dalla Brigate rosse dopo 55 giorni di sequestro. Data-simbolo per ricordare i 500 morti uccisi per mano terrorista e i 5.000 feriti nel trentennio alle spalle.

Il ricordo solenne delle vittime non esaurisce le spiegazioni su quanto è avvenuto. «Ci sarà da riflettere ancora sulla genesi e sulla fisionomia dei fenomeni di stragismo e terrorismo politico», ha detto il Presidente, «sulle radici, i punti di forza, le ideologie e strategie di supporto», augurandosi un accertamento «pieno della verità». Ci sono ancora «segni» di ripresa del terrorismo «del più datato e rozzo ideologismo comunista, per quanto naufragato» e nel contempo «segni di riviviscenza addirittura di un ideologismo e simbolismo neonazista». Secondo il Capo dello Stato è necessario opporre a tutto questo «la cultura della convivenza pacifica, della tolleranza politica culturale e religiosa, delle regole democratiche dei principi e dei doveri sanciti dalla Costituzione repubblicana», fissando al tempo stesso un «limite invalicabile»: il rispetto della legalità. Lo Stato repubblicano «non può abbassare la guardia dopo aver fatto fronte allo stragismo e sconfitto il terrorismo».

Per nessuno la prova è stata così dura come per i famigliari delle vittime. La prova più alta - lo ha detto con parole bellissime nel suo libro Mario Calabresi - è stata quella di far crescere i figli liberi dal rancore e dall´odio, di «scommettere tutto sull’amore per la vita», di guardare avanti «nel rispetto della memoria». Questo rispetto è spesso mancato proprio da parte di responsabili delle azioni terroristiche. Nel corso delle celebrazioni romane è stato presentato un volume realizzato per l'occasione dalla Presidenza della Repubblica: ‘Per le vittime del terrorismo nell'Italia repubblicana’, edito dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, che già l’8 maggio il Capo dello Stato aveva visto in anteprima alla Fiera del libro di Torino. Nella prefazione il Presidente afferma che il libro vuole «rendere omaggio, nel modo più solenne, a tutti coloro - fossero essi semplici cittadini, umili e fedeli servitori dello Stato, o protagonisti della storia repubblicana, come lo fu l'on. Aldo Moro - che in quel contesto pagarono col sacrificio della loro vita i servigi resi alle istituzioni repubblicane».

Anche la Città di Collegno, città martire del nazifascismo e medaglia d’argento al merito civile, ha celebrato la giornata dedicata alle vittime del terrorismo e dell’eversione, con la presenza dell’on. Sabina Rossa, figlia dell’operaio ucciso dalle B.R. nel 1979 a Genova e del Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime del terrorismo, Giovanni Berardi. Il monumento dello scultore Michele Privileggi ricorderà a tutti, ma in particolare ai più giovani, che i veri eroi in quegli anni sono stati le vittime e non i carnefici, dipinti da una certa parte politica e da una lobby intellettuale che ancora prospera solo nel nostro Paese, quali eroi invincibili, Robin Hood difensori dei più deboli, mentre sono stati soltanto assassini e propalatori di sentimenti di odio, condannati parzialmente e debolmente dal buonismo che ispira nostro sistema premiale, ma soprattutto dalla storia.

Proprio Berardi, nella manifestazione svoltasi al Quirinale, ha rilevato che “dobbiamo continuare a combattere il terrorismo anche in termini culturali e cioè coltivando la memoria di tutti coloro che caddero sotto i suoi colpi e tramandando alle generazioni future un patrimonio di valori come la patria e la fedeltà alle istituzioni democratiche. Le nostre Associazioni sono sempre più convinte dell’assoluta necessità di conservare una vigile attenzione da parte di tutti, di tenere alta la guardia in difesa della legalità repubblicana e dei valori democratici al fine di scongiurare il ripetersi di tragici eventi le cui gravi conseguenze continuiamo a pagare”.

Con manifestazioni come questa speriamo di trasmettere ai giovani un messaggio di speranza, un monito a non ripetere gli errori del passato che tanti lutti hanno causato, a non seguire ideologie che continuano ad affascinare qualche mente debole, come gli arresti recenti di Padova, di Milano e di Torino hanno purtroppo dimostrato.

 

                                                        Paolo Padoin




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