RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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ATENEI E FINANZE ...COL BUCO


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Il MIUR

   
Tra Fine luglio e inizio agosto sono stati diffusi due documenti importanti per il funzionamento degli atenei. Il 31 luglio 2007 la Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica presso il Ministero dell’Economia ha varato il Doc. 2007/3 BIS, contenente Misure per il risanamento del sistema universitario. Il successivo 2 agosto i Ministri per l’Università e la Ricerca e per l’Economia e le Finanze hanno sottoscritto un comunicato congiunto che riassume gli impegni del governo per un patto per l’università e la ricerca.
Come si legge sul Corriere della Sera del 3 agosto, ma anche sugli altri quotidiani nazionali, da questo complesso di misure, ancora da mettere a punto, emerge innanzitutto la possibilità di assegnare 350 milioni di euro agli atenei con i bilanci a posto e i migliori risultati nella didattica e nella ricerca, ma anche di imporre vincoli di assunzioni e piani di risanamento con la minaccia del commissariamento per quelli meno virtuosi.
Lo scopo del Patto, suggerito dalla Commissione tecnica, non è soltanto quello di spendere meno, ma soprattutto di spendere meglio, premiando gli atenei virtuosi grazie ai parametri di efficienza che saranno stabiliti presto dall’Agenzia Nazionale di Valutazione che, secondo il Ministro, sarà operativa entro l’anno. Quanto ai vincoli il Corriere osserva che il tetto attuale per la spesa del personale (90% del Fondo) verrebbe rivisto in modo più restrittivo, computando ad esempio anche i costi degli aumenti contrattuali. Su quest’argomento avevo già anticipato la situazione nel link bilanci fallimentari. Chi dovesse sforare il nuovo tetto sarebbe costretto a ridurre al 35% il turn-over dei dipendenti, mentre per chi, oltre a sforare il tetto, avesse anche gli ultimi due bilanci in rosso, tale quota si ridurrebbe al 20%, con l’obbligo di presentare un piano di risanamento rigoroso, da eseguire puntualmente, pena il commissariamento.

Ritengo utile pubblicare integralmente il paragrafo 3.3 del documento della Commissione Tecnica, che prevede gli interventi per l’effettiva applicazione delle regole.
Come si è visto nel paragrafo 2.1, la regola del 90% di incidenza massima delle spese fisse e obbligatorie di personale sul FFO non è stata rispettata da quattro atenei, (n.d.r. Firenze, l’Orientale di Napoli, Pisa e Trieste) nonostante tale regola sia stata allentata dall’art 5 della legge n. 143/2004. Le Università non in regola nel 2006 sarebbero state addirittura diciannove se la regola non fosse stata modificata. Tra gli atenei che avrebbero sfondato il tetto del 90% senza le correzioni del 2004, alcuni presentano anche un elevato indebitamento. Si prospettano quindi difficoltà finanziarie di una certa gravità che si sarebbero potute evitare con una gestione più accorta da parte degli atenei e con un migliore sistema di controllo.
La Commissione suggerisce quindi di dare piena attuazione al disposto della legge 449/97 che restringe la possibilità di nuove assunzioni, per gli atenei che abbiano già superato il limite del 90% delle spese di personale su FFO, al 35% dell’importo liberatosi a seguito di cessazioni; ma con la rinnovata avvertenza di determinare l’incidenza di tali spese tenendo conto, come nella disposizione originaria, dei maggiori costi derivanti dagli incrementi retributivi nonché dell’intera spesa per il personale universitario convenzionato con il SSN (e concedendo la sola attenuazione, rispetto alla formulazione originaria, di considerare le convenzioni almeno ventennali). Si intende che questo vincolo deve operare per tali atenei in aggiunta all’obbligo generale qui proposto della programmazione decennale o del fondo di riserva: nel senso che per essi, finché non scendano sotto il menzionato limite del 90%, vale il limite più restrittivo tra quello emergente dal vincolo del 35% e quello emergente dal metodo della programmazione o della riserva.
La Commissione ritiene, inoltre, che misure specifiche vadano previste per gli atenei che hanno già superato il limite del 90% delle spese di personale sul FFO e sono in stato di potenziale dissesto perché negli ultimi due anni hanno avuto, al netto delle poste finanziarie, un saldo di bilancio negativo (ovviamente calcolando l’incidenza nel modo appena detto). Per queste Università va previsto l’obbligo di presentare un Piano di risanamento, da sottoporre all’approvazione congiunta del MUR e del MEF, di durata non superiore a 10 anni, compatibilmente con un livello di turn-over del 20% da calcolare in base ai costi medi. Considerata la recente esperienza caratterizzata da norme disattese, la Commissione ritiene che vada riposta particolare attenzione nella definizione delle procedure di monitoraggio e nella previsione di eventuali sanzioni per la mancata attuazione del piano stesso. Il monitoraggio dovrebbe essere affidato al Collegio dei revisori: il Collegio, nel quale va ovviamente mantenuto il rappresentante del MEF ( con spese a carico dell’Università, anche se da queste lasciato in soprannumero), dovrebbe certificare con cadenza almeno trimestrale l’osservanza del Piano. In caso di grave inadempienze rispetto agli obblighi di attuazione del Piano, l’ateneo potrebbe essere sottoposto a sanzioni adeguate senza escludere l’ipotesi estrema del commissariamento.
Chi volesse consultare i due documenti citati può trovarli su un sito specializzato:
http://www.ilsensodellamisura.com/files/
patto_universita_ricerca_2007.pdf
e
http://www.ilsensodellamisura.com/files/
Documento_Commissione_Tecnica_FP_2007.pdf
che ha illustrato in breve queste innovazioni.

In merito ritengo sia interessante anche il commento di un giornale edito nella città di Padova, sede di un’antica, grande e “virtuosa” università. Il Mattino del 6 agosto infatti, in un articolo a firma di PAOLO VIGATO, ci riferisce che i primi effetti di «premio» agli atenei più «bravi», capaci di «buone pratiche» come le ha chiamate Padoa Schioppa, dovrebbero vedersi già con gli stanziamenti nella prossima Finanziaria. Il principale parametro di «virtuosità» fissato dalla Commissione presieduta dal professor Gilberto Muraro, uno dei docenti più noti del Bo, riguarda il controllo delle spese sul personale, docente e tecnico-amministrativo, che, a termini di legge, non dovrebbe superare il 90% del Fondo di finanziamento ordinario, cioè dello stanziamento annuale dello Stato a ciascuna università. La realtà è ben diversa, come abbiamo già rilevato in questo sito e come risulta dalla specifica tabella pubblicata su tutti i giornali. Sono numerose, anzi la netta maggioranza, le sedi che sforano questo tetto anche vistosamente, arrivando al 101,1% di Siena, al 99,4% di Firenze, al 98,8% di Napoli II Univ. e al 96,9% di Pisa. Tra le università del Triveneto, mentre Trieste supera il 95%, sono «quasi» in regola Udine e Venezia Ca’ Foscari.
Ebbene, continua l’articolista del Mattino, la situazione di Padova è da record italiano, come ha sempre rivendicato con orgoglio il rettore Vincenzo Milanesi. Il Bo destina alle spese per il personale solo il 78,5% del proprio Ffo, che per l’anno in corso assomma a 280 milioni di euro, ed è dunque pari a circa la metà del bilancio che ammonta a 600 milioni. Già ora, da tempo, il nostro ateneo beneficia di un modesto finanziamento «extra» che il Ministero riserva appunto alle sedi che rispettano la soglia del 90%. Adesso la nuova proposta governativa di dare il 5% di fondi in più alle università con i bilanci migliori promette di portare nelle casse patavine incrementi più consistenti (dopo che, peraltro, da due anni è rimasto bloccato il fondo di incentivazione accordato dal ministro Letizia Moratti). Tra gli altri parametri per concedere «premi» agli atenei virtuosi, la Commissione Muraro indica il livello degli indebitamenti per l’edilizia, ma anche criteri in positivo come la percentuale di giovani occupati a un anno dalla laurea, l’internazionalizzazione dei rapporti, la qualità dei servizi agli studenti comprese borse e prestiti d’onore, finanziabili pure con aumenti delle tasse.


Questa la situazione di Padova, la virtuosa, ma ben diverse, nonostante i commenti positivi di alcuni rettori interessati, mi sembrano le prospettive degli atenei che si trovano più a rischio, in primis, come indicato dalla Commissione, Firenze, l’Orientale di Napoli, Pisa e Trieste.

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A questo punto il mio “Commento inorridito” lascia il posto all’attesa che vengano messe in atto seriamente le misure preannunciate e proposte dalla “Commissione Muraro” e che non si risolva tutto a tarallucci e vino, lanciando la scialuppa di salvataggio ai furbi a spese dei contribuenti, e penalizzando i capaci e gli onesti.

                                                                          



                           Paolo Padoin




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