BATTISTI E I DUE PRESIDENTI

Giorgio
Napolitano torna a far
sentire la sua voce sul caso di Cesare Battisti, il terrorista dei
Proletari
armati per il comunismo latitante prima in Francia e oggi libero in
Brasile, dopo aver
subito condanne in tre gradi di giudizio per omicidio e banda armata. A
maggio
il Presidente aveva definito «incomprensibile» lo stop del
Tribunale Supremo
del Brasile all’estradizione del terrorista, non estradato anche
grazie
all’intervento decisivo del Presidente brasiliano Lula.
L’Italia condusse la
lotta contro il terrorismo- aveva detto Giorgio Napolitano - nella
piena
osservanza delle regole di uno Stato di diritto. Non contento di tutto
questo Battisti,
fattosi riprendere sulle spiagge di Rio in pose pensose, ha concesso
due lunghe
interviste, prima a Rede Globo, poi a uno dei settimanali brasiliani
più
diffusi, «Istoé», nelle quali si avventura in
affermazioni a ruota libera, tipo
«non ho nulla di cui pentirmi», «gli autori di quegli
omicidi sono stati
arrestati e torturati dallo stato italiano», «mi piacciono
le donne brasiliane»
e, dulcis in fundo, «se non interferisce con la sua agenda, mi
piacerebbe poter
ringraziare il presidente Lula». Il nostro Capo dello Stato ha
voluto perciò
ricordare anche al popolo e alle Autorità brasiliane come viene
vissuta quella
vicenda dagli italiani. Come qualcosa di «profondamente
lesivo», una ferita
aperta. Spiega Napolitano: «Sono ancora convinto che non siamo
riusciti -
istituzioni, politica, cultura ed espressioni civili - a far
comprendere cosa
abbia significato per noi la vicenda del terrorismo e quale forza
straordinaria
sia servita per batterlo». Una forza che servì per la
difesa dell’ordinamento
costituzionale dell’Italia, che avvenne senza mai rinunciare ai
principi di uno Stato di diritto. Altro che Italia alla cilena, come
vorrebbe la retorica degli
intellettuali sinistri alla Fred Vargas, che i magazine
brasiliani si compiacciono ora di rilanciare. Battisti subì
processi, ebbe
regolare difesa, poi fu protetto dalla dottrina Mitterrand e divenne
scrittore.
Che differenza fra i due Presidenti: uno, per nostra fortuna, continua
a
tutelare i principi della democrazia e della legalità e difende
i diritti dei
parenti delle vittime, l’altro, ormai cessato, si è fatto
convincere da una
cricca di intellettuali della sinistra planetaria radical chic e ha
dichiarato
rifugiato politico un assassino, offendendo il nostro Paese, le nostre
Istituzioni democratiche e la nostra Magistratura.
Paolo Padoin
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