RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
sen* = Novità

LA POLITICA E LE RIFORME

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Le riforme istituzionali sono giudicate da tutti necessarie per definire meglio il nostro ordinamento ormai molto confuso. Troppi sono gli enti autonomi che hanno poteri di governo e spendono e spandono a volontà, favoriti anche dalla mancanza di controlli amministrativi puntuali. Non è un caso che la spesa pubblica sia proliferata soprattutto per la moltiplicazione dei centri decisionali,  a livello sia centrale che periferico. Il Capo dello Stato è perciò intervenuto nuovamente richiamando all’ordine le forze politiche.

«Al procedere delle riforme — ha affermato Napolitano, parlando al Quirinale davanti ai nuovi cavalieri del lavoro — io ho legato il mio impegno all’atto di una non ricercata rielezione a presidente». Un impegno che «porterò avanti finché sarò in grado di reggerlo, e a quel fine». Si deve superare il Porcellum, e mettere mano alla revisione della seconda parte della Costituzione. Napolitano è sempre stato un acceso difensore della nostra Carta, ma riconosce che il passare del tempo rende necessario qualche maquillage. 

E in effetti il Titolo V è stato cambiato sciaguratamente da una risicata maggioranza di sinistra (soli 4 voti) nel 2001 a fine legislatura. Si è realizzata in tale occasione la devoluzione di poteri agli enti territoriali, una sorta di federalismo senza controlli, che ha pesato non poco per accrescere la confusione delle competenze fra Stato e Regioni e per aumentare la spesa pubblica. La Corte Costituzionale ha dovuto intervenire con oltre 400 sentenze per dirimere i conflitti fra Regioni e Stato. In effetti prima con le cd Leggi Bassanini, poi con la riforma del titolo V  la sinistra aveva eliminato ogni controllo sugli enti territoriali, e affidato nuovi poteri a Sindaci e Governatori. Nella successiva legislatura si era cercato di correggere e d’integrare questa riforma, introducendo il sacrosanto dimezzamento del numero di parlamentari e attribuendo maggiori poteri al premier, per garantire una migliore governabilità. Si sarebbe dato avvio alla riduzione dei costi della politica. Preoccupata, come sempre in quest’ultimo ventennio, che una tale riforma giovasse al nemico Berlusconi, la sinistra scatenò una campagna referendaria. Il retorico e astioso Oscar Luigi Scalfaro organizzò una veemente campagna referendaria, con successo, tanto che il risultato della consultazione neutralizzò il progetto di riforma, che pur presentava molti aspetti positivi (ad esempio dimezzamento del numero dei parlamentari e superamento del deleterio bicameralismo perfetto).

In questi ultimi tre anni, facendo di necessità virtù, nel vuoto d’azione delle forze politiche il Presidente Napolitano ha instaurato una sorta di repubblica presidenziale di fatto, incaricando prima un governo tecnico poi un governo di larghe intese di salvare il paese, che dopo 5 anni ancora deve uscire dalla crisi e iniziare la crescita.

Ma indipendentemente dall’efficienza dei vari governi, l’accesa litigiosità e l’inefficace azione della politica nel ventennio della seconda repubblica ha mostrato, oltre allo scadimento del personale politico a tutti i livelli, che anche l’architettura costituzionale ideata dai padri della repubblica, che vollero introdurre pesi e contrappesi fra poteri per evitare una nuova dittatura, ha contribuito in modo rilevante a determinare una sostanziale difficoltà per la governabilità di questo paese. Adesso che Berlusconi è stato fatto fuori per via giudiziaria e non per via politica (e anche questa è una grave sconfitta della sinistra) forse si porrà fine alle battaglie fra i partiti, ma soprattutto al conflitto fra politica e magistratura, che ha avvelenato gli ultimi venti anni della nostra storia.

Il Capo dello Stato non ha gradito le recenti prese di posizione dei grillini e le obiezioni di Matteo Renzi, a mio avviso giustificate, sul tema dell’amnistia, ma ha rilanciato l’urgenza delle riforme, sperando che gli schieramenti in campo rispondano responsabilmente al suo invito. Si continuerà a dibattere sul tema dell’amnistia e dell’indulto, focalizzandolo sul solo caso Berlusconi, o si porrà mano alle riforme più essenziali quali la nuova legge elettorale e l’adeguamento della seconda parte della Costituzione? Le recenti vicende non ci fanno sperare in una svolta positiva, ma crediamo che, messe da parte le posizioni estreme presenti nei vari schieramenti, la parte più responsabile della politica si decida finalmente a cambiare registro. Sono in gioco gli interessi fondamentali dell’Italia.

 Paolo Padoin

 


                          




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