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IMMIGRAZIONE E SICUREZZA



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Via Padova a Milano

Dopo i fatti di Via Padova a Milano, che hanno evidenziato i rischi di una concentrazione troppo alta di migranti in uno stesso quartiere di una grande città, dopo i fatti di Rosarno, dopo tutte le polemiche amplificate dai media, sul Corriere della Sera del 15 febbraio, in un’intervista rilasciata a Giangiacomo Schiavi, il Ministro Maroni afferma di non vedere il rischio banlieue in via Padova. “Lo scoppio di rabbia e violenza di sabato sera nel quartiere multietnico di Milano forse non era evitabile e nemmeno prevedibile: una lite sul bus, la coltellata, la voglia di vendetta, sono un caso di cronaca nera e non un'emergenza di Stato”.  «Il mix esplosivo di via Padova si è formato negli anni secondo un modello sociale che non ha voluto gestire un insediamento etnico. È importante evitare che una zona di città diventi estranea a chi ci vive, unasorta di territorio separato, di zona franca. Nel futuro dobbiamo evitare le concentrazioni etniche in un solo quartiere».  «So benissimo che i sindaci sono in prima linea, come lo è stato per anni quello di Padova, Zanonato. Parlo di uno lontano dalla mia parte che ha fatto bene il suo dovere, e quando si è reso necessario ha spostato 270 famiglie di stranieri da un quartière all'altro per rompere una concentrazione di etnie che rischiava di diventare pericolosa». 

Il nostro Ministro si riferisce alla sgombero di 6 edifici (il complesso Serenissima) abitati prevalentemente da extracomunitari in Via Anelli a Padova, divenuta, nel 2006, il principale centro dello spaccio di droga del Nordest. All’epoca ero Prefetto di Padova e mi fu sottoposto un progetto di bonifica e di trasferimento degli abitanti elaborato prima dalla Giunta Destro e perfezionato e attuato poi dalla Giunta Zanonato. Ha ragione il Ministro a citare quel caso come esemplare, ha soltanto dimenticato di dire che quell’operazione è stato il frutto di attività concordate fra Prefetto, Questore, Sindaco e altri soggetti del privato sociale che si occuparono dell’organizzazione e dell’esecuzione. Il Sindaco Zanonato, molto onestamente, lo ha ricordato in un’intervista al Mattino di Padova: è stato  "un lavoro d'insieme, con prefetto, questore, sindacati e parrocchie."

 È stata così disinnescata una potenziale “bomba” che avrebbe potuto esplodere da un momento all’altro, anche se, ovviamente, il problema dello spaccio non è stato risolto, ma solo spostato. Analoga vicenda, sotto certi aspetti, ho vissuto recentemente a Torino con lo spostamento di un gruppo di 415 profughi concentrati in un edificio occupato abusivamente dai centri sociali, e poi trasferiti ed ospitati in due centri individuati dalla Prefettura in collaborazione con il Comune e alcune Associazioni di volontari.

 

 
                                                    Paolo Padoin
                          




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