RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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IMMIGRATI E SICUREZZA


 

La rilevante presenza di cittadini neocomunitari ed extracomunitari in alcune zone del nostro Paese non molto abituate a tali presenze, l’obiettivo verificarsi di alcuni episodi che hanno creato allarme sociale, hanno indotto alcuni sindaci e alcune forze politiche a cavalcare il tema della sicurezza. La risposta del Governo è stata l’approvazione di alcuni provvedimenti, denominati pacchetto-sicurezza, alcuni dei quali immediatamente operativi, altri soggetti ad approvazione del Parlamento. Su tali temi il Giornale della Libertà mi ha fatto un’intervista che riporto:

1 Come valuta i poteri effettivi che vi sono stati dati in base al decreto legge recentemente approvato sulle espulsioni dei cittadini comunitari? Sono sufficienti e permettono di affrontare in modo rapido e duraturo i problemi?

Padova è stata una delle province più sollecite nell'applicazione sia del decreto legge 181/2007 sia del precedente decreto legislativo 6 febbraio 2007 n. 30. Sono strumenti che danno la possibilità ai prefetti di provvedere all'espulsione di cittadini comunitari che non abbiano rispettato determinate regole, fondamentali per la civile convivenza. Queste disposizioni, utilizzate con equilibrio e buon senso, possono permetterci di agire efficacemente per la lotta alla criminalità.

Infatti l’allontanamento per motivi imperativi di pubblica sicurezza viene disposto nei confronti di chi si è macchiato di gravi reati.

 

2 A poche settimane dalla firma del decreto approvato d’urgenza dal consiglio dei ministri, dopo l’annuncio di espulsioni a raffica e dopo il monito Ue, pare che si contono sulle dita le espulsioni effettivamente decise. Qual è la situazione a Padova? Che tipo di tempistica (e se ce ne sono) di difficoltà riscontrate nelle operazioni di “accertamento della pericolosità” dei cittadini comunitari? Il prefetto di Roma ha parlato della “presenza di paletti”: lei cosa ne pensa?

Ho già rilevato come Padova sia una delle province che si è mossa tempestivamente nell'applicazione delle vecchie e nuove disposizioni. E’ la provincia che, nel rapporto fra numero di provvedimenti emanati e cittadini comunitari residenti, presenta la percentuale forse più alta di allontanamenti.

La "classifica" che era stata pubblicata sul Corriere della Sera del 18 novembre u.s. deve essere infatti aggiornata con i nuovi allontanamenti disposti in questo periodo.

In totale sono stati emessi 15 provvedimenti, di cui 3 per cessazione delle condizioni di soggiorno senza divieto di rientro (art. 21 D. Lgs. 30/2007), 5 per motivi imperativi di pubblica sicurezza con accompagnamenti immediato alla frontiera e divieto di rientro in Italia per tre anni (art. 20 novellato dal decreto legge 181/2007) e 7 per motivi di pubblica sicurezza con divieto di rientro in Italia entro 2 anni (art. 20 citato).

L'applicazione può sembrare limitata, il numero complessivo dei provvedimenti inadeguato alle aspettative della popolazione o di alcuni amministratori, ma occorre tener presente la necessità di un puntuale e rigoroso accertamento dei requisiti necessari per provvedere all'allontanamento dei cittadini comunitari. Ad esempio i cinque cittadini colpiti dal provvedimento per motivi imperativi di pubblica sicurezza si erano resi responsabili di reati quali sfruttamento di prostituzione, rapina, sequestro di persona, cioè di reati gravi che ledono la dignità umana, i diritti fondamentali della persona, l'incolumità pubblica.

 

3 La vostra prefettura, già prima dell’approvazione del decreto legge sull’espulsione dei cittadini comunitari, aveva applicato il decreto legislativo n.30, invitando a lasciare l’Italia 3 prostitute romene, in quanto non avevano richiesto l’iscrizione anagrafica dopo 90 giorni dall’ingresso in Italia. Come valuta la polemica che si è sviluppata sulla possibilità di allontanare chi non sia in grado di garantirsi sussistenza economica?

La discussione relativa a tale possibilità d’allontanamento si fonda sulla presunzione che chi non dispone di mezzi di sussistenza è indotto a procurarseli con mezzi non leciti.

E' questo peraltro uno degli elementi che possono essere oggetto di valutazione ai fini dell’emissione dei provvedimenti di allontanamento sopra citati.

La polemica poi è divenuta squisitamente politica, ma gli organi chiamati ad applicare le norme debbono restarne rigorosamente al di fuori. La loro azione non può subire alcun condizionamento ideologico.

 

4 Diventa forse più difficile anche l’allontanamento di cittadini comunitari dopo 90 giorni dall’ingresso in Italia qualora non abbiano trovato un lavoro, vista anche la difficoltà di controllare i flussi d’entrata. Cosa ne pensa della proposta Fini-Fassino di rivedere gli accordi di Schengen?

Gli accordi di Schengen risalgono a un periodo nel quale l'Europa doveva ancora completare il suo allargamento. Probabilmente necessitano di aggiornamenti conseguenti alla nuova situazione, ma il Ministero dell'Interno è particolarmente attento a queste problematiche ed è perfettamente in grado di suggerire adeguate modifiche.

 

5 Che tipo di difficoltà, tra costi e organizzazione, vi trovate ad affrontare? Si parla anche di costi elevati per lo stato per le espulsioni: voli charter ad hoc, utilizzati in passato, non sarebbero meno costosi?

Non abbiamo finora incontrato, almeno a Padova, particolari difficoltà di organizzazione nel realizzare le operazioni di allontanamento. Abbiamo creato un'eccellente “triangolazione” Questura - Prefettura - Giudici di pace e questo ci ha consentito di realizzare speditamente i procedimenti, conclusi in perfetto accordo con il Ministero, col quale vengono concordati gli imbarchi sui voli disponibili per l'allontanamento.

 

6 Paradossalmente adesso sembra diventato più facile espellere i cittadini comunitari che gli extracomunitari irregolari (più difficili da individuare). Restano comunque due velocità?
In questo periodo ho continuato a firmare numerosi provvedimenti relativi sia a cittadini comunitari che a cittadini extracomunitari. Posso soltanto osservare che l’esecuzione dei procedimenti d’allontanamento per motivi imperativi di pubblica sicurezza per i cittadini comunitari risulta obiettivamente più rapida.

Comunque dall’inizio dell’anno le espulsioni complessive nella provincia di Padova, esclusi gli allontanamenti di cui abbiamo parlato in precedenza, sono state 478 in totale e in particolare, per citare le più significative:

18 con accompagnamento immediato alla frontiera;

136 con trattenimento presso un C.P.T.A;

26 a seguito di provvedimento dell’Autorità Giudiziaria con accompagnamento immediato alla frontiera.

Gli altri casi si riferiscono a espulsioni con ordine del Questore a lasciare il territorio nazionale entro 5 giorni o intimazione a lasciare il territorio nazionale entro 15 giorni.

 

7 Un altro punto di domanda resta quello della violazione del divieto di reingresso. Il fatto che da contravvenzione sia diventato un delitto, punito con reclusione fino a 3 anni, rappresenta secondo lei un deterrente sufficiente o si tratta di un problema che comunque sarà difficile risolvere?

In teoria dovrebbe trattarsi di un deterrente più efficace, ma la conferma ci verrà soltanto dalla concreta verifica dell'applicazione delle norme.

 

8 C’è qualcosa che avrebbe voluto fare e non ha potuto fare, per mancanza di leggi, a proposito del tema espulsioni?

I prefetti non hanno il compito d'interpretare le leggi, debbono applicarle. A livello ministeriale sono valutate tutte le possibilità di migliorare i procedimenti attualmente vigenti per mettere in condizione prefetti e questori di operare nel miglior modo possibile e rispondere positivamente alle esigenze e alle richieste della popolazione e degli amministratori locali. E’ quello che stiamo cercando di fare, utilizzando al meglio tutti gli strumenti e i mezzi a nostra disposizione.

 



 

 

                                

 

                                                   




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