RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
sen* = Novità

SE IO LA CHIAMEREI SIGNORE...

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Il Prefetto di Napoli infuriato col Don

Dal Corriere del Mezzogiorno, Napoli: “La scena si è svolta il 18 ottobre scorso. Ospite in prefettura a Napoli è il prete di Caivano don Maurizio Patriciello, noto come il sacerdote anti-roghi tossici. Il parroco esplicita la condizione di assoluto allarme delle terre dell'hinterland partenopeo e casertano infestate da roghi tossici. E lo fa rivolgendosi al prefetto di Napoli De Martino e all'omologo di Caserta, Carmela Pagano. Commette però un errore, giudicato gravissimo: chiama "signora" la dottoressa Pagano e non "prefetto" come vorrebbe il bon ton istituzionale. De Martino vede rosso e redarguisce, in modo palesemente alterato, il reverendo. «Lei chiamerebbe mai "signore" un sindaco? Dov'è il rispetto per le istituzioni?». Poi, nella foga, il prefetto scivola sull'italiano: «Se io la chiamarei 'signore' invece di reverendo, lei che direbbe?». Don Maurizio resta in silenzio, poi si scusa: «Non era mia intenzione mancare di rispetto» e prosegue il suo discorso sull'aumento di tumori e sulle esalazioni da diossina, roba da far accapponare la pelle. Nel corso del piccolo diverbio - ripreso con un cellulare - il commento più efficace si alza dal pubblico: "Signori si nasce" dice un esponente del comitato anti-roghi all'indirizzo del prefetto ferito nell'etichetta.”
Sul web impazzano i commenti contro il prefetto, ma anche contro i prefetti. Prime pagine di giornali, interrogazioni parlamentari, trasmissioni televisive, mai la nostra categoria è stata per tanto tempo agli onori (o meglio ai disonori) della cronaca, quasi più di Capitan Schettino.
Nei mesi scorsi, per reagire a considerazioni veritiere di un prefetto, pensionato con modalità affrettate, indecorose e ignobili, fu pubblicato, 24 ore dopo, un acido comunicato di rampogna dell'Ufficio stampa del Ministro che stigmatizzava duramente il reprobo, messo all'indice. Stavolta invece
nessuna risposta tempestiva è venuta dalle Istituzioni centrali, pur sollecitate a intervenire per censurare lo scatto incontrollato e alterato del prefetto. Dopo lunga meditazione la Ministra, in un'intervista all'Avvenire (è essenziale per chi gestisce il potere mantenere ottimi rapporti con le autorità ecclesiastiche), ha elegantemente scaricato il collega, riconoscendone i gravi errori, ma difendendone la carriera. Successivamente ha attenuato il giudizio, sostenendo che il peccatore pentito aveva diritto al perdono. 

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...quant'è bravo lui

La spiacevole vicenda, sfuggita di mano e ingigantita dal filmato ormai divenuto un cult tragicomico non solo in rete, ma anche sui quotidiani e Tg nazionali, ha contribuito non poco a scavare un ulteriore solco tra cittadini e istituzioni. Chi riveste posizioni di rilievo nella pubblica amministrazione dovrebbe essere sempre compos sui; l’annotazione non è soltanto mia, ma di molti interventi sui blog, indignati per l’irosa veemenza con cui il prefetto si è rivolto al reverendo. Quando ero Direttore del Personale al Ministero dell’Interno sostenevo scherzosamente (ma non troppo) che prima della nomina i candidati prefetti avrebbero dovuto tirare cinque rigori e realizzarli tutti: era un modo per far capire che autocontrollo, senso della misura e sangue freddo non possono mai venir meno in chi ricopre incarichi di responsabilità. De Martino nella sua lunga carriera aveva trasformato quattro calci di rigore da manuale. Il quinto, purtroppo per lui e per i prefetti, lo ha sparato alle stelle. Tutto è poi finito a tarallucci e vino, il Reverendo ha incontrato Prefetto (con scambio di crocifissi) e Ministra. Formalmente nei palazzi del potere è tutto sistemato, ma resta il fatto che il comportamento di un solo soggetto ha gettato discredito su tutta la categoria.

       

Paolo Padoin

 

 


                          




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