MINISTERO VS. PENSIONATO

Il
Ministero dell’Interno è riuscito a creare un’enorme confusione nel disporre i
pensionamenti dei primi due mesi del 2012. In un primo tempo aveva comunicato
agli interessati che l’età per la cd. pensione di vecchiaia era elevata a 66
anni e che quindi il meritato riposo era rinviato al 2013. Ma subito dopo un’interpretazione
concordata con la Funzione pubblica ha spedito fulmineamente a casa tutti i
65enni, tanto che ai tre prefetti nati nel mese di gennaio la decisione è stata
comunicata per telefono 8 ore prima della scadenza dal Capo Dipartimento del
personale, con magnanima proroga di 2 mesi per il disbrigo degli affari correnti.
Con un’eccezione già per il mese di febbraio: il Dirigente dell’Antiterrorismo,
che era stato Questore a Brescia quando Prefetto di quella città era l’attuale
Ministro Cancellieri, è stato trattenuto in servizio per 1 anno, proroga che ha
causato qualche mal di pancia in seno al Dipartimento di P.S. Che cosa si
racconterà agli altri Prefetti che andranno in quiescenza fra poco? Che sono
meno bravi, inutili come vecchie ciabatte? Che a ricoprire il loro incarico son
buoni tutti? O forse che hanno avuto la sfortuna di non incrociare personaggi influenti?
Qualcuno ha rilevato un’incongruenza: il Ministero, mentre da un lato
giustificava i pensionamenti anticipati, rispetto al requisito appena stabilito
per legge, con l’impellente necessità di favorire l’ingresso di nuove leve,
dall’altro aveva disposto e disponeva 4 trattenimenti, alcuni dei quali
biennali, che bloccano l’ingresso di almeno una decina di giovani. Sono state singolari
anche le modalità con cui è stata gestita la vicenda, non consone alle tradizioni
di stile del Ministero. Prefetti con 40 anni di servizio, spediti in pensione
con una telefonata il giorno prima della scadenza, non hanno avuto neppure lo
straccio di una comunicazione diretta né del Capo di Gabinetto né del Ministro.
Ricordo che in passato il Capo di Gabinetto accompagnava il Ministro a salutare
i Prefetti dei Capoluoghi di Regione, quando questi lasciavano il servizio
attivo. Altri tempi!
A
queste considerazioni, che ho esposto in un articolo pubblicato sulla “Nazione”
in pagina nazionale, è stata dedicata una lunga riunione al Ministero
dell’Interno, un vero e proprio brainstorming, al termine del quale si è
deciso di replicare duramente al facinoroso pensionato che aveva osato
spiattellare una verità scomoda. Il portavoce del Ministro ha qualificato come
stravaganti e inconsistenti i giudizi espressi - che rispecchiano invece opinioni
condivise da molti autorevoli commentatori - ma nella sostanza non ha potuto far altro che confermare il
principale assunto, ribadendo che i quattro trattenimenti sono effettivamente
avvenuti, anche se uno solo attribuibile al Ministro Cancellieri. Nella risposta
acida e piccata, a riprova che le osservazioni avevano colto nel segno, si
ribadiva infine che i trattenimenti erano stati disposti in presenza di
eccezionali condizioni, non riscontrabili in tanti altri casi, come quello di
Firenze. In realtà io stesso avevo scherzosamente anticipato in un’intervista che
a Firenze non esistevano emergenze gravi che giustificassero proroghe, visto
che i principali problemi erano stati affrontati dalle istituzioni locali con
concretezza e buon senso. A proposito delle “politiche ministeriali”: in questi
giorni la destinazione di un prefetto in una sede del Nord è stata duramente
contestata da un numero rilevante di Sindaci della provincia interessata, tanto
che il Ministero ha deciso di accogliere immediatamente la richiesta
“spontanea” dell’interessato di essere destinato ad altro incarico per evidenti
motivi di opportunità. Non era mai successo in precedenza.
Avevo
più volte dichiarato che
ero lieto di lasciare il servizio per creare spazio ai neolaureati che
ambiscono a entrare nella nostra carriera. Come ha ribadito il
Presidente
Napolitano, la creazione di posti di lavoro per i giovani è una
priorità
assoluta. Mi auguro perciò che alle parole del portavoce del
Ministro seguano i
fatti, e che non ci siano altri casi di trattenimento giustificati da
“eccezionali condizioni”, visto che la nozione di
’eccezionalità’ non è proprio
di conclamata evidenza, e presenta ampi margini di arbitrarietà,
come è stato dimostrato in casi recenti. Le regole
vanno applicate all’insegna dell’equità e della coerenza, non con
discrezionalità che a qualcuno potrebbe sembrare poco consona a una gestione
illuminata della cosa pubblica.
Paolo Padoin
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