RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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Non si placa l’attivismo di media e intellettuali a favore della “povera” Petrella, ex brigatista rossa condannata all’ergastolo per delitto di sangue, rifugiata in Francia grazie all’accoglienza di Mitterrand. Le Monde del 13 luglio riporta le dichiarazioni del Presidente francese Sarkozy, che aveva richiesto con una lettera al Presidente Napolitano la concessione della grazia alla ex brigatista ritenuta malata. Sarkozy, in risposta all’avvocatessa della Petrella, afferma che “per il diritto italiano per aver diritto alla grazia occorre pentirsi; la Petrella rifletta su questo aspetto”. Le Monde ricorda anche l’intervento della première dame Carla Bruni a favore della Petrella e che il Presidente Napolitano aveva precisato a M. Sarkozy che esistono leggi precise per l’attribuzione della grazia.

Naturalmente il giornale La Repubblica, megafono di quanti sono ancora vicini agli ex brigatisti e ex terroristi, con un articolo di Giampiero Martinotti del 15 luglio 2008 (Allarme dei medici: "La Petrella si sta spegnendo" L´ex brigatista nell´ospedale del carcere in attesa di essere estradata in Italia è preda di una «crisi suicida) ricorda che Marina Petrella «è in pericolo di morte», ha perso venti chili e soprattutto la voglia di vivere. È il suo medico a dirlo. Ha potuto visitarla domenica nell´ospedale di Evry, dove è stata trasferita venerdì, e ha steso un certificato allarmante. Da tempo, l´ex brigatista viene descritta come sull´orlo dell´abisso, preda di una «crisi suicida acuta», terrorizzata all´idea di passare in carcere il resto della sua vita (ha già scontato otto anni ed è stata condannata all´ergastolo). Secondo il medico, «la sua fuga dalla vita, come la esprime da mesi, è costante e permanente. Il suo stato di salute è effettivamente entrato in una fase critica in cui la vita della mia paziente è in pericolo». Il sanitario aggiunge che la detenzione è incompatibile con il suo stato. E del resto nelle settimane scorse gli amici dell´ex brigatista hanno parlato di una donna prostrata, che vuol liberare le figlie dall´obbligo di andare a visitare una sepolta viva: «Se muoio potranno farsene una ragione e liberarsi». Certo, si tratta di perizie di parte, ma le condizioni della Petrella sono state giudicate sufficientemente gravi anche dai medici della prigione di Fleury-Mérogis, che hanno ordinato il suo ricovero in ospedale. E Nicolas Sarkozy ha chiesto a Silvio Berlusconi di premere per la grazia all´ex brigatista proprio perché sa che le sue condizioni di salute sono preoccupanti. Ciò non toglie che la Petrella sarà estradata dopo che il Consiglio di Stato avrà esaminato il suo ricorso contro il decreto che autorizza la sua consegna all´Italia. Una prospettiva che i suoi amici tentano, finora inutilmente, di evitare: Sarkozy ha ripetuto due volte di non voler rinunciare all´estradizione, pur chiedendo clemenza, in maniera insolita, a Giorgio Napolitano. Il caso dell´ex brigatista continua ad essere al centro del dibattito anche in Italia. Dopo le polemiche sulla richiesta di grazia, ieri è toccato al fratello di Sebastiano Vinci, il poliziotto ucciso dalla Petrella, intervenire su Radio 24: «Lei è fuggita in Francia, dove ha potuto condurre una vita normale, mentre mio fratello è al cimitero, crivellato di proiettili, solamente perché era al servizio dello Stato». Poi ha aggiunto: «Si pensa sempre ai vivi e mai ai morti. Dicono che la Petrella è in condizioni gravi, in depressione, ma anche la moglie di mio fratello, che non è riuscita a superare il trauma, è caduta in uno stato depressivo, per poi ammalarsi e morire».

 
Credo che tutti, in particolare gli intellettuali, i politici, i responsabili dei mass media che hanno sempre protetto e sostenuto i reduci degli anni di piombo, dovrebbero riflettere sulle considerazioni espresse da Sebastiano Vinci e sottolineate più volte dai parenti delle vittime. Quando cesserà lo sconcio di una vasta lobby intellettuale-politico-mediatica che, in Italia e in Francia, celebra ancora gli assassini e dimentica coloro che sono morti per la tutela della legalità?

Paolo Padoin, Prefetto di Torino

 

                                                       




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