RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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PETRELLA PENTITA?


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La gauche - caviar francese

Da Il giornale it del 16.10.2008: La Petrella si pente in una lettera su Le Monde. Pubblicata sul quotidiano una lettera, scritta dall'ex brigatista all'avvocato, in cui esprime rammarico per le azioni commesse: "La perdita di una vita umana è sempre una tragedia e una sofferenza incommensurabile per i parenti", scrive Petrella nella sua lettera, datata 19 luglio. "È una cosa che sentivo anche quando, trent’anni fa, ho creduto e partecipato, con migliaia di altri, a un movimento rivoluzionario armato che voleva cambiare il mondo. La scelta è stata sofferta. Il dolore delle vittime mi ha sempre accompagnato. Gli unici motivi che mi hanno impedito di esprimerlo sono stati il pudore e il rifiuto di trarne un qualsiasi vantaggio personale. Rimpianto è una parola troppo debole per me, e soprattutto una parola che spesso impegna poco. Da vent’anni, con una forma di non violenza attiva, ho provato a fare un modo che i miei atti fossero una testimonianza più autentica rispetto alle mie parole. Oggi, rivelando ciò che ho di più intimo, con pudore e infinita modestia, vorrei dire la mia pena, il mio profondo rispetto, e, se fosse accettata, la mia compassione". "Esiste la possibilità seppur minima che io sia ascoltata e creduta?", chiude Petrella. "Lascio che sia il mio avvocato a convincere della sincerità di queste righe, con l’immensa speranza che ci riesca". Chissà se anche questo tardivo (e sospetto) pentimento è dovuto all'iperattività delle sorelle Bruni a favore dell'ex brigatista!

Da Repubblica del 22 ottobre 2008 riprendo invece gli ulteriori sviluppi del caso Petrella: “L´Eliseo corre ai ripari. Dopo le proteste per la mancata estradizione di Marina Petrella, la brigatista condannata all’ergastolo in Italia ma salvata da Sarkozy che ha negato l’estradizione «per ragioni umanitarie», il presidente della repubblica francese ha deciso di incontrare oggi i rappresentanti delle associazioni italiane delle vittime del terrorismo. «Abbiamo ricevuto nei giorni scorsi una telefonata dall’ambasciata francese», racconta Dante Notaristefano, presidente dell’associazione di Torino. Notaristefano, ex presidente provinciale della Dc torinese, si salvò per miracolo dal fuoco dei brigatisti che lo avevano atteso sotto casa. Oggi spiega che «la mancata estradizione di Marina Petrella non è solo motivo di amarezza per chi è stato vittima della follia dei terroristi, ma anche un´offesa all’Italia che viene considerata un paese dove si violano i diritti umani». Questa è la posizione che la delegazione italiana esprimerà oggi pomeriggio nell’incontro con Sarkozy. Tra i motivi di amarezza c´è anche il fatto che a opporsi all’estradizione di Petrella sia stata un’altra torinese, Carla Bruni: «Non mi importa se sia torinese o milanese - commenta Notaristefano - mi importa che sia italiana. E come italiana penso che avrebbe dovuto avere un atteggiamento più prudente. Poi, naturalmente, ciascuno è libero di avere la sua opinione. In ogni caso non parleremo solo della vicenda Petrella ma del superamento di quella dottrina Mitterrand che consente ancora oggi a una settantina di terroristi condannati in Italia di vivere impuniti in Francia nella presunzione che il nostro paese non sia in grado di punire con rigore e rispetto dei diritti umani chi ha commesso un omicidio».Sull’incontro all’Eliseo interviene anche Olga D´Antona, deputata Pd e vedova di Massimo D’Antona (il giuslavorista ucciso dalle «nuove Br», mentre usciva di casa il 20 maggio del ´99): «Trovo positivo che la Francia ospiti l´associazione delle vittime del terrorismo, visto che finora i media d´oltralpe si sono occupati solo dei terroristi e non delle loro vittime. Negare l´estradizione per motivi umanitari è un’offesa per l´Italia - sostiene la D’Antona - la Francia e Sarkozy non sembrano consapevoli infatti che il terrorismo da noi è ancora un pericolo e continua a uccidere persone innocenti. Il loro atteggiamento accogliente e indulgente rischia di favorire questo pericolo. E poi i governi francesi sembrano indulgenti solo con i terroristi che non colpiscono obiettivi francesi. Resto infine sconcertata - conclude - che il guardasigilli Alfano non abbia ancora espresso una posizione italiana sulla vicenda». All’incontro all'Eliseo non sarà presente l´associazione «Domus civitas»: «Il presidente Sarkozy - afferma il fondatore Bruno Berardi - non vuole incontrarmi pur sapendo che è la nostra associazione delle vittime del terrorismo ad aver organizzato la protesta per il 24 ottobre a Parigi per l’estradizione di Petrella. Noi - aggiunge - saremo comunque presenti il 24 insieme all’onorevole Borghezio e ad altri deputati francesi». Intanto, al presidente francese ha spedito una lettera anche l'Associazione familiari strage di Bologna per esprimere la propria "disapprovazione totale" rispetto alla decisione di impedire l'estradizione di Marina Petrella, brigatista condannata in Italia per più reati. "Questa sua decisione è in contrasto con le sue dichiarazioni di lotta al terrorismo - si legge nella lettera - ed è un appoggio a quel revisionismo che in Italia e anche in Europa tende ad ammantare di innocentismo romantico le truci imprese compiute da quei loschi figuri che cercavano vigliaccamente di ammantare politicamente il loro operato di squallidi assassini". Inoltre il presidente Bolognesi ha ricordato a Sarkozy che "la battaglia contro il terrorismo non è solo un vano esercizio di parole, ma ha la sua concretezza in fatti ed atti formali". E ha concluso: "Signor presidente, questa sua decisione le farà avere il plauso dei terroristi, dei loro sostenitori e dei radical-chic, ma avrà la disapprovazione totale dei familiari delle vittime del terrorismo".

L'Eliseo ha pubblicato un breve comunicato sull'incontro: «Il presidente ha detto alle famiglie presenti che aveva tenuto, per rispetto alla loro sofferenza, a riceverli personalmente e a dar loro le spiegazioni che aspettavano. Ha detto che la decisione presa nel caso di Marina Petrella era una decisione individuale, a carattere umanitario, motivata solamente dalla situazione sanitaria dell'interessata. Il capo dello Stato ha assicurato le famiglie della sua determinazione a proseguire una politica attiva in materia di cooperazione giudiziaria e di lotta contro il terrorismo».

 

                                                       




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