RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
sen* = Novità

LA MINISTRA SCONFESSATA


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Gli effetti della gestione del ministro Cancellieri all’interno sono stati più volte segnalati dalla stampa non allineata e confermati da numerose sentenze che hanno interessato atti del ministero. Sono ben note quelle del Consiglio di Stato che, a più riprese, ha annullato appalti milionari a favore di Telecom stipulati dal dipartimento di PS; anche la Corte dei conti ha avuto modo d’intervenire più volte in proposito, censurando gli atti del dicastero. Hanno fatto notizia inoltre gli scandali che hanno interessato il ministero nel biennio della sua direzione (ultimo della serie quello del prefetto che, eludendo ogni controllo, ha spostato in Svizzera 10 milioni del FEC). Adesso, quasi una nemesi storica, una sentenza del TAR del Lazio ha confermato nell’incarico un dirigente generale del Ministero di Giustizia, quello affidato adesso alle cure della ministra. Costui era stato spedito in pensione a seguito della famigerata circolare n. 2 del 2012 del Dipartimento della Funzione pubblica, che, con interpretazione capziosa e irregolare, aveva disposto che l’innalzamento dell’età pensionabile a 66 anni non valeva per coloro che avevano maturato nel 2011 oltre 42 anni di anzianità contributiva. tarlaz

 La circolare, adesso annullata dal TAR, partorita dal Dipartimento della Funzione pubblica del ministro Patroni Griffi con l’attiva collaborazione di quello dell’interno, aveva indotto anche quest’ultimo dicastero a pensionare nel 2012 una ventina di prefetti sessantacinquenni, alcuni dei quali avevano, qualche giorno prima del pensionamento, ricevuto invece dallo stesso ministero una lettera di conferma per un anno, ai sensi della riforma delle pensioni approvata dal governo. Il binomio Patroni Griffi – Cancellieri è lo stesso che aveva predisposto la riorganizzazione e razionalizzazione delle province; provvedimento in sé corretto, ma che in pratica è risultato inapplicabile anche per l’ottuso accorpamento di province (ad esempio Pisa con Livorno), che denotava un’assoluta ignoranza delle realtà periferiche.

 Contro tali provvedimenti dell’interno alcuni prefetti avevano inviato agli organismi centrali interpelli documentati, rimasti senza esito, nei quali erano esposte le stesse censure accolte adesso dal TAR Lazio. Il TAR, adito da un Direttore Generale che adesso Cancellieri si ritrova in servizio, ha annullato la circolare citata in quanto non ha ritenuto valide le ragioni addotte a fondamento del pensionamento anticipato del ricorrente. I giudici amministrativi hanno ritenuto infatti che il legislatore non potesse limitare temporalmente l’applicabilità della più elevata (66) età pensionabile, una volta che il lavoratore intenda avvalersene.

Quest’orientamento era stato accolto anche dai giudici del lavoro che si sono espressi a favore dell’interpretazione secondo cui, a domanda, i nuovi requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione di vecchiaia debbono essere applicati a coloro che, alla data del 31 dicembre 2011, avevano maturato i requisiti per la pensione di anzianità, ma non quelli per la pensione di vecchiaia.

Il Tar Lazio ha perciò annullato gli atti con i quali il Direttore generale era stato posto in pensione anticipata. Ha annullato anche la circolare n. 2 del 2012 del Dipartimento della funzione pubblica, nella parte in cui si stabilisce che l’amministrazione dovrà collocare a riposo al compimento del 65° anno di età i dipendenti che nell’anno 2011 erano già in possesso della massima anzianità contributiva. La sentenza ha quindi accertato che il ricorrente aveva diritto a permanere in servizio fino al compimento del 66° anno di età. Un diritto negato e vilipeso dalla ex ministra e dal ministero dell’interno.

 Paolo Padoin

 


                          




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