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Politica e amministrazione   

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Palazzo del Viminale - sede del Ministero dell'Interno


IL RAPPORTO TRA POLITICA E  AMMINISTRAZIONE

Le riforme istituzionali hanno interessato l’organizzazione amministrativa centrale e locale, e a tal proposito appare opportuno evidenziare le due opzioni fondamentali, che fanno da sfondo ai vari interventi normativi richiamati e innervano tutto l’impianto: esse sono l’opzione autonomistica e quella tecnocratica. Con la prima viene esaltata l’autonomia politica e amministrativa degli enti locali, in quanto direttamente rappresentativi del popolo; con la seconda si dà risalto alla capacità e preparazione professionale dei funzionari amministrativi con l’acquisizione delle connesse responsabilità di gestione. Questi due valori sono ormai diventati canoni fondamentali del nuovo assetto e che costituiscono - come vedremo - gli assi portanti di questo ordinamento in progressiva evoluzione ormai da circa un ventennio.
    In coerenza con questi temi in quanto strettamente collegato ad essi, un altro argomento da considerare è poi quello concernente la separazione, sancita sempre nella riforma in discorso, tra politica e amministrazione. Si tratta di un profilo problematico che attraversa tutta la storia della nostra amministrazione, sia statale che locale: prima, il ministro, il sindaco, ossia i vertici degli apparati amministrativi, erano al tempo stesso vertici politici e vertici amministrativi; il ministro firmava i provvedimenti più importanti, di maggiore rilevanza politica ed economica, lo stesso faceva il sindaco nel suo comune e, quindi, in ambedue i casi, sullo stesso soggetto ricadeva la responsabilità sia di definire i programmi e gli obiettivi da realizzare, sia di attuarli concretamente.
    In verità, politica e amministrazione sono due concetti che sul piano teorico possono distinguersi: infatti, l’una è la fissazione di un programma, di un obiettivo da realizzare, l’altra è l’attuazione di questo programma, di questo obiettivo. Sul piano pratico, invece, è problematico distinguere i due momenti, perché fra di essi vi è un continuum che rende difficile l’individuazione del punto di separazione. Perciò, nella storia dell’amministrazione italiana, a livello normativo, la distinzione dei due concetti non ha mai avuto una sua formalizzazione fino a quando essa è stata resa attuale da quegli eventi, purtroppo ben noti, connessi al fenomeno conosciuto con il nome di “tangentopoli”, dal quale sono emersi casi molto gravi di corruzione da parte di coloro che rivestivano cariche politiche. Erano, infatti, maturi i tempi per fare un salto di qualità e stabilire normativamente la distinzione fra la politica e l’amministrazione, responsabilizzando in tal modo la dirigenza pubblica in un ruolo tecnico di gestione come attuazione delle scelte assunte dall’organo politico.
    E’ di per sé evidente come questa distinzione sia in piena coerenza, presupponendole, con le due opzioni fondamentali della riforma innanzi evidenziate e che sono appunto quella autonomistica e quella tecnocratica; dal che scaturiscono, poi, con effetto a catena, le altre innovazioni ordinamentali che pure sono state segnalate, relative alla formazione e al controllo interno. E’ evidente che, se il dirigente è ora il responsabile dei risultati della sua gestione, deve essere adeguatamente preparato e formato e, quindi, il suo aggiornamento è una condizione necessaria perché si possano conseguire risultati efficienti. D’altra parte, l’autonoma responsabilità del dirigente impone anche che sia lui stesso a verificare il risultato della sua azione attraverso il servizio di controllo interno.
    La valorizzazione del momento formativo tende a far sì che la dirigenza pubblica sia attrezzata e sappia realizzare bene il proprio compito; fa parte della formazione la conoscenza delle leggi, che devono essere in qualche modo anche “vissute” dallo stesso dirigente, il quale, a sua volta, compartecipa, alla produzione normativa attraverso le sue proposte. E’, quindi, un circolo chiuso che parte e ritorna sempre sulla stessa figura, quella dell’amministrazione, che è diventata autonoma, distinta dalla politica e gestisce in modo ormai responsabile i suoi compiti.
    La conseguita autonomia comporta evidentemente una maggiore responsabilità per gli operatori, i quali debbono essere in grado di conoscere in modo completo la normativa da applicare. Insomma, autonomia e preparazione professionale sono due aspetti strettamente collegati, da cui dipende in buona misura il successo delle riforme legislative innanzi richiamate. Una riforma legislativa, questa, che, come un treno in corsa, introduce a ritmo serrato tante innovazioni e modifiche, da rendere spesso problematico per chi deve applicarle la tempestiva acquisizione, a livello culturale-professionale, dei nuovi principi. Prima di poter applicare una norma, anche recente, occorre accertare se sia ancora in vigore, perché è possibile che essa sia stata modificata; da qui l’attualità e l’imprescindibilità dell’impegno per la dirigenza pubblica di un costante e adeguato aggiornamento professionale. (*)
  

 CLAUDIO MEOLI   - (PREFETTO DI SALERNO) 
 
(*) Estratto da un articolo pubblicato su Amministrazione civile, 2005, n.8/9

 




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