RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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PREFETTI E TERRORISMO

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I prefetti hanno sempre seguito le situazioni dell’eversione, da qualsiasi parte provenisse, e in qualche caso con i loro rapporti hanno anticipato la realtà.

Il prefetto di Milano, Libero Mazza, il 22 dicembre 1970 , quando in quella città si svolgevano manifestazioni quasi quotidiane, inviò al ministro dell'Interno Franco Restivo quattro cartelle dattiloscritte in cui si faceva il punto della situazione: un documento poi divenuto famoso come «rapporto Mazza», nel quale, fra l’altro, si attribuiva agli estremisti di sinistra una schiacciante superiorità numerica rispetto a quelli di destra (un fatto incontestabile) e si prospettava quella teoria degli «opposti estremismi» secondo la quale i pericoli eversivi venivano da due parti, e non solo dalla destra. Mazza fu bollato come «fascista», nonostante il suo insospettabile passato di partigiano, e nei cortei la sua testa («Mazza, ti impiccheremo in piazza») veniva chiesta con frequenza quotidiana.

In realtà il «rapporto Mazza» -divenuto pubblico il 16 aprile 1971 , quando fu riportato dalla stampa milanese, - era un documento tanto ovvio quanto lungimirante. Si sosteneva che la contestazione stava prendendo una brutta piega, e che c'era il rischio di un'insurrezione armata contro lo Stato. Quale sarà, appunto, quella delle Brigate rosse. Alla fine degli anni Settanta, di fronte alla spietata e serrata iniziativa delle Br, Mazza venne rivalutato con tante scuse. Ma intanto, in quella fine del '70 e inizio del '71, non solo veniva osteggiato dalla sinistra, ma i suoi rapporti erano quasi ignorati dal ministro Restivo.

L’allora On. Eugenio Scalfari presentò addirittura un’interrogazione al ministro dell'interno - (3-04646) seduta Camera del 30 aprile 1971 - «per conoscere se sia autentico il testo di un rapporto che sarebbe stato inviato in data 22 dicembre 1970 dal prefetto di Milano Libero Mazza al Ministero dell'interno, nel quale si propone lo scioglimento e la dichiarazione di illegalità del Movimento studentesco che – a giudizio del suddetto funzionario – sarebbe incorso nel reato di associazione sovversiva e paramilitare; per conoscere per quali vie il giornale parafascista La Notte sia venuto in possesso di tale rapporto riservato; per conoscere se il prefetto Mazza abbia mai inviato al Ministero rapporti analoghi contenenti analoghe proposte con riferimento ai movimenti sovversivi fascisti e alle formazioni paramilitari squadristiche che per mesi hanno infestato e tuttora infestano il centro di Milano, a pochi metri dal palazzo della prefettura, come risulta da innumerevoli denunce di associazioni, parlamentari, singoli cittadini e dello stesso sindaco della città».

Scalfari sarà anche uno fra gli 800 firmatari del documento, pubblicato dall’Espresso, contro il Commissario Calabresi. Non credo che sia necessario alcun commento.

Nel lungo rapporto sulla situazione di Milano il prefetto Libero Mazza scriveva: «Altro gruppo di esclusiva cittadinanza milanese è il "Collettivo politico metropolitano". È sorto nel dicembre 1969 per iniziativa di alcuni appartenenti a gruppi della sinistra extraparlamentare, con lo scopo di costituire un organismo di militanti attivi di base, capaci di impegnarsi fuori dei sindacati e dei partiti, in un lavoro politicamente omogeneo all'interno di situazioni sociali e nel più generale tessuto metropolitano, esercitando un'azione dialettica che pretende di contribuire alla crescita politica delle masse, all'autonomia delle specifiche lotte sociali e settoriali ed alla loro trasformazione in lotta sociale generalizzata. Il gruppo conta pochissimi aderenti e nel gennaio 1970 ha pubblicato un opuscolo di propaganda dal titolo "Collettivo". I suoi principali esponenti sono Renato Curcio studente universitario, Corrado Simioni impiegato da Mondadori e Franco Troiano impiegato alla Siemens, rispetto alle organizzazioni politico-sindacali di tipo tradizionale, il movimento ha recentemente annunciato la formazione di nuclei, denominati "Brigate rosse", da inserire nelle fabbriche».

Ma torniamo alle vicende recenti, che si riferiscono all'azione delle cosiddette nuove BR. Le indagini condotte prima a seguito dell'omicidio D'Antona e poi dell'omicidio Biagi, la cattura di Nadia Desdemona Lioce avvenuta in occasione dello scontro a fuoco in cui ha perso la vita l'eroico poliziotto Emanuele Petri, a Castiglion Fiorentino (Ar) hanno riportato alla ribalta la Toscana, come spesso era avvenuto in passato. In questa regione, in seguito a due diverse indagini giudiziarie, sono emersi collegamenti di gruppi ristretti, che operavano a Firenze e soprattutto a Pisa, con la formazione che faceva capo alla Lioce, mentre sono state scoperte altre organizzazioni pisane (le Cellule di Offensiva Rivoluzionaria e il Silvestre), legate ai centri sociali, che potevano fornire attivisti alle frange eversive. Pisa dunque è tornata a far parlare di sé dopo gli eventi degli anni ’70, quando molti figli della borghesia bene giocavano alla rivoluzione, legati a quel gruppo d’intellettuali che, a Pisa (Adriano Sofri) come a Padova (Toni Negri), a Venezia come a Roma, furono i cattivi maestri, la guida e la rovina di tanti giovani.

Proprio mentre erano in pieno svolgimento le indagini sui gruppi pisani, nella città della Torre pendente era in corso un dibattito - alimentato anche dagli interventi favorevoli di alcune fra le più alte Autorità dello Stato e dalla lobby politico intellettuale legata agli ex appartenenti a Lotta Continua - sull’opportunità di concedere la grazia a Adriano Sofri, detenuto nel carcere Don Bosco di Pisa. Ero prefetto di quella città dal giugno 2000, e ricordo che, dopo l’avvento del Governo Berlusconi e gli incidenti del G8 di Genova, si respirava un clima totalmente diverso rispetto a qualche mese prima. Imperversavano le manifestazioni più o meno spontanee di centri sociali, gruppi universitari, collettivi studenteschi e associazioni varie, punk-a-bestia, intellettualoidi impegnati nel sociale, sbandati e vagabondi contro il Governo, contro la guerra in Iraq, contro il Ministro Scajola, contro polizia e carabinieri, in memoria di Carlo Giuliani. La prefettura di Pisa in particolare era spesso “circondata” da questi manifestanti, quale rappresentanza dell’odiato esecutivo, e il povero prefetto era costretto, in queste occasioni, agli “arresti domiciliari”, non potendo materialmente uscire dall’edificio, se non a costo d’interventi delle Forze dell’ordine che non ritenevo ovviamente opportuni.

Oltre a tali manifestazioni più o meno pacifiche, alle quali partecipavano alcune migliaia di persone, per lo più giovani dei centri sociali o simpatizzanti della sinistra estrema, si verificarono nel periodo 2001 – 2003 alcuni attentati, anche incendiari, che fecero emergere fondate preoccupazioni. Fin dal settembre 2001 la Questura incominciò a svolgere alcune verifiche approfondite in merito ai gruppi potenzialmente eversivi che operavano nella provincia. I risultati furono trasmessi al Ministero dell’Interno e all’A.G. pisana, che ha poi approfondito le indagini, tanto che il 7 Luglio 2006 la Corte d’Assise di Pisa ha emesso sentenza di condanna, con pene che variavano da 6 anni a 3 anni e 6 mesi di reclusione, contro sei “compagni e compagne” appartenenti nella maggior parte al centro sociale “Il Silvestre”, accusati di varie azioni rivendicate dalle Cellule di Offensiva Rivoluzionaria (COR), con l’aggravante dell’ "associazione sovversiva con finalità di terrorismo" (art. 270bis c.p.). Per due di questi le condanne sono state confermate anche in appello nel 2007.

Nello stesso periodo anche a Padova il Prefetto Gian Valerio Lombardi aveva promosso un’analisi puntuale dei gruppi eversivi, di destra e sinistra. Questo riferimento sembra casuale, ma è invece importante perché, dopo un breve periodo nel quale sono stato spedito a Campobasso -
dove, in qualità di esperto di protezione civile, mi era stato affidato il difficile compito di gestire la situazione d’emergenza provocata dal terremoto che aveva colpito San Giuliano di Puglia e altri paesi della zona - sono poi approdato a Padova, dove è stato completato un quadro esauriente delle potenziali formazioni eversive.

Grazie alle decisioni di diversi Ministri dell’Interno (prima Bianco e poi Pisanu) ho avuto dunque l’occasione di trovarmi in momenti particolarmente delicati nelle due città che, negli anni di piombo, erano state protagoniste fondamentali di quella stagione e che continuano ad essere punti di riferimento dell’eversione anche nel momento attuale.

Debbo rivolgere un ringraziamento particolare all’allora Capo della Polizia Gianni De Gennaro e al Direttore Centrale della Polizia di prevenzione, Carlo De Stefano che hanno sempre soddisfatto le esigenze di potenziamento del personale di polizia impegnato nelle indagini. Voglio soprattutto sottolineare l’azione eccezionale svolta da magistratura e Forze dell’ordine nelle due città e nelle due regioni, con particolare riferimento ai Procuratori della Repubblica di Pisa e Padova, Enzo Iannelli e Pietro Calogero, ai loro aggiunti Antonio Di Bugno e Dario Curtarello, a Ilda Boccassini, titolare dell’inchiesta “Tramonto” che ha inciso recentemente su un'organizzazione padovana - il C.p.o. Gramigna -, ai Questori Giuseppe Valentini e Eugenio Introcaso, allora a Pisa, Giuseppe Caruso e soprattutto Alessandro Marangoni, a Padova, al bravissimo Dirigente della Digos, Lucio Pifferi.

Anche alcuni uomini politici, che ricoprivano incarichi di responsabilità, sono stati messi a conoscenza della situazione, particolarmente delicata.

Scajola  valutò con grande attenzione la questione, ma si dimise poco tempo dopo da Ministro dell’Interno. Matteoli s’interessò seriamente al problema, soprattutto perché alcuni atti dimostrativi avevano colpito sezioni di A.N.. Il Presidente del Senato Pera si mostrò inizialmente scettico, ma poi, convinto dagli eventi accaduti nel frattempo, fra i quali un atto dimostrativo a una sede di Forza Italia e un attentato alla sede CISL di Pisa, sollecitò personalmente i rinforzi necessari per la questura. Pisanu promosse e seguì con attenzione la verifica realizzata sulla situazione veneta, mentre Amato ha più volte dimostrato la sua soddisfazione per i successi conseguiti
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Vi è stato poi l'intervento di Magistratura e Forze dell'ordine con la citata operazione "tramonto" e il successivo blitz per il recupero dei locali occupati dal C.p.o. Gramigna (v. link eversione e legalità).

Nelle due città, come ho rilevato, vi è stata una reazione inizialmente incredula, ma positiva, e l'opinione pubblica ha grandemente apprezzato il sacrosanto recupero dei locali del Gramigna, che viene proposto come esemplare dal Ministro dell'Interno.



                                           

                           Paolo Padoin




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