RINNOVARE LE ISTITUZIONI  
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I Prefetti  

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Sicurezza, Giustizia e Libertà ispirano l'azione del Prefetto:
medaglia commemorativa per ricordare che la tutela delle Libertà Civili è affidata daduecento anni ai Prefetti


La figura del Prefetto segue gli sviluppi storici dell'Amministrazione pubblica italiana, adeguando di volta in volta il proprio ruolo ai nuovi assetti. La Costituzione del 1948 ha introdotto un modello di Stato basato sul pluralismo autonomistico e il rinnovato assetto delle autonomie, delineato dalla riforma del titolo V della Costituzione, si basa anche sul nuovo principio di leale collaborazione. Lo Stato centralizzato è diventato Stato delle autonomie e, quindi, il nuovo centro non è più la burocrazia ministeriale, ma la periferia, dove pulsano i problemi e dove gli stessi enti rappresentativi delle comunità direttamente li affrontano e tentano di risolverli.

La Legge 28 luglio 1999, n. 266 e il D. Lgsl.vo 19 maggio 2000, n. 139 hanno ridefinito la carriera prefettizia, che è adesso organizzata in tre gradi: vice prefetto aggiunto, vice prefetto e prefetto. Il prefetto è il rappresentante del Governo e dello Stato in periferia e la sua azione si esplica in ambiti molto vari e complessi: l’ambito socio-economico(monitoraggio delle situazioni di disagio e delle problematiche sociali a livello locale; interventi di mediazione per crisi occupazionali e vertenze sindacali; potere di precettazione in caso di sciopero nei servizi essenziali); l’ambito della sicurezza(ordine e sicurezza pubblica; protezione civile; emergenze ambientali); l’ambito istituzionale, quale riferimento in periferia per gli altri uffici statali periferici, le autonomie locali, le altre istituzioni pubbliche e private (pensate ad esempio a tutta l’azione d’informazione e d’organizzazione per l’introduzione dell’euro in Italia e alla preparazione dell’allora temutissimo evento del millennium-bug).

Ai prefetti sono attribuite anche funzioni amministrative che spaziano da una sempre più ampia attività paragiurisdizionale (definizione di ricorsi sulle contravvenzioni depenalizzate) a competenze specifiche in materia di cittadinanza, anagrafe, stato civile, riconoscimento di persone giuridiche, espropriazioni, polizia amministrativa. Agli Uffici Territoriali del Governo è stata infine affidata l’organizzazione degli sportelli unici per tutte le pratiche relative all’immigrazione. Se immaginiamo la pubblica amministrazione locale come un unico organismo complesso, il prefetto ne costituisce il vertice politico-amministrativo, con compiti di coordinamento e d’indirizzo, ed è affiancato, per lo svolgimento di quest’attività, da alcuni dirigenti (il Questore per la sicurezza e ordine pubblico, il Comandante provinciale dei Vigili del fuoco per la sicurezza civile, il Vice prefetto vicario per le attività più propriamente amministrativa)e da alcuni organi collegiali quali il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, il Consiglio territoriale per l’immigrazione, il Comitato provinciale di protezione civile, la Conferenza permanente dei servizi.

Attenendomi allo spirito della nostra attività, che ha un carattere estremamente pratico, indicherò un episodio reale per ciascuna di queste funzioni, eliminando noiosi riferimenti a normative e regolamenti.

L’adesione dell’Italia all’accordo Schengen e la conseguente eliminazione dei controlli alle frontiere intracomunitarie, hanno evidenziato la necessità di un intervento legislativo che semplificasse procedure d’ingresso e d’espulsione, in modo da garantire agli stranieri regolarmente soggiornanti pienezza di diritti in materia civile nell'ambito della disciplina della legge e delle Convenzioni internazionali, assicurando però anche la rapida espulsione di chi viene nel nostro Paese per delinquere. Ebbene, già nel 1991 il centro di Firenze era “occupato” dai cosiddetti vu’ cumpra’ e alcune associazioni di cittadini, in particolare di commercianti, richiedevano un intervento più incisivo delle Forze dell’ordine. Alcuni incidenti, per la verità non gravi, avvenuti fra giovani fiorentini e cittadini extracomunitari innescarono la polemica anche per il rilievo dato all’episodio dal maggior quotidiano cittadino, in polemica soprattutto con Curia e Comune da sempre difensori di politiche d’accoglienza fin troppo ampie. La questione è montata a livello nazionale; lo stesso Capo della Polizia Parisi venne a Firenze per assicurare rinforzi e per organizzare una stretta sorveglianza del centro cittadino: i benpensanti che avevano gridato all’invasore, dopo un primo commento positivo sull’azione del Governo, cominciarono a lamentarsi di una presunta militarizzazione di Firenze, e in prima fila si pose lo stesso giornale che aveva sollevato il caso. L’unico che ci rimise le penne in quell’occasione, senza grandi colpe, fu comunque il Prefetto, dopo poco trasferito a Trieste (e non fu certo una promozione), esempio lampante di quanto sia difficile il nostro mestiere.

Nella lotta alla criminalità, e in particolare alla microcriminalità, il ruolo del prefetto è importante, perché a lui è affidata l’attività di coordinamento provinciale fra le varie forze dell’ordine presenti sul territorio. La tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini è, infatti, una componente essenziale della vivibilità delle città e, più in generale, della crescita sociale e civile delle comunità locali: per questo il tema della sicurezza chiama in causa non solo la responsabilità del Prefetto, ma anche quella dei Sindaci, con funzioni complementari che possono e debbono correlarsi. A questo proposito ricorderò alcuni episodi della mia esperienza padana, da prefetto di Pavia, quando i nove delitti, verificatisi all’inizio del 1999 in meno di un mese a Milano, allarmarono l’opinione pubblica e ancor più coloro che in quelle zone vivevano. Tutti chiedevano maggiore protezione, i sindaci si adoperavano per tranquillizzare i propri “amministrati” anche attraverso l’adozione di sistemi non proprio ortodossi, quali il blocco notturno delle vie d’accesso alla città con l’apposizione di “cancelli padani”, le ronde di volontari e via discorrendo. La decisione di costituire le ronde era così estesa che un giornalista di “Repubblica” venne ad intervistarmi quale prefetto più rondato d’Italia, precisando peraltro che prima d’incontrarmi aveva fatto un giro dei paesini circostanti e tutto gli era sembrato tranquillo. Anche in occasioni di tal genere è necessario non perdere calma e sangue freddo, bisogna evitare di partire lancia in resta minacciando sfracelli contro i reprobi che si costituiscono in “bande armate”, ma far capire entro quali limiti la presenza dei cittadini sul territorio può costituire utile collaborazione con le Forze dell’ordine. Ho cercato di far comprendere come i Sindaci, soprattutto nelle piccole e piccolissime comunità quali quelle lombarde, siano i punti di riferimento naturali per quanto riguarda le popolazioni, e sia necessario appoggiare le loro legittime iniziative orientandole verso le soluzioni più corrette. La maggiore presenza delle Forze dell’ordine, la collaborazione di sindaci e vigili urbani,la sdrammatizzazione di alcuni atteggiamenti, che evitò la contrapposizione fra istituzioni, portarono in quel caso, nell’arco di un mese, alla “normalizzazione” del territorio. Nessuno più parlava di ronde, i cancelli del Sindaco di S. Genesio, pubblicizzati addirittura sul Times di Londra, erano rimasti nella bottega del fabbro, gli abitanti erano tornati nelle loro case senza eccessivi patemi. Analoghe esperienze ho vissuto a Pisa e recentemente a Padova, circostanza che testimonia come l’esigenza di sicurezza sia altamente sentita dalla popolazione e come occorra prestare la massima attenzione alle richieste della gente, naturalmente entro i limiti della ragionevolezza, che talvolta vengono oltrepassati da Comitati di cittadini sorti per la tutela di singoli interessi specifici, “di pianerottolo”, e non di interessi generali della collettività.

Il prefetto interviene in via preventiva e successiva anche in caso di situazioni di pericolo per l’ambiente e in genere di protezione civile. A lui è affidata l’attività di coordinamento delle varie forze, istituzionali e non, che intervengono in fase di soccorso, nei casi di calamità rilevanti.

Il prefetto inoltre non può restare indifferente di fronte ai problemi occupazionali della provincia, ed è perciò legittimato ad assumere le iniziative necessarie, che spaziano dal monitoraggio delle condizioni generali del quadro economico provinciale, alle segnalazioni mirate per specifici settori industriali, alla promozione di strumenti che incentivino lo sviluppo dell’ occupazione. Ricordo con soddisfazione l’attività di mediazione svolta a Pavia per due grandi aziende in sofferenza, la Necchi e la Magneti Marelli. In tali occasioni le istituzioni locali e il prefetto hanno svolto una faticosa, ma produttiva, attività comune riuscendo a salvaguardare i livelli d’occupazione per tre anni. E’ stata apprezzata positivamente l’intesa fra prefetto, sindaco, presidente della provincia e rappresentanti sindacali che si recavano ai Ministeri dell’Industria e del lavoro a Roma per discutere i rimedi più opportuni, dopo aver trattato della questione in sede locale. Questo metodo, che ha dato buoni risultati, è stato utilizzato per la salvaguardia dell’attività e dei posti di lavoro di un’azienda di Volterra, per il caso della Piaggio di Pontedera, del pastificio La Molisana di Campobasso, per alcune aziende padovane (Officine Meccaniche Stanga, Finmek, Sit-La Precisa), e potremmo rinnovarlo per altre aziende in difficoltà. 

Questa è, in linea generale, l'attività che i prefetti svolgono da oltre 200 anni a tutela della collettività. Come ricorda la medaglia commemorativa del nostro bicentenario, sicurezza giustizia e libertà ispirano l'azione dei prefetti, che operano sempre e ovunque con imparzialità, elevata professionalità e altissimo senso dello Stato per tutelare le libertà civili garantite dalla Costituzione e dalle leggi vigenti. (*)

 


Paolo Padoin (Prefetto di Padova)

 

(*) Articolo pubblicato su Nuova Rassegna n. 14/2005, Noccioli Ed. Firenze

 

 

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